Toma e spaghetti (a Detroit)

Non sparate sulla Croce rossa (nonostante la scenografia sia da sala d’aspetto di nosocomio). E’ troppo facile ironizzare sul presidente della Regione Molise che prova ad omaggiare Fred Bongusto con una propria assai discutibile performance, armato di chitarra e soprattutto di un bel po’ di narcisismo, prontamente ridimensionato dall’esito: appena 135 visualizzazioni per il filmato di TeleMolise su Youtube. In confronto “Io sono Giorgia” della Meloni è un Frank Sinatra rispetto a Sandro Giacobbe.

L’esecuzione tomina di “Spaghetti a Detroit” di Bongusto – usando un eufemismo – è commovente. A tratti struggente. Soprattutto provandola ad inquadrare come l’ennesimo tentativo di un amministratore locale di umanizzare il suo ruolo, di provare a rendersi simpatico, di farsi percepire come “popolo”: peccato che i suoi indici di gradimento dimostrino esattamente il contrario. Bongusto o non Bongusto. Forse l’atmosfera a stelle e strisce respirata di recente a Washington ha stilettato nel governatore ambizioni da Apollo Theatre di New York.

In fondo i tentativi dei politici della seconda repubblica di apparire un po’ gradassi e un po’ guasconi anche attraverso corde vocali, note e microfono non rappresentano una novità. Da Maurizio Gasparri ad Ignazio La Russa, da Andrea Romano a Cesare Damiano, le esibizioni di onorevoli, senatori ed ex ministri restano più nelle teche che non nell’immaginario collettivo. Anche Matteo Renzi non s’è sottratto. E il sannita Clemente Mastella si è misurato addirittura con Celentano, con risultato prevedibile. Silvio Berlusconi perlomeno lo ha sempre fatto e, alle prime armi, c’ha campato su navi piene di turisti.

Ben altri personaggi hanno rafforzato il proprio populismo anche attraverso le esibizioni canore. L’elenco dei dittatori africani è infinito. Ma anche in America, Chávez ha inciso un disco di canzoni folk venezuelane. Putin non è stato da meno, esibendosi anche accompagnandosi con il piano. E Raúl Castro ha cantato in cinese.

Ma davvero il popolo – specie quello acculturato – sente il bisogno di queste ostentazioni di gorgheggi da bar di Caracas?

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