Un professore analizza la discesa negli inferi del Molise

Da comune cittadino molisano assisto alla graduale discesa agli inferi della mia regione governata da una classe dirigente che non si sta dimostrando all’altezza della situazione emergenziale.

La condizione disastrosa della sanità molisana ha radici lontane, nelle scelte scellerate compiute nei decenni passati. Con il conferimento della gestione sanitaria alle realtà regionali, il balzo in avanti sull’orlo del precipizio è stato poi definitivamente compiuto.

Sinceramente non ho mai ben compreso il motivo per cui una regione con la popolazione di un quartiere di Roma debba soffrire un disastro sanitario del genere.

Non riesco davvero a capire come sia possibile il fatto che una classe dirigente ben remunerata e collocata non sia stata in grado di lavorare in questi mesi per fornire ai molisani un diritto fondamentale: la salute.

L’alto numero di morti per una regione così poco popolosa è un vero e proprio pugno al cuore. Si tratta soprattutto di persone che dopo una vita di lavoro e di sacrifici pensavano di godersi la pensione nella terra che amavano. Dietro quei decessi non crollano solo le famiglie, ma anche il senso di fiducia nelle istituzioni, nello stato di diritto e nello stato sociale. Dietro quei decessi monta una rabbia nichilistica in grado mettere in discussione l’essenza stessa dello Stato concepito come depositario del bene pubblico. Trovarsi poi nella condizione in cui non si è più in grado oggettivamente di fornire un’assistenza sanitaria adeguata non solo ai malati covid, ma anche al resto, significa palesare un collasso devastante per la mente umana, la quale perde un riferimento civile che rappresenta il fondamento stesso della vita.

Ovviamente, la malattia da affrontare è terribile. La sfida che si sta affrontando è unica da un punto di vista storico. Ma ciò non giustifica, alla luce della scienza, del progresso e della tecnica attuali una tale impreparazione delle strutture, dei servizi e della quantità del personale. Di fronte ad uno scenario in cui non resta che rassegnarsi mestamente allo sviluppo nefasto degli eventi, mi pare opportuno ridiscutere le basi che dovrebbero garantire la tutela del bene comune. Questa regione, nata da una scissione politica fondata sulla spartizione di interessi ben precisi, se vuole recuperare un reale senso amministrativo deve sviluppare tutto quello che è stato depotenziato, umiliato e svilito negli ultimi sessant’anni. L’umiliazione della salute dei cittadini è l’ultimo schiaffo fragoroso sulla faccia di chi potrebbe essere orgoglioso di un gioiello di territorio, ma per il dolore è destinato a piagnucolare in una periferia lamentosa.

Patrizio Perazzelli, insegnante di Storia e Filosofia (da “Primonumero)

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