Una squadra, un’intera Regione

La squadra del Campobasso incarna
i valori storici e sociali di un’intera regione.
Nell’immagine il guerriero sannita
e il teatro di Pietrabbondante (Isernia)

Nell’anno che il Covid ha reso il più complicato dal dopoguerra, una squadra di calcio offre una precondizione di riscatto al Molise. Un gruppo di buoni giocatori riconsegna il calcio professionistico ad un’intera regione. Dopo ben 31 anni. Il Campobasso torna in serie C e sogna in grande. Esempio di come lo sport possa costituire premessa di emancipazione per un intero territorio, il meno esplorato d’Italia, quale quello molisano.

La promozione in C, insieme alle premesse per ulteriori soddisfazioni, rimanda ai gloriosi anni Ottanta. Allora, nei cinque anni di serie B, i rossoblù del presidente Antonio Molinari e dell’allenatore Antonio Pasinato affrontarono squadre blasonate come la Juventus (battendola uno a zero in Coppa Italia), la Fiorentina, la Roma, la Lazio. L’intera Italia conobbe il Molise, spesso al centro dell’attenzione degli organi d’informazione e delle cronache televisive, che dalle parti di Campobasso equivalgono alla verità come l’intendeva Parmenide, concordanza tra pensiero ed essere. La regione visse, insomma, un periodo florido come mai era successo: emblematico il fatto che per la prima volta nella sua storia incrementò notevolmente i flussi turistici e addirittura il numero dei residenti.

Classico vicolo di paese molisano
con case abbandonate a causa dell’emigrazione.
Siamo a Rocchetta a Volturno (Isernia)

Pochi anni di calcio ai massimi livelli ribaltarono secoli di crude e autorevoli descrizioni di un territorio dove la natura dominante e selvaggia è destinata ad incidere profondamente nella storia dei molisani, assegnando ad esempio loro eterne contraddizioni tra una società eternamente statica e il primato per nomadismo ai suoi abitanti.

L’economista Giuseppe Maria Galanti, esponente dell’illuminismo partenopeo, descrivendo il “Contado di Molise” a fine Settecento evidenzia come l’unica città degna di tal nome è Campobasso, poiché tutte le altre “sono da rammentare in quanto sedi di vescovi”. In fondo poco è cambiato in questa mancanza di urbanizzazione se consideriamo che solo otto comuni sui 136 molisani hanno più di cinquemila residenti e che Isernia, secondo capoluogo, ha appena 20mila abitanti, meno di un quartiere di Roma.

Le descrizioni storiche della natura sono impietose e mettono bene in evidenza perché i territori si siano svuotati e il Molise fatichi ad entrare nei flussi turistici nazionali e internazionali.

Francesco Maria Longano, intellettuale molisano del Settecento emigrato a Napoli, nel suo “Viaggio per lo Contado del Molise” descrive del territorio “le lunghissime e tortuose valli, i monti, i dirupi, le orride fenditure di terra e di sassi”, con i monti ricoperti “da alberi di querce, d’abeti, di faggi, aceri, rovi e spini”.

Il Molise, terra antichissima, tutta da scoprire:
l’area archeologica di San Vincenzo al Volturno (Isernia)

Vincenzo Cuoco, il giurista che partecipò alla rivoluzione napoletana del 1799 e che è considerato il primo politologo della storia moderna, in “Viaggio nel Molise” racconta che “non vi è dirupo delle Alpi che faccia più spavento”, denunciando anche il problema della mobilità stradale, ancora attuale, con le dovute proporzioni. A proposito di quella di Lucito (Campobasso) scrive: “Voi camminate sopra una strada non più larga di tre palmi; il suolo sul quale camminate non è piano, e dalla vostra diritta è un precipizio di duegento canne che finisce nel fiume”.

Francesco Jovine, nato da queste parti, nella splendida Guardialfiera che s’affaccia su un lago, e – come tanti – emigrato a Roma per l’insegnamento, oggi ben inserito tra i grandi della letteratura italiana del Novecento grazie al suo “Le terre del sacramento” del 1950, ha ben descritto questa terra “del sacramento” sacra e amara. Il Molise è rappresentato dalle “prime ulivelle magre, solitarie, in bilico sui dirupi, con i rami stenti, tormentati dalla bufera”.

Lo stadio Romagnoli a Campobasso (da Twitter)

Ecco allora perché il calcio, in questa regione, assuma un ruolo davvero particolare. C’è un’aspettativa con poche analogie nel resto d’Italia. Non è un caso che il patron di questa squadra, Mario Gesuè, arrivi a dichiarare che il giorno della promozione in C sia stato uno dei più belli della sua vita dopo la nascita dei suoi bimbi. E Matt Rizzetta, l’imprenditore italo-americano socio del Campobasso, sembra spararla grossa, ma in realtà incarna bene quel “pianeta emigrazione” che per il Molise è un bacino infinito, con almeno 700mila persone d’origine molisana sparse per il mondo rispetto ai 290mila residenti in Molise, molti dei quali tra l’altro domiciliati altrove. “Negli States, dietro Juventus, Milan e Inter, il nome che gira di più è quello del Campobasso. La piazza perfetta per gli underdogs”. Il riferimento è agli “sfavoriti”, alla squadra abituata a soffrire, in un’osmosi perfetta tra società, ambiente e sport.

“La varietà del paesaggio molisano è singolare;
è terra senza riposo che talvolta, ha qualcosa di convulso:
una specie di tormento geologico raggelato in tempo immemorabile.
(Francesco Iovine)

Il presidente della Provincia di Campobasso, Francesco Roberti, è pragmatico e centra il punto: “Il Campobasso in serie C rappresenterà uno dei veicoli di marketing territoriali più incisivi, in considerazione delle diverse squadre dal grande blasone che prenderanno parte al prossimo campionato”. E gli ulteriori passi, intrisi di brama di riscatto, potrebbero fare il resto.

Ambizione, barra dritta, costanza, passione, coesione, riconoscenza, gioia, sono tutti valori che i molisani raramente esternano, con l’umiltà quale vessillo naturale da queste parti. Ma ora lo sport è un modello civile, è la bandiera dell’affrancamento. Ben fotografa Matt Rizzetta: “I molisani rappresentano il sogno americano: un popolo con grandi valori che sa cosa vuol dire sacrificarsi per arrivare al successo. Il nostro obiettivo è dare al Molise una dimensione internazionale. Il segreto è lavorare sodo, a testa bassa e con una grande consapevolezza di ciò che si fa. La strada sarà certamente lunga e non priva di ostacoli ma noi non smetteremo mai di sognare in grande”.

L’intero Molise ringrazia.

(Giovanni Castellotti)

Campobasso, orgoglio di un’intera regione (foto da S.S. Campobasso Calcio su Facebook)
Precedente Roma, ospedale San Giovanni, open day di ginecologia Successivo Un libro sui bisogni dei bambini in questo tempo