Ottima l’idea del Molise quale “Parco della Salute”

“Il Bene Comune”, testata sempre ricca di spunti interessanti e di spessore, riporta un’idea già proposta in passato, persino su richiesta di alcuni consiglieri regionali che l’avevano ascoltata solo oralmente e che la richiesero in forma di progetto. Naturalmente non fu mai portata in aula, anche solo per una discussione.

In sostanza il Molise potrebbe candidarsi come “Parco della Salute” grazie al basso tasso di cementificazione e ad una diffusa salvaguardia ambientale e di tradizioni.

Il testo riporta:

Constatato
• il fallimento di ogni tentativo di far decollare il turismo nel Molise;
• la inconsistenza di ogni speranza di sviluppo del turismo;
• la mancanza di idee e speranze per lo sviluppo industriale;
• la grande rilevanza delle spese sanitarie nel bilancio regionale;
• la necessità della conservazione dei beni ambientali e culturali;
• che l’investimento fatto a Firenze circa ottocento anni fa produce ancora ricchezza e posti di lavoro;
• che parole come “silenzio” e “serenità” sono finalmente utilizzate nei testi di legge e persino nelle carte costituzionali dei Paesi più civili;
• le caratteristiche morfologiche e antropologiche del Molise;
• l’opportunità, offerta dalla brutta esperienza del Coronavirus, di dover ricostruire quasi da zero tra qualche mese o qualche anno sembra automatico immaginare un futuro completamente diverso.

IPOTESI
Collegare la Sanità alla Cultura e al Turismo

Ciò che viene di seguito riportato è solo un esempio. Gli esperti del settore sanitario che conoscono bene “la macchina della salute molisana” potrebbero rilevare potenzialità ancora più importanti di quelle immaginate da chi è per lo più ignaro dei tecnicismi e dei valori del settore sanitario molisano.

Considerato anche che:
• In una intervista di qualche anno fa (Teletrigno, Giovanni Minicozzi), Tonino Perna immaginava di dover “vendere il silenzio”. Diceva, cioè, che il Molise poteva vendere la sua lontananza dalla globalizzazione selvaggia e che ciò avrebbe potuto costituire l’unicità della sua proposta al mondo intero. Diceva che ci avrebbe pensato seriamente quando avrebbe smesso di interessarsi del settore tessile (eravamo ancora lontani dal fallimento della Ittierre).
• Il numero di abitanti delle province confinanti, comprese le due città più importanti (Roma e Napoli) che distano da noi circa 100 km, è di 7.000.000. È il nostro mercato, i nostri possibili acquirenti.

Potremmo immaginare un’offerta di servizi per la salute, organizzata sui sei centri ospedalieri molisani, e pretendere da ognuno di essi una specializzazione altissima in un determinato settore. Le strutture private già esistenti (Gea Medica, Giovanni Paolo II, Villa Maria, Neuromed, Villa Esther ecc.) andrebbero integrate e salvaguardate.

Quelli immaginati di seguito sono semplici esempi:

1. Campobasso – Oncologia
L’ospedale del capoluogo e la Cattolica – ognuno con il suo specifico indirizzo – dovrebbero offrire al bacino di utenza prima rappresentato (7.000.000 milioni di cittadini) servizi di prima qualità per quanto riguarda la diagnosi e la cura dei tumori. Organizzare il tutto a un livello di civiltà adeguato alle aspettative di chi vive il nuovo millennio (tempi di attesa azzerati, accoglienza che alleggerisca il peso delle preoccupazioni di chi deve affrontare una grave malattia, soggiorno dei parenti che faciliti i recuperi di chi riuscirà a vincere il male e che favorisca la sopportazione del dolore di chi deve accompagnare i propri cari verso la fine dell’esistenza ecc.).

2. Larino – Oculistica
Sfruttare la tradizione della struttura larinese per una offerta di cure di alta qualità nell’ambito dell’oculistica. Fare in modo che gli specialisti dell’ospedale possano essere nelle migliori condizioni (strumenti, personale, strutture di ricovero ecc.) per ottenere la riconoscibilità della loro professionalità nella dimensione interregionale.

3. Venafro – Neurologia
Neuromed potrebbe collaborare con il sistema pubblico per offrire i servizi di cui è, già da anni, all’avanguardia. Qualora non ci fosse lo spazio per una integrazione con l’ospedale pubblico di Venafro, quest’ultima struttura potrebbe essere utilizzata per altro, magari per cure o approfondimenti diagnostici e laboratoriali di appoggio al lavoro di Neuromed o per un servizio di ortopedia collegata a quanto si dice successivamente per Agnone.

4. Isernia – Geriatria
L’ospedale di Isernia potrebbe occuparsi delle cure degli anziani, sempre più numerosi. Intorno a tale offerta di servizi potrebbe svilupparsi il sistema di alta qualità delle case di riposo. È, questo, un settore davvero importante per l’economia che immaginiamo poter salvare il Molise. Una famiglia romana o napoletana, qualora ci fosse un’offerta seria e di qualità a un costo sostenibile (e il costo sarebbe sostenibile qualora tutto fosse integrato a sistema e non episodico e privato) non avrebbe difficoltà a scegliere una casa di riposo in Molise piuttosto che un “lager” appena fuori il raccordo anulare o la tangenziale napoletana. E sarebbe molto incline a visitare il parente anziano ogni quindici giorni per rimanere un week-end in Molise, qualora l’offerta eno-gastronomica, culturale, sportiva, di tempo libero, di spettacolo fosse adeguata e interessante. Le residenze degli anziani del Molise – progettate da esperti del settore interpellati allo scopo – dovrebbero avere elementi di unicità e diventare modelli quantomeno europei (così come le scuole dell’infanzia in Emilia). Tale servizio, adeguatamente pubblicizzato, potrebbe essere utilizzato per invogliare i molisani all’estero e in pensione a tornare in Molise.

5. Termoli – Ostetricia e pediatria
L’ospedale della città adriatica potrebbe occuparsi dei bambini, della loro nascita e della cura delle malattie specifiche dei primi anni di vita. Potrebbero immaginarsi proposte da fare alle mamme per le diverse tipologie di parto: in acqua, cesareo, in piedi, persino a casa (1). In questo ultimo caso potrebbero essere utilizzate le case dei paesi vicini alla città adriatica che – soprattutto all’interno del territorio – subiscono un calo demografico importante. In questo modo le mamme potrebbero trovarsi in piccole case accoglienti, con tutta la famiglia, e rimanere lì con il nuovo arrivato nei giorni successivi al parto. La comunità “paesana” costituirebbe la cornice umana necessaria a rendere più profonda l’esperienza della nascita (2).

6. Agnone – Medicina sportiva, ortopedia (in collegamento eventuale con Venafro), fisioterapia
Agli sportivi professionisti e anche ai dilettanti bisognosi di diagnosi e terapie riabilitative si offrirebbe un servizio sanitario di alta specializzazione. Il Coni e le federazioni potrebbero essere interessate, anche solo successivamente, e qui il lavoro di comunicazione dovrebbe essere profondo ed efficace. Al progetto di offerta di tali specialità potrebbero partecipare figure molisane di alto spessore professionale (si pensi ad Aldo Esposito, fisioterapista dell’Ars Medica di Isernia e poi presenza insostituibile nello staff medico della Juventus e della Nazionale di Calcio Italiana, che potrebbe essere coinvolto come esperto e invitato a tornare in Molise).

Ognuno dei sei centri ospedalieri dovrebbe fornire anche un servizio importante di Pronto Soccorso e lo standard solito per i reparti necessari al territorio regionale. Sarebbero inoltre collegati da un servizio di elicotteri (ne basterebbe uno) così da poter essere nel più breve tempo possibile nei centri nazionali di eccellenza in quei rari casi in cui il sistema integrato molisano non potesse dare risposte efficaci.

A tale progetto si dovrà collegare anche:
• la progettazione dei corsi di laurea in Medicina dell’Università del Molise così da poter offrire professionalità adeguata alle necessità del Sistema Integrato e ai giovani (medici e paramedici) una possibilità di impiego quasi certa;
• un sistema di borse di studio per sostenere i nostri giovani nei luoghi di eccellenza della sanità di ogni parte del mondo e pretendere da loro la considerazione seria di un ritorno in regione alla fine della loro esperienza di studio;
• la sperimentazione di cura con la medicina naturale e l’impiego delle piante officinali (settore già sperimentato, per esempio, a Bagnoli del Trigno);
• le esperienze virtuose di sindaci avveduti (vedi Borgo Tufi);
• la strutturazione di un sistema di sentieri per il trekking;
• la rivalutazione delle stazioni sciistiche di Campitello e Capracotta;
• l’offerta balneare della costa;
• i campi da golf di Isernia, Filignano ecc.
• l’Auditorium di Isernia, il teatro Savoia di Campobasso e le altre strutture di fruizione della cultura e dello spettacolo;
• le riserve Mab di Collemeluccio e Montedimezzo;
• gli spazi archeologici e scientifici di Altilia, Pietrabbondante, la Pineta di Isernia ecc.
• la rivalutazione delle esperienze finora molto empiriche degli agriturismo molisani;
• la evidenziazione della bontà dei prodotti eno-gastronomici molisani (latticini, tartufo, vini e da qualche anno persino la birra artigianale);
• tutte le proposte dell’associazionismo.

Chi verrà in Molise – per essere di sostegno a un parente infermo, per essere il protagonista di una degenza lunga, per visitare l’anziano che qui trascorre la sua ultima età – dovrà trovare cure e servizi che non trova in altre parti e la possibilità di vivere l’esperienza della malattia o la terza età nella Bellezza e nella Serenità.

Tutto ciò, esposto in maniera alquanto grossolana (ma se ne capirà comunque il senso e la potenzialità), andrà governato da un coordinatore adeguatamente scelto, giovane, con esperienza all’estero, anche non molisano; dare il timone di tale iniziativa al solito raccomandato sarebbe la fine di ogni speranza di sviluppo del Molise.

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