Stare nell’agorà

Nell’aprile 2021 in un articolo titolato “Costruire un’alternativa politica nel Molise” ho cercato di pormi due obiettivi: delineare schematicamente il quadro demografico, culturale, economico, sociale e politico della regione Molise nel degrado che sta vivendo e riflettere su alcune modalità operative da porre in essere nel tentativo di ridare un orizzonte di speranza a quanti come me non si rassegnano ad accettare una condizione esistenziale priva ormai di alcuni diritti fondamentali.

Manchiamo di opportunità indispensabili per un lavoro dignitoso, una sanità qualitativamente in grado di assicurare una salute piena, strutture ed una rete culturale capaci di promuovere competenze elevate, spirito critico e creatività, un sistema di trasporti e comunicazioni in grado di relazionarci con efficienza e velocità.

Non riusciamo neppure in maniera decente a difendere e promuovere un territorio ed un ambiente sempre più inquinati, devastati o abbandonati a sé stessi.

Se per caso i nostri parlamentari e i consiglieri regionali non se ne fossero accorti, lo Stato ci sta negando taluni servizi fondamentali e nessuno di quelli che dovrebbero rappresentare le nostre istanze si erge a difesa dei cittadini.

Con le dovute eccezioni, che pure esistono in questa nostra regione, i molisani appaiono una popolazione che si accontenta perfino della precarietà di vita, ma manca di spirito d’iniziativa, volontà rivendicativa, progettualità e capacità imprenditoriale.

Se ne volete la prova, la trovate nella scarsa partecipazione alle azioni di lotta per i diritti e in quelle forme di risparmio fine a sé stesso in depositi postali o bancari ormai inconcepibili, visti i tassi d’interesse, e che sono utili solo agli istituti di credito.

Storicamente in Molise in quasi tutti i settori economici e soprattutto in progetti rilevanti si è sempre pensato ad investitori esterni piuttosto che potenziare l’iniziativa imprenditoriale autoctona sul piano individuale o in cooperazione.

In questi cinquantanove anni dal raggiungimento dell’autonomia regionale le classi dirigenti non sono state in grado di promuovere un qualche sviluppo pure avviato negli anni ’70; anzi hanno portato il territorio, soprattutto nelle aree interne, ad una desertificazione sul piano demografico, culturale, economico e sociale al punto che in regione siamo tornati pesantemente al fenomeno dell’emigrazione che tocca ovviamente in particolare le fasce giovanili.

Per continuare ad esistere abbiamo bisogno di uscire dalle logiche del posto, magari cercato nelle raccomandazioni, dalla mentalità di questuanti di briciole presso chi le promette in modo ingannevole all’infinito con il sistema del voto di scambio e dalla convinzione del “tirare a campare” per maturare la responsabilità di un impegno individuale e collettivo capace di garantire i diritti sostanziali che, come ha sempre rimarcato Gino Strada, esistono solo se sono assicurati a tutti.

Con il mio intervento dell’aprile dello scorso anno ho provato anche ad indicare in maniera alquanto articolata le strade da percorrere per costruire appunto un’alternativa politica in Molise che parta da iniziative di persone oneste, competenti, responsabili e disinteressate in grado tuttavia di agire impegnando la popolazione attraverso forme assai diffuse di quella partecipazione democratica che in questa regione è stata pressoché un’illustre sconosciuta.

Le notizie circolanti dicono che le lobbies economiche e politiche come i peones del trasformismo finalizzato al potere ed alla lotteria di un posto strapagato nelle istituzioni già sono in movimento.

Alcuni operano ancora in maniera sotterranea; altri al contrario convocano già convegni e riunioni di lavoro.

Circolano anche sondaggi su possibili candidati alla presidenza della Giunta regionale che francamente sembrano del tutto estemporanei e privi di ogni attendibilità.

Poiché continuano a circolare ancora nomi di cariatidi che rappresentano solo un passato da dimenticare e nulla sono state in grado di esprimere sul piano politico, credo abbiamo tutti il dovere di renderci disponibili per ciò che è nelle nostre capacità ad un rinnovamento della classe dirigente che dev’essere cercata già nelle candidature in maniera democratica tra persone intelligenti e preparate in grado di lavorare soprattutto a livello progettuale ed operativo.

I problemi legati al futuro politico della regione non riguardano le alleanze di “campo largo” o le maggioranze “Ursula”, ma una svolta che sia capace di ridare credibilità alla politica e di riportare al voto gli aventi diritto visto che nel 2018 l’affluenza è stata solo del 52,17 %.

Nulla cambierà se non sapremo liberare il Molise da lobbies economiche lontanissime da ogni idea di economia sociale e che pretendono ancora di finanziarsi con fondi dello Stato sottratti alle strutture pubbliche.

Occorrerà poi con decisione eliminare tutte le fonti di corruzione, di conflitto d’interesse, di voto di scambio, di familismo e di trasformismo perché non credo possa essere accettabile la persistenza di un sistema clientelare che gestisce non solo ogni forma di potere ma perfino i criteri di attribuzione di posti di lavoro nel settore pubblico e privato.

Far nascere un team allargato di persone capaci di disegnare per via popolare le candidature e di stare poi vicino agli eletti con un lavoro di squadra per tutto il mandato rendendo la rappresentanza mediata sistematicamente con la base anche attraverso una verifica di metà mandato dovrebbe essere la via più appropriata per un’azione politica innovativa, funzionale ed efficace.

Vorrei fosse chiaro che quanto mi spinge a gettare questi sassi nello stagno per muovere l’acqua è unicamente nell’amore per una terra dove sono nato, ho scelto di continuare a vivere e nella quale ho sognato che potessero continuare a stare anche i miei familiari che nel passato ma anche nel presente hanno dovuto scegliere di lasciare la loro terra di origine non so se per necessità, scelta o fortuna.

Siamo ad un anno dalle elezioni regionali.

È già tardi.

Occorre allora che al più presto le persone libere, oneste, disinteressate e pulite muovano le fila di un lavoro di relazioni sistematiche per disegnare finalmente un modo nuovo di fare politica.

Inutile ribadire che le delusioni avute in questi anni da partiti, movimenti, comitati ed associazioni sono state grandi.

Bisogna costruire dunque un fronte comune di base definendo ovviamente criteri metodologici, principi ispiratori, finalità ed obiettivi da sottoscrivere e portare avanti.

Per fortuna l’allentamento della pandemia consente di uscire da collegamenti on line e dalle piazze virtuali per tornare ad incontrarsi in presenza e a stare nell’agorà che è l’unico luogo dove può abitare una democrazia reale.

Confrontandosi in maniera larga, aperta e costruttiva forse si troverà finalmente la strada per cambiare passo liberandosi da un passato ingombrante e cercando finalmente di creare culturalmente in tutti noi la capacità di lottare concretamente per i diritti e di programmare in autonomia e con intelligenza il nostro futuro.

In questo impegno da tenere dev’essere infine chiaro che il tempo non è una variabile indipendente; quindi non possiamo permetterci che la coscienza di un popolo resti a lungo assuefatta all’esistente.

(Umberto Berardo)

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