Una poesia di Antonio Crecchia sulla guerra

La Pace è Donna e va difesa e rispettata;

chi la profana compie un’azione scellerata.

Settimo giorno di guerra

È un freddo pomeriggio di marzo.

Il cielo si fa grigio. Forse pioverà

questa notte, ma sarà una pioggia

benefica per l’uomo e la natura

che si preparano ad accogliere

una nuova solare primavera.

Scorrerà acqua di gioia e di vita

nei ruscelli nelle forre e nei fiumi.

Fioriranno primule e viole nei prati.

Ci sarà esplosione di fiori e foglie

sui rami del pesco, del melo e del pero.

Si farà verde l’attesa della Pasqua,

con il creato e le creature

che si rinnovano al calore del sole,

risorgono al soffio del divino amore.

La guerra non è altrove. La viviamo

anche noi nel cuore, nella mente,

con la coscienza che freme di degno

dinanzi al protrarsi di tanti orrori,

al susseguirsi di scoppi e fragori,

allo scempio di città e borghi bruciati,

resi tizzoni ardenti da piromani

seguaci della religione del fuoco,

animatori di fulmini e fiamme,

di tattiche e strategie di guerra.

Il leone scuote la sua fulva criniera,

apre la famelica bocca e profonda

gola mostra dietro zanne aguzze.

Ha fame di carne. Ha sete di sangue.

Ai confini del suo mondo di ghiaccio

vi è florida pastura di vite umane,

ove nel sangue può affondare le mani,

ruggire d’orgoglio per aver dato scacco,

a cuccioli d’uomo… chiusi nel sacco.

Antonio Crecchia

Termoli, 4 marzo 2022

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