Vaccinazione “all’italiana”

La riprogrammazione delle date per la seconda dose vaccinale, che sta coinvolgendo un esercito di italiani che avevano già ricevuto il giorno dell’appuntamento (nel Lazio avvertiti con un semplice sms!), è solo il fiore all’occhiello di una campagna vaccinale caratterizzata da una serie di incongruenze, nonostante una facciata da “Facciamo finta che tutto va ben”.

Aver dato spazio ad altre categorie, sottraendo vaccini agli anziani (quanti sono deceduti per non aver ricevuto i vaccini per primi?), aver creato la psicosi di AstraZeneca per cui ci sono vaccini che stazionano fissi nei frigoriferi, aver annunciato da tempo le 500mila somministrazioni al giorno, finora raggiunte solo cinque volte (29 e 30 aprile, 6, 7 e 8 maggio) sono tutti fattori che non depongono bene. Tanto più che a breve dovremo ricominciare il giro delle vaccinazioni, visto che i primi sono stati immunizzati a gennaio.

Insomma la campagna vaccinale, nonostante i proclami, si conferma non in linea con le attese.

Ora questa riprogrammazione genera non solo scontento e confusione per tantissimi vaccinati con una sola dose, specie nel Lazio (assessore D’Amato, perché questo scivolone?) ma anche problemi alle imprese e alle attività commerciali in genere, sia nella programmazione aziendale, in particolare per i rientri dallo smart working già pianificati per inizio giugno, sia perché si riduce il numero degli immunizzati completi, i veri motori della piena ripresa economica (come denuncia il presidente dell’Unsic, Domenico Mamone). E se un cittadino s’è già preso il giorno di ferie per la prima data assegnata? E se un utente ha problemi con la nuova data assegnata cosa deve fare? Se, saltando il nuovo appuntamento, finisce oltre i 42 giorni di limite massima resta con una sola dose?

Inoltre, nel corso della prima dose, è stato firmato un atto di consenso che parla chiaro sui tempi.

Dopo i deleteri cambiamenti di rotta relativi ad AstraZeneca, sul piano scientifico a molti non è chiaro questo slittamento in quanto due giorni fa Valeria Marino di Pfizer ha ribadito a Sky Tg24 che il vaccino è stato studiato per una seconda somministrazione a 21 giorni dopo la prima. Ci dobbiamo fidare di chi il vaccino per fortuna l’ha trovato in tempi record o dei signori del Comitato tecnico scientifico, che non sono certo Dio sceso in terra?

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