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Incontro sulle migrazioni tra Roma e il Molise

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Il Molise si conferma territorio dalla buona serenità sociale anche nei confronti degli stranieri. Anzi, potrebbe rappresentare un ottimo laboratorio istituzionalizzato per la prima accoglienza e la formazione degli immigrati, come numerose esperienze dimostrano. E' la proposta concreta emersa nell'incontro sulla realtà migratoria di ieri e di oggi promosso dall'associazione "Forche Caudine" presso la sala della Pace della Provincia di Roma.
Il dibattito ha preso spunto dalla presentazione del libro-inchiesta di Giuliana Bagnoli "Sto in Molise e sto tranquilla. Badanti in terra di emigranti", edito da Cosmo Iannone nell'ambito della collana "Quaderni sulle migrazioni". La ricerca della studiosa offre uno spaccato sia della crescente presenza di operatrici straniere presso famiglie molisane bisognose di cure, sia dei tanti anziani che nella regione vivono in solitudine la loro vecchiaia a causa della permanenza all'estero o in lontane città italiane dei figli e di altri congiunti.
"Ho portato avanti questa inchiesta - ha spiegato l'autrice del libro nel corso dell'incontro - per scoprire l'umanità diversa che è arrivata silenziosamente in tutte le zone del Molise. Anche nei paesi più piccoli non mancano infatti le badanti dell'Est europeo, e non solo, che assistono la popolazione over 65 che ormai rappresenta oltre un terzo dei residenti. Donne polacche, filippine, bulgare e ucraine che spesso vengono trattate dagli anziani come una persona di famiglia, con un senso di accoglienza non istituzionalizzato che parte dal basso".
L'autrice, dopo aver ricordato che questa diaspora al femminile ha avuto inizio a causa del grave indebitamento subito dalle famiglie dell'Est dopo la "selvaggia liberalizzazione" economica della regione, ha rilevato come questo fenomeno migratorio stia causando non pochi problemi nelle terre d'origine, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei figli che rimangono privi della guida materna. La scrittrice ha poi evidenziato come il Molise rappresenti per queste donne straniere anche un'inconsapevole scuola di formazione. Durante la loro permanenza nella regione esse infatti imparano la lingua italiana e le modalità di gestione di una casa moderna. Esperienze che poi cercano di mettere a frutto nelle città del Nord Italia dove vengono offerti salari mediamente doppi (800 euro in Molise, circa 1.600 in Emilia-Romagna). "Io credo - ha concluso la Bagnoli - che sia necessario dare visibilità istituzionale a questa formazione professionale, e chissà che alla luce di ciò anche le italiane non tornino ad occuparsi di assistenza domestica".
Il giornalista Giampiero Castellotti, presidente di "Forche Caudine", ha evidenziato come il lavoro della Bagnoli rappresenti un'indagine unica nel suo genere e apra la strada a riflessioni più ampie, come ad esempio il confronto tra il contesto metropolitano dell'immigrazione e quello meno problematico di aree provinciali e rurali come il Molise dove c'è un ruolo sociale più avvertito. Castellotti ha anche sottolineato l'esigenza di approfondire i fenomeni migratori a tutto tondo, compresi quelli riguardanti la diaspora molisana nel mondo.
Norberto Lombardi, consigliere del Cgie, ha evidenziato come l'emigrazione dei molisani nel mondo abbia rappresentato per il Molise un fenomeno sociale profondo, duraturo e devastante.
"Il libro della Bagnoli - ha aggiunto Lombardi - è interessante perché ci fa capire il fenomeno in sé. Mentre nelle grandi città l'immigrazione si è sviluppata in maniera veloce e anche con situazioni di conflittualità, il Molise, che finora è rimasto appartato, sta velocemente recuperando questi indici di presenze. Si parla di circa ottomila stranieri che sono distribuiti per oltre due terzi in provincia di Campobasso e per un terzo in provincia d'Isernia. Non grandi numeri, anche se aggiornati al 2008, che evidenziano però come la percentuale degli immigrati sia in pochi anni aumentata nella regione del 16%, con un'incidenza attuale sulla popolazione locale intorno al 3%. Una crescita di presenze che si pone in essere proprio quando ritornano nella regione preoccupanti situazioni di spopolamento. Fenomeni, questi ultimi, che si erano già evidenziati nel secondo dopoguerra quando la forte diaspora verso l'estero provocò una perdita secca ed irreversibile di popolazione". Uno spopolamento che oggi, secondo il consigliere del Cgie, continua, con la partenza dal Molise di tanti giovani dotati di valenze professionali, ponendo nella regione drammatiche questioni demografiche. Problemi cui la presenza degli immigrati potrebbe sopperire, anche in considerazione del fatto che ormai in Molise alcuni lavori, come quello della raccolta stagionale e dell'allevamento di animali, non sono presi in considerazione dalla popolazione locale e vengono portati avanti da specifiche comunità immigrate.
"Nella regione - ha affermato Lombardi - è in atto una transizione che ci permette di riunificare a livello culturale tutti i fenomeni che si sono verificati in Molise nel corso del tempo. Nelle scuole del Molise vi sono i figli degli stranieri che insieme ai loro genitori devono confrontarsi con i molisani; ma all'estero, anche a causa della globalizzazione, le seconde terze e quarte generazioni di connazionali che non sono nate in Italia, vogliono riscoprire la propria identità e conoscere il paese d'origine. Vi sono dunque le condizioni, in presenza di un lavoro serio da parte delle istituzioni e degli operatori culturali a diverso livello, per attivare un grande laboratorio a molte voci, con continui rimbalzi fra il Molise e l'estero, in modo da far capire che poi alla fine l'identità non è fissa o immutabile, ma rappresenta il senso della vita e delle relazioni sociali che ognuno assume sulla base della propria esperienza".
Preziosa la testimonianza di Marcelo Carrara, presidente del Consiglio dei giovani molisani nel mondo, il quale ha evidenziato l'importante ruolo svolto negli anni a Mar del Plata e nelle altre città argentine dall'associazionismo molisano che per decenni ha lavorato per mantenere saldi i contatti con la regione d'origine. Sforzi che hanno favorito l'insegnamento della lingua italiana, la realizzazione di gruppi di recitazioni in dialetto molisano e la creazione di uno specifico programma radiofonico dal titolo "Senti Molise".
Numerose altre testimonianze di livello hanno animato il dibattito. Sono intervenuti operatori culturali di origine molisana che vivono la complessa realtà romana, delineandone i tratti. Ha parlato Nicoletta Pietravalle, già sovrintendente molisana, che ha lodato l'iniziativa di indagare su fenomeni vecchi e nuovi per la regione. Alberto Sera, presidente dell'Uim, Unione italiani nel mondo, ha concluso dicendo che si deve smettere di considerare l'immigrazione, fenomeno ormai radicato sul nostro territorio, come una semplice emergenza. Sera ha poi invitato il governo ad investire sulla formazione linguistica degli immigrati, al fine di garantire loro adeguate opportunità di riqualificazioni professionale, e a gestire la presenza delle comunità straniere con la dovuta tranquillità.