Didattica a distanza alle superiori: sarebbe ora

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, rieletto con un plebiscito, sarebbe il promotore della meritoria proposta di adottare la didattica a distanza nelle scuole superiori, perlomeno nelle ultime classi, per ridurre l’affollamento sui mezzi pubblici, limitare gli assembramenti davanti alle scuole (anche di duemila studenti in alcune realtà), alleggerire di risorse umane molti istituti, facilitandone la gestione.

Negli ultimi giorni, con il numero di casi di contagi in netta crescita, il peso degli studenti è sempre più rilevante. Ormai nei centri dove si fanno i tamponi, i giovani costituiscono il 70 per cento. E gli stessi ragazzi sono spesso responsabili dei contagi nelle famiglie.

Siamo d’accordo che la scuola in presenza dovrebbe essere la regola. Ma non viviamo la normalità. Stiamo sopportando una fase straordinaria e l’adozione della didattica a distanza nelle scuole superiori, dove l’età dei ragazzi permette loro di gestirsi da soli a casa, può rappresentare persino un’opportunità. Lo abbiamo scritto in tempi non sospetti e lo ribadiamo.

Purtroppo è un anno particolare e forse sarebbe stato opportuno iniziare l’anno scolastico ad ottobre o a novembre, recuperando le giornate a giugno (il campionato di serie A può giocarsi persino ad agosto ed i ragazzi non possono andare a scuola a giugno?). Partire più tardi avrebbe permesso di ritardare anche le criticità, avvicinando il periodo dei primi vaccini: cioè anziché i “sei mesi con il coltello in bocca”, come ha detto il ministro Speranza, sarebbero potuti essere tre o quattro.

Del resto la scuola in presenza sta creando enormi problemi. I casi di coronavirus crescono all’inverosimile (costituiscono circa il 15% del totale), intere classi finiscono in quarantena, compresi i docenti che insegnano anche in altre classi. Le continue sanificazioni, onerose, richiedono chiusure dell’intero istituto. I dirigenti scolastici sono stressati e le famiglie sono nel caos. Ben venga allora la proposta di Zaia. I voti, in questo caso, non arrivano per caso.

Il NO espresso dalla ministra Azzolina è incomprensibile.

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