Sulla scuola il Pd romano si gioca un pezzo di futuro

Con la pasticciata riforma scolastica, Renzi premier si giocò un rilevante pacchetto di voti dei docenti, tradizionalmente in massima parte orientati a sinistra. Ora la questione della riapertura delle scuole rischia di tramutarsi nell’ennesimo bagno di sangue per il Pd.

Va detto che il tema, già a settembre, è stato divisivo. Un certo entusiasmo ha accompagnato il suono della prima campanella dopo l’esperienza non esaltante della Dad nella precedente primavera. Ma a settembre la situazione dei contagi era più o meno sotto controllo, con appena un migliaio di nuovi casi al giorni ed una decina di decessi ogni 24 ore. Però, come spiegano sempre più ricerche (l’ultima del matematico Giovanni Sebastiani), quell’apertura ha inciso notevolmente sulla repentina crescita dei contagi da inizio ottobre.

Ora il contesto è radicalmente cambiato. In peggio. Quei numeri di partenza della situazione sanitaria a fine estate vanno moltiplicati almeno per quindici, tra l’altro con un trend attualmente in salita per numero di contagi, ricoveri e terapie intensive. Cioè una media, oggi, di quindicimila casi quotidiani rispetto al migliaio di settembre e soprattutto di 500 decessi rispetto alla decina d’inizio scuola.

La stagione invernale, rispetto a settembre, apporta poi l’impossibilità di areare i locali e comporta la convivenza con i malesseri di stagione.

Non a caso molti Paesi europei, che solo nei mesi scorsi hanno fatto di tutto per assicurare scuole in presenza, oggi le tengono chiuse.

Ma gli elementi che più di ogni altra cosa hanno alimentato il fronte pro-Dad anche tra i docenti – tra l’altro con una didattica a distanza notevolmente migliorata – sono i provvedimenti adottati per ripartire “in sicurezza”, ritornello quanto mai ipocrita a fronte comunque dell’aggregazione di migliaia di persone in ogni istituto, nonché di almeno 30 milioni di contatti quotidiani determinati dalla scuola, tra studenti, professori, personale scolastico, genitori e altri familiari.

In particolare viene contestata, specie nelle grandi città, la turnazione degli orari, che determina l’allungamento del tempo di presenza nelle scuole per i professori, con più “buchi” tra un’ora di lezione e un’altra, ma anche problemi per il tempo dedicato ai compiti e alla loro correzione, nonché per l’eventuale sovrapposizione con attività extrascolastiche (si pensi al supporto psicologico e didattico per i ragazzi dislessici nel pomeriggio o ai corsi di lingue, in genere collocati intorno alle ore 15).

Alcune Regioni governate dal centrodestra hanno saputo leggere questo “orientamento” pro-Dad da parte di docenti, famiglie e studenti. Non a caso Veneto e Friuli-Venezia Giulia hanno subito fatto slittare la data del rientro al 1 febbraio, trovando poi la compagnia di Marche e Calabria (ma anche il Molise ha fatto slittare il rientro di qualche giorno).

Zingaretti che fa? A Roma si moltiplicano le “lettere aperte” pro-Dad da parte dei docenti di numeri istituti scolastici. La prima è stata quella del liceo “Tasso”, a cui hanno fatto seguito il “Dante” e il liceo “Aristofane”. Molti chiedono la Dad fino alla fine dell’emergenza, anche perché riaprire le scuole oggi significherebbe chiuderle dopo qualche giorno e inficiare anche la campagna vaccinale. Eppoi, detto brutalmente, la scuola può essere costituita solo dalla ministra Azzolina con il suo totem ideologico?

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