Tasso di disoccupazione, perché gli inattivi sono fuori dal conteggio?

Un vero e proprio paradosso di nasconde nei dati diffusi dall’Istat sulla disoccupazione. L’Italia, con il 6,3 per cento, avrebbe la stessa percentuale di disoccupati della Germania. Ovviamente l’affiancamento con la locomotiva tedesca, per quanto con anch’essa con i suoi problemi, è frutto appunto di un grande paradosso nel sistema statistico di classificazione di coloro che sono senza lavoro. In sostanza vengono conteggiati nel tasso di disoccupazione solo coloro che sono attivamente alla ricerca di un’occupazione, lasciando fuori i cosiddetti “inattivi”, cioè coloro che hanno rinunciato a cercarlo.

Comunque sia, l’Istat attesta ad aprile un tasso di disoccupazione italiano addirittura al 6,3 per cento, cioè un punto e sette in meno dall’8 per cento di marzo. In termini assoluti è il valore più basso da novembre 2007, cioè alla vigilia della grande recessione. I disoccupati “classificati” sarebbero un milione e 543 mila.

Grazie a questo paradosso, in soli due mesi il tasso di disoccupazione è diminuito di quasi tre punti percentuali e quello di inattività è aumentato in misura analoga.

L’attuale percentuale del 6,3, che a prima vista potrebbe sembrare positiva, in realtà nasconde appunto l’altro dato, che per ragioni statistiche è scorporato: quello di coloro che un lavoro non lo cercano proprio. In particolare i cosiddetti “Neet”, che oltre a non cercare occupazione, nemmeno studiano o si formano. Un totale di ben 484mila persone in più ad aprile rispetto a marzo.

Di conseguenza è crollata anche la disoccupazione giovanile, addirittura al 20,3 per cento rispetto al 26,5 del mese precedente.

Il dato italiano è in controtendenza, ma solo apparente, rispetto a quello della zona euro, che secondo l’Eurostat avrebbe toccato il 7,3 per cento in aprile rispetto al 7,1 per cento a marzo. Nell’intera Unione europea è al 6,6 rispetto al 6,4 del mese precedente. La stima è di 14,079 milioni di disoccupati (più 397 mila), di cui 11,919 milioni nella zona euro (più 211 mila).

Emblematico il dato tedesco del tasso di disoccupazione, che avrebbe raggiunto appunto il 6,3 per cento a maggio (dato “aggiustato”) rispetto al 5,8 di aprile, con altri 170 mila disoccupati in più, per un totale di 2,8 milioni di disoccupati. Occorre però considerare che in Germania ci sono 10,7 milioni di lavoratori in “kurzarbeit”, cioè a tempo parziale grazie ai sussidi dello Stato, di cui 7,3 milioni aggiunti solo a maggio, il numero più alto della storia tedesca (nel maggio 2009 erano solo 1,5 milioni).

Per avere la controprova di quanto sia “bugiardo” il dato italiano, è sufficiente soffermarsi sul fatto che ad aprile l’occupazione italiana ha registrato una diminuzione di quasi 300 mila unità, che ha portato nei due mesi di marzo e aprile a un calo complessivo di 400 mila occupati e di un punto percentuale nel tasso di occupazione.

I timori maggiori, in Italia, sono concentrati per quando finirà la cassa integrazione in deroga, introdotta dal governo solo per nove settimane.

(G.C.)

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