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Teatro: "Il duce ha sempre ragione"

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di Roberto Colella, Gianni Manusacchio e Stefano Fregni. Regia Gianni Manusacchio.
Con Francesco Vitale. Scenografia: Oliver Montesano. Costumi: Marisa Vecchiarelli. Musiche: Jean Hugues Roland. Elaborazioni grafiche: Emanuele Beltramini. Voce off cartomante: Palma Spina. Registrazione e mix audio: Umberto Zezza e Carlo Santella. Fotografo di scena: Lino Scafa. Macchinista: Denni Mastroiacovo. Allestimento scenografico: Stlatty.
Assistenti alla regia: Ilario Tudino e Angelica Vitarelli.
Lo spettacolo si muove lungo il filo della memoria e intorno all'asse della riflessione. Il Duce ha sempre ragione! vuole approfondire la natura di un personaggio tragico del nostro passato storico ripercorrendo il ventennio fascista dai prodromi iniziali fino alla caduta del regime. Ci troviamo nella soffitta della reminiscenza in cui i ricordi del protagonista diventano eventi collettivi e le emozioni personali si intrecciano in un unicum storico. Il Fascismo visto dal basso attraverso gli occhi di una famiglia, un dittatore analizzato nei minimi termini: paure e follie comprese. Un'epoca densa di angosce morali e spirituali in cui un uomo paranoico e superstizioso, guida di una nazione, impone al suo popolo molteplici, inutili sacrifici. L'uomo della provvidenza, secondo Pio XI, sposa appieno le vergognose leggi razziali del 1938 in un tempo storico sufficientemente lontano ma molto vicino, per violenza e deriva autoritaria, all'Europa di questi ultimi anni. Il tutto cucito da una tagliente ironia che rende questa pièce teatrale una frizzante e ardita messa in scena di un tema molto delicato, quello della follia umana alimentata dal potere che distrugge tutto ciò che osserva. E' un testo che si articola su molti piani: dal riso alla commozione, dalla spensieratezza alla riflessione. L'8 settembre del 1943 sembrava fosse il giorno della Liberazione. Da chi? Subito dopo stragi di civili inermi, in un crescendo di inutile ferocia, gettarono l'Italia in un baratro di morte e disperazione. Questo monologo è contro chi definisce le camere a gas un dettaglio e i morti civili delle guerre lampo contemporanee come spiacevoli effetti collaterali. Bisogna ripartire dal riconoscimento di un fallimento culturale delle generazioni che avevano il dovere di far conoscere la storia ai più giovani per aprire una nuova fase di chiarezza su fatti così disumani e funesti in un momento storico come quello attuale in cui un'ondata di razzismo dilagante sta attraversando l'Europa. Un'onda xenofoba che ha investito diversi paesi come Francia, Olanda, Austria, Ungheria, e addirittura la Germania! In Italia invece un senatore della Repubblica ha tentato di far abrogare "l'obsoleta" XII disposizione transitoria della Costituzione Italiana che vieta la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista. Concludo queste note di regia con la risposta che uno zio fa a suo nipote nel romanzo "Tu, mio" di Erri De Luca ..."cercar risposte dagli altri è come calzarsi al piede una scarpa d'altri, che le risposte uno se le deve dare da sé, su misura." Auguro ad ognuno di trovare la misura della propria scarpa riflettendo profondamente sulla natura degli eventi.
Convenzione associati "Forche Caudine": 10 euro anziché 14 euro.