Se il confronto si fa strada…



Il Cristianesimo dei primi secoli penetra nella storia grazie ai principi, ai valori, alle idealità del messaggio evangelico ed alla forza trascinante di comunità che diffondono la Buona Novella attraverso la loro testimonianza coerente della condivisione totale di ogni bene spirituale, culturale, economico e sociale.
Questo è sicuramente sconvolgente sul piano di un umanesimo che tanto darà al progresso della civiltà.
Ci saranno in seguito, dal periodo costantiniano, momenti di profonda incoerenza con l’annuncio evangelico e col kerigma in una Chiesa diventata sempre più istituzione verticistica legata al potere e sempre meno popolo di Dio.
Lo Spirito, presente in essa, ha operato in tante circostanze per ricondurla sempre sulla strada dell’amore.
Il Concilio Vaticano II non è riuscito a rompere né la struttura verticistica della Curia, né le metodologie di scelta dei pastori, ma ha provato quantomeno a ridare un ruolo di partecipazione responsabile ai laici che hanno assunto funzioni utili a creare i presupposti per una gestione più collegiale della vita della Chiesa.
Sono nati per questo i Consigli Pastorali Parrocchiali e Diocesani ed i laici hanno ottenuto ruoli importanti nei diversi organismi ecclesiali partecipando da protagonisti nei convegni e negli incontri di studio e di lavoro.
Ci sono realtà in cui tali sistemi di partecipazione sono attivi, mentre in altre hanno avuto vita breve o sono solo fittizi e tale diversità è direttamente proporzionale alla volontà comune di creare circuiti di collaborazione tra le diverse componenti della Chiesa.
Papa Francesco ha spinto questa voglia di sinergia operativa fino a chiamare tutta la Chiesa come popolo di Dio ad esprimersi su questioni fondamentali come quella sulla famiglia e lo ha fatto chiamando i cristiani tutti a contribuire alle riflessioni del Sinodo con l’invio di risposte ad un questionario e con documenti delle chiese locali da trasmettere alla segreteria del Sinodo stesso.
Pur nel rispetto pieno dei carismi e dei ruoli diversi, se tale metodo suggerito dal papa maturasse pienamente, sicuramente la vita nelle comunità ecclesiali sarebbe più ricca nella riflessione e serena nelle decisioni.
Mentre su talune tematiche il confronto si fa strada e spesso si trasforma perfino in dibattiti accesi e talora anche in posizioni diversificate, ci sono argomenti sui quali sembra esserci una sorta di allergia alla discussione allargata ed i pronunciamenti sono sfuggevoli, tiepidi, parziali o finanche assenti.
Noi siamo dell’opinione che i cristiani, come tutti i cittadini di uno Stato o del mondo, abbiano pieno titolo ad esprimere le loro opinioni su qualunque questione di carattere teologico, culturale, economico e sociale e papa Francesco in merito dimostra ogni giorno questa libertà di pensiero.
Essere presenti con proposte di soluzione ai problemi storici che interrogano la vita collettiva è un dovere così come poi, pur nel dissenso, lo è il rispetto delle decisioni assunte responsabilmente per via democratica.
Per tali ragioni non solo non riusciamo da cristiani a comprendere, tranne le dovute eccezioni in talune diocesi, l’assenza di confronto e di analisi nelle chiese locali sul tema recente della riforma costituzionale proposta dal governo Renzi, ma davvero ci lasciano perplessi e basiti le posizioni di sacerdoti che, come leggiamo dai giornali o sui social network, non avendo mai cercato la discussione in merito, ora lanciano anatemi pubblicamente o addirittura dal pulpito contro quelli che si sono espressi in maniera difforme da quello che loro immaginavano dovesse essere l’atteggiamento dovuto.
C’è anche un altro tema che in Molise, ma anche in tante altre realtà territoriali, assilla la ricerca di soluzioni ad un problema fondamentale per le popolazioni ed è quello della sanità.
Il tema è complesso e richiede una ricerca di soluzioni capaci di dare ai cittadini un tessuto di strutture pubbliche di natura ospedaliera e territoriale in grado di assicurare a tutti una salute piena e la garanzia di sistemi diagnostici e di cure adeguate in caso di necessità; pertanto, al di là della lotta tra poteri economici per l’acquisizione di fette di mercato, la difesa della popolazione e degli operatori dovrebbe essere l’obiettivo essenziale.
Sul POS e sull’organizzazione del sistema sanitario a livello regionale e nazionale possiamo avere ovviamente idee diverse ed è giusto che ogni cristiano a livello personale assuma le posizioni che ritiene più valide, ma non è pensabile, condivisibile o auspicabile che una Chiesa locale nella sua complessità possa prendere posizioni ufficiali senza consultare gli organismi di partecipazione come i Consigli Pastorali e confrontarsi con essi e con quanti cercano di avanzare proposte utili al bene comune.
Come si vede, senza entrare nel merito di alcuna questione, stiamo delineando solo suggerimenti metodologici ed abbiamo fatto due esempi per sottolineare come nella Chiesa, ma in genere in ogni istituzione di carattere culturale, religioso, politico, economico o sociale sarebbe bene che le soluzioni ai problemi comuni siano delineate seguendo il processo democratico del confronto dialettico piuttosto che quello delle contrapposizioni ideologiche o, peggio ancora, demagogiche ed elitarie.
È l’unica strada che conosciamo per portare i conflitti di qualsiasi tipo a sintesi risolutive e condivise.

(Umberto Berardo – 12 dicembre 2016)

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