Servono gli scontri al liceo “Kant” per parlare di scuola?

Davvero servono i tafferugli con la polizia, testimoniati da un video diventato virale, perché gli organi d’informazione e la politica s’interessassero finalmente dell’insofferenza che regna nella scuola forzatamente riaperta in queste condizioni?

Una situazione ridotta alla sterile polemica tra Dad e Non-Dad o alla “variegata” lettura degli scarsi numeri sui contagi nelle aule, mentre il rientro a scuola conferma non solo problemi atavici, ma soprattutto gravi errori negli interventi, ad iniziare dalle centinaia di milioni spesi per i nuovi banchetti (alcuni consegnati a dicembre, ad istituti chiusi), che spesso hanno affiancato e non sostituito quelli tradizionali, o la condizione del trasporto pubblico. Differenziare l’entrata in termini di orario, in molti casi, sta scatenando proteste per l’accentuarsi delle difficoltà, soprattutto per le ore di “buco” per i docenti.

I ragazzi del liceo classico “Immanuel Kant” in piazza Francesco Zambeccari, a Roma (zona Torpignattara), da giorni sono in agitazione, così come tanti studenti in altri istituti. Nel diffuso silenzio da parte dei principali media, ormai smaccatamente filogovernativi. Anziché sentire le loro ragioni, c’è una diffusa tendenza alla “normalizzazione” che rischia di esasperare gli animi. Nel liceo romano, raccontano le cronache, alcuni studenti hanno occupato l’edificio nonostante l’intervento della polizia in borghese. Secondo Andrea Spinucci, rappresentante d’istituto, “un nostro compagno di 18 anni è stato circondato e picchiato dai poliziotti”. Secondo la polizia, il 18enne avrebbe tentato di chiudere il cancello della scuola con una catena metallica.

Sin dalla data di rientro, il 18 gennaio, i ragazzi stanno protestando con sit-in fuori dalla scuola contro il piano per la ripresa “in presenza”, lamentando troppi problemi, dai trasporti ai nuovi orari fino alla rete informatica.

Ma in tutte le scuole c’è insofferenza e si sovrappongono – fino a fondersi – le due opposte visioni: da una parte c’è chi vuole rientrare in presenza, ma in condizioni di sicurezza, e dall’altra chi invece vorrebbe continuare con la didattica a distanza, talvolta pur non ritenendola una scelta ottimale, ma che in periodi di emergenza appare l’unica alternativa all’insicurezza.

È chiara la politica “normalizzatrice” del “facciamo finta che tutto va ben” da parte delle istituzioni. Riaperte le scuole, la coscienza è a posto. Ma tutto ricade su docenti preoccupati, studenti insofferenti, genitori inquieti per il pericolo dei contagi portati in famiglia dai figli, loro malgrado. Inoltre niente è stato fatto per sottrarre alle multinazionali il business della Dad: la didattica a distanza potrebbe rappresentare un’opportunità per giovani start-up, ad esempio legate al mondo universitario.

Tutto ciò sta destabilizzando il mondo della scuola superiore e sta avendo conseguenze sulla didattica, fino all’esame di maturità che dovrebbe ridursi, come lo scorso anno, ad una semplice “chiacchierata”.

“La situazione relativa ai mezzi non è, in senso pragmatico, migliorata poiché le migliorie attuate rispetto ai luoghi in cui sono situate le scuole romane sono davvero esigue – avevano scritto i ragazzi del “Kant” in una lettera pubblica – e parlando più precisamente del Liceo Immanuel Kant gli studenti e le studentesse non hanno trovato alcun tipo di agevolazione nello spostamento casa-scuola. Le entrate così scaglionate e le uscite conseguentemente posticipate, in concomitanza con il carico di lavoro che studenti e studentesse devono affrontare, richiedono che ci sia una riformulazione della didattica per la quale, dovendo trattenersi in orario pomeridiano, il lavoro dovrà essere rimodulato. Troviamo il dover pranzare all’interno dell’edificio scolastico a lungo termine una scelta problematica sia per la salute che per la situazione economica delle singole famiglie”. Infine citano Eraclito “Non c’è nulla di immutabile tranne l’esigenza di cambiare”. La firma da parte dei rappresentanti d’istituto: Zoe Paolucci, Valeria Rea, Emiliano Rosi e Andrea Spinucci.

La senatrice De Petris (Leu) ha annunciato di voler presentare un’interrogazione sull’accaduto. Leone Barilli, segretario di Radicali Roma: “Forze dell’ordine, dirigenti scolastici e istituzioni locali non sono riusciti a intraprendere un dialogo costruttivo con gli studenti che da ormai una settimana erano in agitazione”. Secondo Barilli “l’assenza di infrastrutture digitali idonee, la mancanza di un trasporto pubblico efficace che contempli il rispetto delle misure di distanziamento sociale, gli ingressi differenziati per orario e gruppi sono elementi che hanno esasperato una situazione già molto critica di per sé”.

Il Pd cerca di buttare acqua sul fuoco. Eleonora Mattia (Pd), presidente della Commissione scuola e politiche giovanili in Consiglio regionale del Lazio, rivendica “il lavoro di tutte le istituzioni e i corpi intermedi per garantire il rientro in sicurezza di tutta la comunità scolastica”.

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