Una manovra economica debole e incerta

Il cosiddetto governo giallo-rosso nasce in settembre da un’alleanza forzata e molto spuria tra forze politiche le cui idee sulla descrizione dell’assetto della società italiana e mondiale non hanno nulla di chiaro e definito, ma sembrano orientate su una navigazione a vista in ragione di un galleggiamento finalizzato unicamente all’ottenimento del consenso elettorale.

È chiaro che, se non ci si muove su linee di idealità e di coerenza, è difficile orientare l’azione di governo su obiettivi definiti con chiarezza ed efficacia e per questo riconoscibili dalla maggioranza della popolazione.

La dimostrazione di questa controversa fusione a freddo tra M5S e PD si è avuta anche nella recente tornata elettorale per le regionali in Umbria che ha visto una sconfitta cocente per le forze di governo e una vera debacle per la componente grillina che sta confermando tutte le problematicità e le contraddizioni manifestate in questi dieci anni.

Di fronte allora ai continui rallentamenti, distinguo e intralci provenienti soprattutto da Italia Viva e dal M5S ma anche da componenti del PD la legge di stabilità in corso di definizione non poteva essere che debole e ambigua.

Il suo percorso ha visto qualche spinta nella direzione giusta e poi continue retromarce per non urtare la suscettibilità di aziende o gruppi sociali di riferimento di talune forze politiche.

Dovendo neutralizzare l’aumento dell’IVA che richiede ben ventitré miliardi in apparenza non era facile trovare sostegni economici per la crescita, gli investimenti infrastrutturali e il miglioramento della condizione sociale.

Se per la riduzione del cuneo fiscale, ovvero della tassazione e dei contributi previdenziali, la disponibilità equivale per il 2020 solo allo 0,15% del PIL, si dovrà ancora ricorrere a un deficit in bilancio del 2,2% per finanziare in qualche modo la tutela dell’ambiente, la pubblica istruzione, le infrastrutture e la sanità.

In entrambi i casi le risorse rappresentano davvero inezie rispetto ad un Paese con un debito pubblico molto elevato che ne blocca completamente la crescita economica.

Francamente la sola discontinuità con il governo giallo-verde è rappresentata dal superamento della flat tax che avrebbe richiesto miliardi su un progetto di forte discriminazione sociale a vantaggio delle classi sociali agiate con redditi molto alti.

Mantenere il deficit per il prossimo anno al 2,2% del PIL è sicuramente auspicabile, ma era necessario studiare misure adeguate per finanziare la crescita e lo sviluppo economico.

Molte risorse si potrebbero avere ad esempio dal taglio degli sprechi dello Stato che costano alla collettività circa duecento miliardi l’anno.

Non si è avuto neppure il coraggio di operare tagli nella pubblica amministrazione né di annullare o almeno rivedere provvedimenti improvvisati e troppo costosi dello scorso governo come “Quota 100” e “Reddito di cittadinanza” .

L’alternativa sarebbe stata quella di sostituirli con l’allargamento dell’occupazione nel settore della tutela ambientale e territoriale e in un miglioramento delle condizioni di lavoro, cercando anche d’incrementare l’entità delle pensioni minime.

Non c’è neanche la volontà di affrontare con risoluzioni radicali l’eliminazione di privilegi insostenibili nella cosiddetta giungla retributiva di cui si discute dagli anni ’70 del secolo scorso.

La stessa ipotesi di tassare sostanze nocive all’ambiente come le materie plastiche monouso vive di continue incertezze e ripensamenti nel timore di toccare gli interressi economici delle aziende relative a tali settori; si parla allora di rimodulazioni dell’imposta relativa e si resta nell’incertezza.

Le misure contro l’evasione e l’elusione fiscale appaiono ancora troppo timorose di urtare interessi elettorali e perciò stesso incerte e dilazionate nel tempo.

Occorreva ad esempio una riduzione drastica nell’uso del contante e un’introduzione immediata dei nuovi sistemi elettronici di pagamento abbattendo le commissioni bancarie sull’uso dei POS.

Anche il rinvio nell’impiego dei nuovi registratori di cassa per le comunicazioni telematiche dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate viene rinviata di sei mesi e pure qui non si capisce bene se la decisione è dovuta alle difficoltà dei server nelle comunicazioni, alla carenza di produzione degli apparecchi o alla necessità di molti operatori di munirsi del sistema Wi-fi.

La stessa fatturazione elettronica ha ancora bisogno di controlli incrociati sui prezzi di acquisto e di vendita reali e dichiarati.

Al di là dei fantomatici incentivi delle lotterie della befana collegate alle ricevute sugli acquisti, occorrerebbe pensare in maniera elementare a un recupero di punti di IVA sulle fatture e sugli scontrini perché in questo caso cittadini avveduti vedrebbero nella richiesta dei documenti fiscali non solo un recupero per lo Stato di risorse pubbliche per il miglioramento della qualità della vita oggi purtroppo sottratte alla collettività dall’evasione ma anche un vantaggio personale.

Lotteria e recupero reale di punti di IVA spingono entrambi alla richiesta della documentazione fiscale, ma, mentre la prima illude solo su benefici economici molto difficilmente raggiungibili ed educa negativamente al gioco d’azzardo, il secondo dà concreti e reali vantaggi alle persone in termini di recupero effettivo di una parte delle spese effettuate.

Occorre poi quello che dovrebbe essere il provvedimento fondamentale per impedire alle aziende la libertà di cercarsi sedi fiscali per patrimoni finanziari e produzioni industriali lontane dai Paesi nei quali tali ricchezze vengono prodotte.

In sostanza occorre uno studio adeguato per definire al meglio la tracciabilità e il controllo dei pagamenti attraverso sistemi che necessariamente devono prevedere il recupero delle tasse evase da parte dello Stato con un sequestro di beni molto più elevato di quello proporzionale alle imposte non pagate e nei casi più gravi anche all’arresto soprattutto quando la grande evasione è contigua alla corruzione diffusa di tipo mafioso.

Questi a nostro avviso dovrebbero essere i provvedimenti in grado da parte dello Stato di recuperare risorse per investimenti pubblici in grado di far ripartire l’economia e di migliorare le condizioni di vita della popolazione.

(Umberto Berardo)

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