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Incontro con Maria Rita Parsi

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I molisani di Roma
incontrano Maria Rita Parsi

ROMA - Illustri testimoni della quotidianità a confronto con temi che interessano direttamente il Molise. E' lo spirito degli incontri promossi dal settore universitario dell'associazione "Forche Caudine" di Roma, il circolo della comunità molisana della Capitale. Dopo l'iniziativa che ha visto protagonista Luciano De Crescenzo prima della scorsa estate, è stata ora la volta della nota psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parsi, tra l'altro originaria dell'Abruzzo, assidua frequentatrice dei salotti televisivi e soprattutto ospite della trasmissione "Porta a Porta". La scrittrice sempre in prima linea sul tema dell'infanzia e inventrice della tecnica della psicoanimazione, s'è sottoposta alle domande dei giovani universitari, in particolare di Roberto Colella, coordinatore degli studenti molisani a Roma.
Il primo tema toccato è stato quello del lavoro minorile, piaga diffusa in tutto il Mezzogiorno, Molise compreso, dove non molto tempo fa un ragazzo di 12 anni, lavorando nelle campagne, è morto cadendo da un mezzo cingolato. E' stato chiesto alla Parsi come mai, alle soglie del 2006, si verifichino ancora questi fenomeni.
"I motivi sono sia storici sia psicologici - ha spiegato la psicoterapeuta - anche perché il Mezzogiorno convive con questo problema da molto tempo. Dispiace se episodi come quello avvenuto nella provincia di Campobasso finiscano nel dimenticatoio così presto senza alimentare dubbi e interrogativi. Così i problemi restano e ci si dà appuntamento al prossimo tragico episodio. Purtroppo manca la giusta cultura. In molte zone si vive ancora nell'arretratezza. Ma soprattutto alla base c'è ancora un'economia familiare che coinvolge nella cultura del lavoro anche il bambino".
E' stato poi toccato il tema delle adozioni internazionali. La Parsi ha illustrato la sua posizione. "Credo che i bambini debbano realizzarsi nei propri paesi d'origine. L'Italia è certamente una nazione disponibile per le adozioni ma una recente indagine ha messo in evidenza discrepanze tra le varie regioni: c'è chi vuole solo femmine, chi vuole bambini di piccola età, chi con gli occhi chiari ecc.. Le famiglie dovrebbero riflettere su un punto: è il bambino che ha bisogno di una famiglia. Andrebbero abbattuti i pregiudizi e soprattutto va eliminata del tutto la tecnica del fai da te. Bisogna rivolgersi sempre a chi, qualificato, si occupa di adozioni".
Un tema d'attualità è quello della vendita di minori. La Parsi lo collega soprattutto alla cultura della colonizzazione, a quello sfruttamento che, nato sulle materie prime, oggi accomuna i bambini allo stesso destino.
Infine una curiosità legata alla depressione: un bambino può essere depresso già nel grembo della madre. E' un fatto biochimico. Un bambino infatti riceve milioni di comunicazioni all'interno del grembo materno. Per cui è soggetto a fenomeno che noi erroneamente riteniamo prerogativa esclusiva degli adulti.

DIDA DELLA FOTO: Maria Rita Parsi con Roberto Colella, coordinatore degli universitari dell'associazione "Forche Caudine"