Il Nobel a Parisi conferma la rivoluzione nella fisica

Tra le tante notizie spesso insipide che ci offre la quotidianità, specie sul fronte del “pettegolezzo” politico, il premio Nobel per la fisica all’italiano Giorgio Parisi è un avvenimento epocale, andando oltre la semplice onorificenza. C’è indubbiamente l’orgoglio nazionale per il riconoscimento in questo anno straordinario per i nostri colori – a ben 37 anni da quello per Carlo Rubbia – ma la decisione di Stoccolma c’invita soprattutto ad interessarci ad una materia non certo semplice ma basilare per la nostra quotidianità qual è la fisica. E, più nel dettaglio, di questa branca denominata “sistemi complessi” che ha in Parisi il padre putativo.

Il perché ce lo spiega lo stesso fisico romano, oggi 73enne: “Tutto ciò che vediamo intorno a noi è un sistema complesso, compresi noi stessi. Nel cervello o nell’organismo i neuroni o gli organi si scambiano di continuo messaggi che influenzano il loro funzionamento. Sistemi complessi sono anche le interazioni tra le persone protagoniste dell’economia e altrettanto un ecosistema con i vari organismi in azione o l’intero insieme della vita sulla Terra”. Ecco, Parisi, guidato dall’inasauribile curiosità nel cercare di svelare i meccanismi più nascosti della natura, è riuscito ad individuare un ordine – arduo da scovare – nella moltitudine dei sistemi complessi, da quelli biologici a quelli economici fino al clima. Sistemi apparentemente governati dal disordine, ma organizzati grazie alla “teoria della rottura della simmetria delle repliche” del fisico romano. “Se si guarda a una sola replica, essa sembrerà casuale. Ma se ne analizziamo tantissime, queste copie si strutturano e troviamo alcuni pattern, un po’ come avviene nei frattali: è così che si manifesta un ordine in un sistema complesso – spiega oggi sul Fatto quotidiano il professor Ricci-Tersenghi del Dipartimento di Fisica dell’Università “La Sapienza” di Roma, quello di Parisi e quello della cosiddetta “Scuola Romana”, che dagli anni Trenta con il Nobel Enrico Fermi ha formato intere generazioni di fisici teorici e sperimentali. Qui Giorgio Parisi s’è laureato nel 1970 con una tesi di laurea sul bosone di Higgs sotto la guida del professor Nicola Cabibbo, altro genio italiano a cui è stato ingiustamente negato il Nobel insieme a Guido AltarelliGianni Jona-LasinioLuciano Maiani e tanti altri italiani meritevoli del prestigioso premio. “Giorgio ha sempre fatto quello che lo incuriosiva e nei suoi filoni di ricerca non si è mai fatto influenzare dai finanziamenti o dai temi mainstream. La sua attività è sempre stata curiosity driven – aggiunge Ricci-Tersenghi, che con Parisi si è prima laureato e poi ha sempre collaborato, firmando insieme a lui ben 71 pubblicazioni scientifiche.

Sul Corriere della Sera di oggi, ad illustrare questa complessa materia è Carlo Rovelli, uno dei più noti fisici italiani attualmente impegnato in Francia: “I sistemi complessi sono tutti quei sistemi che sono lontani da uno stato di equilibrio e in cui l’interazione di molti componenti individuali produce comportamenti globali difficili da prevedere. Sono ovunque intorno a noi, dal movimento dei fluidi al volo degli stormi di uccelli”. Ecco, Parisi, dopo essersi occupato di particelle, altra materia affascinante, dagli inizi degli anni Ottanta ha cominciato a porre le basi di questo filone dei sistemi complessi generando una vera e propria rivoluzione nel campo della fisica. Tra tanta diffidenza, come sempre avviene per i cambiamenti che rompono radicati equilibri.

Un altro fisico italiano, il romano Marco Patriarca, anche lui all’estero, in Estonia, ci spiega la portata di questo riconoscimento proprio per il futuro della fisica.

“Con l’entrata in campo ufficiale, attraverso il premio Nobel, dei sistemi complessi si apre una nuova fase della battaglia tra ‘dumb reductionists’ ed ‘empirical constructivists’. Cioè la fisica si è sempre concentrata su fenomeni più ‘fisici’, ma che in realtà – ad un’analisi attenta – richiedono sia a livello teorico sia concettuale la visione d’insieme propria della teoria della complessità. Questo messaggio ormai da anni è stato recepito da una buona parte della comunità dei fisici, che hanno accettato il contributo ‘complesso’ a livello tecnico e di metodo, ma una buona parte dei fisici – per esempio delle alte energie – fa orecchie da mercante e fa finta che l’unica fisica sia la loro, comprensibilmente chiamata ‘riduzionista’, una vera tradizione, se si pensa che molti fisici eminenti non accettavano la teoria atomica all’inizio del XX secolo. Solo ora, quindi, comincia una nuova sfida tra i nuovi aristotelici e gli empirici. Questa è la vera portata scientifica e filosofica del premio, oltre naturalmente il suo grande valore sociale per l’ovvio messaggio ecologico – conclude Patriarca.

Oggi tanti colleghi evidenziano di Parisi la carriera tutta italiana, la dedizione all’insegnamento (“riferimento intellettuale per generazioni di studenti e ricercatori e per tutto il Paese – ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi), l’impegno scientifico che va di pari passo con quello sociale (illuminanti le sue letture della pandemia). “l’eclettismo, la capacità di visione e di comprensione prima degli altri della direzione da prendere” come ha ricordato Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare.

Insomma, avvicinarsi a questi temi, per noi “semplici mortali”, dà un senso alla nostra presenza in questo mondo come esseri pensanti. Da qui la centralità della ricerca scientifica, tema attualissimo tanto più in periodo di pandemia: “La ricerca è estremamente importante per creare il futuro ed è importante che in Italia sia finanziata sul serio: investire sulla ricerca significa investire sui giovani”. Lo ha detto lo stesso Parisi nella sua prima dichiarazione all’Ansa dopo la vittoria del Nobel.

(Domenico Mamone)

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