Transumanza, bene il riconoscimento, ma la sfida inizia ora

La transumanza, nel suo complesso (cioè dalle Alpi agli Appennini fino alla Sardegna, ma anche in Spagna, in Grecia, in Austria) fa ora parte della lista del patrimonio intangibile dell’umanità. E’ un bel risultato, che vede sul fronte molisano l’ottimo lavoro della famiglia Colantuono di Frosolone (Isernia) e di Nicola Di Niro, direttore dell’Agenzia Asvir Moligal.

I Colantuono, si sa, rappresentano l’emblema stesso della nostra transumanza. Quando morì l’anziano Felice, a Roma l’associazione “Forche Caudine” insieme a Pierluigi Giorgio, nel locale del nipote Felice jr, diede vita ad un suggestivo ricordo con i racconti e le immagini di quell’avventura.

Poi Carmelina ha avuto “il coraggio” di proseguire con la tradizione, affrontando ogni anno a piedi – tra mille difficoltà in una civiltà che ormai ha voltato pagina (nel bene e nel male) – il lungo viaggio con 300 bovini. Una transumanza che è anche uno spot per il Molise, con servizi giornalistici anche sul piano internazionale, spesso grazie a persone d’origine molisana sparse in Italia e nel mondo.

Ora, grazie all’Unesco, c’è uno strumento più forte per valorizzare – soprattutto su un piano turistico – proprio quel Molise che soffre di più, l’entroterra. Certo, di transumanze in Italia (e non solo) ce ne sono tante. Ed anche in questa fase di informazioni legate al riconoscimento dell’Unesco, altre aree del Paese hanno saputo imporsi meglio nei servizi apparsi sui giornali. Insomma, i tratturi molisani sono attesi al varco: occorre sapersi organizzare per valorizzarli e deve farlo soprattutto l’istituzione regionale (a cui spetta la delega turistica), la stessa che finora, però, non ha prodotto significativi risultati sul fronte turistico. Unica consolazione: essendo gli ultimi in Europa per flussi (dati Unesco), non si può far certo peggio, per cui i prossimi dati vedranno certamente un segno più.

Per sostenere la ripresa ci sono importanti aiuti all’orizzonte. Il Cis Molise, lo strumento che ha calamitato il premier Conte in Molise per la firma, destina la maggior parte degli ingenti fondi proprio alla valorizzazione dei tratturi. Il decreto legge cosiddetto “Clima” destina altri fondi per i beni naturalistici. La Regione dispone di altre risorse, con l’augurio che non serviranno ad accontentare un po’ tutti con i bandi a pioggia, ma saranno convogliate in modo intelligente verso un’unica priorità.

Resta un solo dubbio: basteranno i tratturi, da soli, a rilanciare il Molise, considerato pure che sono una risorsa che dividiamo praticamente con mezza Italia e con altri Paesi europei? E davvero in quest’epoca di edonismo il tratturo, ormai privo di una rilevante economia pastorale, potrà polarizzare flussi turistici? Ecco perché la sfida sarà complessa. Occorreranno davvero mille Carmeline Colantuono per vincerla.

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