Ogni rapporto sul turismo  è una pugnalata per il Molise



Ogni rapporto sul turismo  è una pugnalata per il Molise

I dati dell’ultimo Rapporto sul turismo italiano, curato dall’Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iriss), confermano come questo settore, in costante crescita da diversi anni nel nostro Paese (grazie anche al fatto di non essere stati toccati dal terrorismo internazionale), costituisca una vera e propria industria quanto mai florida. Pur non mancando qualche zona d’ombra.
I dati del Rapporto confermano la crescita del turismo, prevedendo un ulteriore 4 per cento in più per quest’anno. Se il Pil fosse allineato ai numeri di questo settore potremmo insomma dormire sonni tranquilli.
In particolare, fenomeno ulteriormente positivo, in Italia nel 2017 le presenze dei turisti venuti dall’estero hanno superato quelle degli italiani: per notti trascorse, la componente internazionale ha toccato quota 210.658.786, rispetto a quella nazionale che ha raggiunto 209.970.369 unità. In generale, il rapporto Cnr-Iriss conferma un comparto in salute con più 5.3 per cento di arrivi nel 2017 e più 4,4 per cento di presenze.
Il peso degli arrivi e delle presenze, però, è quanto mai diverso tra territorio e territorio. Le città d’arte che dominano in assoluto il panorama italiano sono Roma, Venezia, Milano, Firenze, Torino, Napoli, Bologna, Verona, Genova e Padova, dieci “top” che conquistano un quarto di tutta la torta degli arrivi. La quota molisana, ovviamente, è residuale e insignificante, in fondo classifica.
C’è di più. Sul fronte della spesa, ben il 54,3 per cento del totale è concentrato in sole cinque regioni: la Lombardia è al primo posto con il 13,6 per cento (pari a circa 11 miliardi di euro) della spesa complessiva effettuata dai turisti non residenti in Italia e di quelli residenti in altre regioni. A seguire il il Lazio con l’11,4 per cento (9,2 miliardi), la Toscana con il 11,3 per cento (9,1 miliardi), il Veneto con il 11,3 per cento (8,3 miliardi) e l’Emilia-Romagna con il 10,2 per cento (6,1 miliardi). Anche qui il Molise scompare, con bilanci da qualche decina di milioni.
Il problema è che il Molise continua a restare un territorio sconosciuto alla maggior parte degli italiani, quindi figuriamoci all’estero. E la politica continua a manifestare tutti i limiti in termini di programmazione e soprattutto di idee, con investimenti a pioggia spesso finalizzati più a conservare il consenso in loco che non a volare alto coinvolgendo principalmente strutture esterne, quelle certamente più navigate e accreditate nel settore. Il risultato di una tale inoperosità, perpetrata da anni, è testimoniato dai dati che pongono inesorabilmente la più piccola regione del Mezzogiorno all’ultimo posto nella classifica degli arrivi di turisti. Persino la Basilicata, grazie al boom di Matera, ha distanziato ineluttabilmente la Cenerentola d’Italia compresa nelle province di Campobasso e di Isernia. 
Eppure da anni in Molise circolano comunicati-stampa da Istituto Luce che mettono in evidenza gli “straordinari risultati” della presenza molisana alla Bit di Milano. Peccato che tra i ben 1.300 espositori della fiera milanese il Molise costituisca la classica bottiglia nell’oceano. Numeri alla mano, al di là delle altre regioni italiane, hanno certamente più successo le presenze di nazioni europee come Germania, Svizzera, Francia e Portogallo (e persino quelle cosiddette “emergenti” come Polonia, Slovacchia, Albania, Romania e Moldavia), ma anche i nuovi Paesi che hanno scelto di essere alla Bit, come Armenia, Costa Rica, Monaco, Namibia, Oman e Tanzania.
Povero Molise in mano ai soliti amministratori che da anni parlano bene ma i risultati non parlano certo bene per loro.

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