VINCENZO BALZAMO



Altri protagonisti

Oltre ai “nomi più celebri” (raccolti nella sezione precedente), esistono tantissime persone d’origine molisana che si sono fatte onore nel proprio ambito. A loro abbiamo pensato (e intendiamo onorare), dando vita a questa sezione.
Essendo, però, davvero numerose le persone d’origine molisana sparse per il mondo, risulta difficile comporre una galleria sintetica di “protagonisti”.
L’elenco, pertanto, diviso nelle sottovoci “Italia” ed “Estero”, vuole essere puramente esemplificativo, ovviamente aperto ad ulteriori segnalazioni.


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Vincenzo Balzamo, politico e ministro, nasce a Colli a Volturno (Isernia) il 3 aprile 1929.
A vent’anni si iscrive al Partito socialista e si avvia alla carriera giornalistica all’interno dello stesso partito. Laureatosi in giurisprudenza, diviene redattore del quotidiano socialista “l’Avanti”, organo ufficiale del Psi, e direttore de “La Conquista”, quindicinale dei giovani socialisti.
Nel 1957 viene eletto segretario nazionale della Federazione giovanile del Psi, vicepresidente del movimento internazionale dei giovani socialisti, e successivamente responsabile nazionale del settore organizzazione.
Nel 1967 diviene sindaco di Colli a Volturno, suo paese natale, iniziando una lunga carriera politica. 
Nel 1968 si presenta nel Molise quale candidato alla Camera nella lista dei Psi e Psdi, ma non diventa deputato.
Gli va meglio quattro anni dopo, alle politiche del 1972, nella circoscrizione Bergamo-Brescia: entra alla Camera con il Partito socialista italiano. Sarà rieletto, nella stessa circoscrizione, per sei legislature.
Si lega prima a Riccardo Lombardi, poi a Giacomo Mancini, per scegliere alla fine di puntare tutto sull’astro nascente Bettino Craxi alla vigilia del congresso al Midas del 1976, che incorona Bettino segretario. Nasce così un lungo sodalizio: il segretario ha la massima fiducia del politico molisano. Nel 1976 Balzamo viene nominato presidente del gruppo parlamentare socialista.
Nel 1980 diventa ministro della Ricerca scientifica, quindi, nel 1981, ministro dei Trasporti.
Nel 1983 Balzamo è scelto da Craxi, allora presidente del Consiglio, come capo della segreteria politica.
Sempre durante la segreteria di Bettino Craxi, nel 1985 diventa segretario amministrativo del Psi. Viene travolto dal ciclone Tangentopoli nel 1992. L’imprenditore milanese Mario Lodigiani racconta ai giudici di aver versato, dal 1985 al 1992, un miliardo all’anno a Psi e Dc. “Tutti soldi iscritti regolarmente nel bilancio del partito”, controbatte Balzamo.
L’ex-deputato Nevol Querci cita Balzamo come destinatario di 400 milioni versati come tangente dall’imprenditore romano Angelo Guglielmi. Ad ottobre 1992 Balzamo viene accusato di corruzione. Riceve un avviso di garanzia dai giudici milanesi che si occupano dell’inchiesta “Mani pulite”. I reati ipotizzati sono quelli di corruzione e violazione della legge sul finanziamento ai partiti. Dopo meno di due settimane viene colpito da un “infarto cardiaco esteso” e ricoverato all’ ospedale San Raffaele di Milano. Viene operarlo d’urgenza dal professor Sergio Chierchia: angiografia e ad angioplastica per ripristinare il flusso sanguigno, attraverso l’arteria coronarica, verso il cuore. Ma il cuore di Balzamo non regge e si ferma il 2 novembre 1992.
“Ho la coscienza tranquilla davanti a Dio”, sono le ultime parole di Balzamo, riferite dai medici. I funerali si tengono nella chiesa romana di San Pio X, a pochi passi dalla casa romana di Balzamo nel quartiere Balduina.
La cerimonia funebre è officiata dal parroco Don Antonino Ruboldi, che rivolge alla vedova, al figlio e alla sorella di Vincenzo Balzamo parole di conforto In chiesa un bel pezzo di prima repubblica: accanto a Craxi e a suo figlio Bobo, Gennaro Acquaviva, Aldo Aniasi, Carmelo Conte, Gianni De Michelis, Giulio Di Donato, Rino Formica,  Ugo Intini, Giusi La Ganga, Enrico Manca, Giacomo Mancini, Claudio Martelli, Antonio Ruberti, Giorgio Ruffolo, Claudio Signorile, Valdo Spini., Calro Tognoli Tra i socialisti illustri il presidente dell’Eni Gabriele Cagliari, quello della Rai Walter Pedullà, il segretario generale aggiunto della Cgil Ottaviano Del Turco, il sindaco di Roma Franco Carraro. Tra gli altri Giorgio Napolitano, Giovanni Spadolini, Arnaldo Forlani. E l’imprenditore Giuseppe Ciarrapico.
Giulio Scarrone scrive un articolo di fuoco sull’Avanti: “Nel ciclone abbattutosi sui partiti per i finanziamenti privati, quello che aveva più colpito Vincenzo certo era stato l’avviso di garanzia ricevuto dai giudici milanesi, ma ancora di più l’ipocrisia di certi sepolcri imbiancati che avevano scoperto un moralismo d’accatto, fingendo di non sapere quello che invece avevano detto e saputo”. E ancora: “Speriamo che il suo sacrificio, perchè di questo si tratta, serva almeno a questo: a uscire da una situazione insostenibile da ogni punto di vista e a fare chiareza, smettendola con ogni infingimento sulla tanto vessata questione dei costi della politica, che sono poi i costi della democrazia (per non pagarne di più salati senza democrazia”.
Claudio Martelli: “”Balzamo è morto sotto il peso dello stress e non certo per un avviso di garanzia . Ci sono titoli di giornale che sono peggio di catenacci tirati sull’ esistenza dei cittadini. Nella lesione dei diritti e della dignità delle persone i mass media hanno molte più responsabilità dei giudici”.
Bettino Craxi, nel discorso alla Camera del 29 aprile 1993, accusa: “Il 2 novembre dello scorso anno moriva improvvisamente Vincenzo Balzamo, deputato al Parlamento, segretario amministrativo nazionale del Psi. Dopo settimane di angosce e di tensioni un infarto ne aveva stroncato l’esistenza.
Solo pochi giorni prima aveva ricevuto un avviso di garanzia per gravi reati. Da quel momento dopo la sua morte nel giudizio degli inquirenti vengo considerato una sorta di successore universale di tutte le condotte addebitate all’on. Balzamo e vengo investito da una raffica di avvisi di garanzia per concorso in fatti veri o presunti attribuiti ai responsabili dell’amministrazione del Psi. Purtroppo la scomparsa immatura dell’on. Balzamo lasciando un vuoto doloroso ci ha privato di un testimone essenziale e decisivo per tante vicende che costituiscono oggetto di indagine. Sta di fatto che fino alla sua morte gli inquirenti concludono con l’on. Balzamo il rapporto concorsuale nei reati che vengono individuati. Alla sua morte coprono con me il posto rimasto vuoto”.
Di Balzamo rimane, tra gli altri, il volume “Le radici del socialismo a Brescia e Bergamo”, edito da SugarCo nel 1991.
 
(Giampiero Castellotti)

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