Sull’emergenza sanitaria in Molise

Da anni lavoro in Lucania e rientrando periodicamente nel mio Molise, ho l’opportunità di confrontare i dati sull’emergenza Covid tra le due regioni meridionali in zona rossa.

In Basilicata non mancano i problemi ma il sistema sanitario regge nonostante l’affanno derivante dai tagli ai finanziamenti del servizio sanitario nazionale che hanno compromesso ovunque la rete della medicina territoriale e le attività di prevenzione.

In Molise la sanità è collassata. Commissariata dallo Stato dal 2009 non ha retto l’urto della pandemia, non è in grado di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e non offre più alcuna certezza per le urgenze-emergenze e per le patologie tempo-dipendenti. Con la metà degli abitanti il Molise ha pressoché lo stesso numero di vittime Covid della Lucania, con un impressionante numero di pazienti che muoiono prima nelle aree grigie o negli improvvisati reparti di malattie infettive. I posti di terapia intensiva sono insufficienti tanto è vero che 12 malati grazie all’Aeronautica Militare sono stati trasportati d’urgenza in vari ospedali italiani. I pochi medici dell’Esercito arrivati a Campobasso o l’encomiabile aiuto sui tracciamenti degli operatori sanitari dell’Arma dei Carabinieri si inseriscono in un quadro organizzativo caotico dominato da incertezze, confusione, assenza di riferimenti e difficoltà verbalizzate dagli Ispettori inviati dal Ministero della Salute e che sono agli atti.

L’unica soluzione praticabile in termini giuridico-amministrativi è l’estensione al Molise del Decreto Legge n.150 del 4.11.2020 adottato per la Calabria in modo tale che al più presto si ripristini un quadro di chiarezza sulla governance e sulle responsabilità di organizzazione, comando e gestione. Insieme a tante voci, che nel tempo hanno cercato di rappresentare a Roma il dramma della situazione molisana, anche questa associazione ha inoltrato fin dal 6 marzo 2020 alle preposte Autorità Nazionali e Regionali, ed in primis alla Prefettura di Campobasso le allegate note, istanze e diffide, tese a individuare delle soluzioni.

Sicuramente la Prefettura di Campobasso, quale Ufficio del Governo sul territorio, in una Regione sottoposta a commissariamento da parte dello Stato da 13 anni, avrà rappresentato costantemente e con la massima tempestività ed efficacia, i rischi connessi con la confusione normativa che hanno visto accentuarsi nefaste contrapposizioni tra il Presidente della Regione ed il Commissario ad Acta in sede di Unità di Crisi ex-legge n.1/2018, ma stante l’accentuarsi dell’emergenza sanitaria non è più sostenibile, nemmeno sul piano etico, il permanere del contrasto istituzionale tra Stato e Regione.

Michele Petraroia

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