Parafascismo



Ci sono strutture di diverso carattere ed episodi o, se preferite, eventi che non lasciano perplessi soltanto, ma inquietano non solo in quanto fanno riferimento a idee inaccettabili sul piano ideologico, respingendo taluni diritti fondamentali degli esseri umani, ma anche perché si ispirano a metodologie e tecniche contrarie ad ogni forma di convivenza rispettosa degli ideali altrui e perciò stesso neganti i principi fondamentali della democrazia.
Quale senso ha sul piano umano banalizzare la figura di una martire del nazismo come Anna Frank diffondendone la foto in uno stadio con la maglietta della Roma e che riferimenti sportivi si possono attribuire ad un simile gesto che taluni hanno definito di pura goliardia?
Don Biancalani, parroco di Pistoia, viene attaccato da gruppi che non accettano la sua accoglienza verso immigrati africani; poi esponenti di Forza Nuova si presentano la domenica alla celebrazione eucaristica “per vigilare” sulla sua omelia. Daniele Piervincenzi, giornalista di Nemo, subisce ad Ostia un’aggressione sconcertante.
A Como un gruppo di una quindicina di persone dell’associazione Veneto Fronte skinheads irrompe in una riunione della Rete Como Senza Frontiere che si occupa dell’accoglienza agli immigrati, ne interrompe i lavori, impone a tutti di ascoltare la lettura di un documento in cui si definisce l’immigrazione un’invasione e gli aderenti alla Rete Como Senza Frontiere “soloni dell’immigrazione” e “figli di una patria che non amano più” e poi chiude dichiarando che gli aderenti della Rete Como Senza Frontiere non sarebbero degni di alcun rispetto.
Una decina di persone a viso coperto e senza autorizzazione della questura fa irruzione davanti alla sede del gruppo La Repubblica e L’Espresso in un blitz contro “il genocidio del popolo italiano”.
Da un peschereccio si butta in mare un immigrato che non sa nuotare solamente per evitare che una motovedetta della Guardia di Finanza possa scoprire che l’africano vi lavorava in nero.
In Libia è ricomparso alla luce del sole il mercato degli schiavi.
In Polonia l’undici novembre per la festa dell’indipendenza sessantamila nazionalisti dell’ultradestra provenienti da tutta l’Europa sfilano a Varsavia, tolgono la piazza ai movimenti democratici rivendicando l’esistenza di “una Polonia bianca e pura” con un netto rifiuto della ripartizione di migranti prevista almeno formalmente dall’Unione europea e di ulteriori forme di
integrazione dei Paesi dell’Europa orientale nella Comunità.
È indiscutibile che gli episodi che abbiamo messo in fila presentino aspetti che non possono non indignare chi, legato ai diritti universali della persona ed ai principi di una società democratica, non può accontentarsi della chiusura provvisoria di una curva in uno stadio e neppure della manifestazione tenuta a Como da partiti e sindacati il 9 dicembre e sulla quale abbiamo assistito ancora ad incomprensibili ed assurdi distinguo da parte di molte forze politiche come già si era verificato ad Ostia.
Accuse generiche di fascismo anche verso chi spesso cerca solo di fare chiarezza su scelte di governance assurde sono incomprensibili, talora provocatorie e spesso controproducenti, ma pensiamo che, ovunque si neghino diritti e ci siano comportamenti di illegalità aggravati da intimidazioni e minacce aperte, una popolazione che ha la voglia di difendere la coesistenza libera e democratica debba pretendere che gli organi costituiti non tollerino eventi antidemocratici e difendano istituzioni e cittadini da attacchi di chi si pone al di sopra di principi, leggi e valori condivisi.
È inaccettabile che si diano spazi di comunicazione nelle emittenti televisive pubbliche a soggetti e formazioni politiche che non si riconoscono in tutti gli articoli della Costituzione Italiana e che negano la libertà e i diritti altrui.
Occorre piuttosto indagare in fretta se per caso non esistano i pericoli di riorganizzazione di partiti di stampo fascista che sono chiaramente negati dal punto XII delle Norme Transitorie e Finali della nostra Costituzione.
Fascismo e nazismo non sono solo ideologie di cui si nutrono gruppi politici e formazioni sociali, ma spesso costituiscono una forma mentis che alligna in tanti che spesso si danno anche patenti di benpensanti; è chiaro quindi che il fenomeno va combattuto, ma soprattutto prevenuto con un’educazione democratica e la formazione di uno spirito critico capace di guidare ad una convivenza lontana dai rischi della violenza, della prevaricazione, dell’intimidazione e dell’esclusione.
I fatti sopra richiamati impongono una reazione di tipo politico-istituzionale, una ricerca di responsabilità nella eventuale violazione delle norme legislative con conseguenti sanzioni ed un
lavoro di ricostruzione di un tessuto culturale e civile che si è logorato anche per colpa di chi ha abdicato al ruolo di costruzione della libertà, della democrazia e della giustizia sociale per rincorrere il potere abbandonando così soggetti in difficoltà che rischiano di diventare facile preda di movimenti e gruppi politici che si pongono fuori e perfino al di sopra delle istituzioni democratiche.
Il pericolo è che in essi possa confluire la rabbia di quanti vivono nelle difficoltà o di quel mondo dell’astensionismo elettorale che non si riconosce più in soggetti e formazioni politiche che sembrano non avere alcuna autonomia rispetto al mondo della grande finanza o di poteri ancora più rischiosi.
La politica va dunque ricostruita sul piano etico e democratico, ma per evitare le derive neofasciste o parafasciste occorre che tutte le agenzie educative promuovano una ricerca storica che abbia piani di concretezza negli eventi che in passato hanno negato la democrazia e che oggi rischiano ancora di compromettere la convivenza pacifica tra i cittadini.
Nessuno deve dimenticare che fascismo e nazismo hanno avuto il brodo di cultura nella corruzione, nelle rinunce alla lotta contro la disumanità e nell’incapacità di costruire barriere contro la dittatura.
A queste cause storiche oggi si aggiunge la necessità di analizzare il sospetto crescente di quanti vedono collusioni tra formazioni dell’ultradestra e cosche mafiose che, grazie al potere economico,
rischiano di penetrare sempre più negli organismi degli Stati.
Anche le istituzioni europee hanno il dovere ineludibile di uscire in proposito da atteggiamenti lassisti per educare tutte le popolazioni a forme di coabitazione includenti che escludano ogni tipo di xenofobia, di prevaricazione e di nazionalismo.
(Umberto Berardo – 13 dicembre 2017)

<div class="

Articoli correlati