Costruire un’alternativa politica nel Molise

Come ho già sottolineato, viviamo in una regione in cui il voto di scambio, generato da taluni poteri economici con una cultura oligarchica e perciò stesso antidemocratica, solo per usare termini ancora eufemistici, ha eliminato o almeno ridotto al lumicino il voto libero di opinione e dunque la stessa democrazia.

Quasi tutti i gruppi politici presenti in Consiglio regionale, in maniera dichiarata o mascherata, sono parte di questo sistema al quale appartengono ovviamente anche tantissimi amministratori.

Le adesioni trasformistiche alla composizione di maggioranze spurie da destra e dal cosiddetto centro-sinistra nelle passate consiliature come le mediazioni contradditorie più volte cercate dovrebbero aprire gli occhi a tutti che eventuali alternative politiche non possono che essere cercate altrove, viste talune manovre indecorose di potere nella maggioranza e considerato che anche le forze politiche dell’attuale opposizione, che sostengono tuttavia il governo nazionale, non sono riuscite a muovere niente in regione come nel Consiglio dei Ministri.

Abbiamo in sostanza avuto fin qui un Consiglio Regionale che nella sua totalità si è distinto più per la platealità e l’incomprensibilità delle prese di posizione che per proposte e conseguenti decisioni davvero utili all’interesse collettivo.

Se non lo ha fatto, credo si debba disilludere chi pensava alla possibilità che si riuscisse a far passare una mozione di sfiducia a Toma o che esista ancora in questo Consiglio regionale qualche gruppo politico cui poter fare riferimento e da cui poter ripartire.

Da anni non solo non c’è la più pallida idea di una progettazione di economia sostenibile ed ecocompatibile, di una razionale rete scolastica, di un piano di cultura permanente soprattutto nelle aree interne, di una sanità pubblica in grado di preservare la salute dei cittadini, di un sistema degno di rete stradale e di trasporto, di una digitalizzazione funzionale dei servizi, mentre i cittadini hanno dovuto non solo lottare per questi diritti, ma anche per opporsi alle idee assurde di chi ha immaginato negli anni scorsi centrali a biomasse, sistemi di devastazione del territorio con progetti di allevamento come quelli delle gran manze e da ultimo un sistema sanitario che ha distrutto uno dei servizi fondamentali per la popolazione; oggi si fa a gara anche tra regioni confinanti per annullare il commercio di prossimità favorendo prima gli ipermercati ed ora, sollecitandone l’atterraggio sui territori, un e-commerce in mano ad aziende che scelgono paradisi fiscali per le tasse e sottopongono i lavoratori a contratti assurdi, mentre si è incapaci tra l’altro di proporre e sollecitare un’organizzazione alternativa dei servizi del terziario; sulla stessa linea nel settore turistico, da parte di un imprenditore canadese in sodalizio con investitori cinesi, si affaccia nell’area di Montenero di Bisaccia “South Beach”, un progetto sul quale occorre tenere le antenne ben alzate evitando che il profitto sia posto al di sopra delle esigenze ambientali ed umane.

Non solo continuiamo ad avere una qualità della vita davvero scadente, ma siamo al deprezzamento di qualsiasi bene immobile esistente in regione, ad una disoccupazione che porta via tantissimi giovani e soprattutto all’ingovernabilità del sistema sanitario la quale ci ha portato fin qui a 486 morti per Covid con il tasso di letalità più alto d’Italia.

Il livello dell’apparato amministrativo in qualsiasi ambito appare ormai su piani d’incompetenza, indecorosità e vacuità che si mostrano non solo nei contenuti ma ormai anche nella forma espressiva.

Siamo al fallimento della politica e di un ceto dirigente che appare il più inadeguato in assoluto dalla nascita della regione

La condizione nei diversi settori della vita sociale è grave per non dire tragica.

Rispetto a tale situazione occorre costruire anzitutto un fronte comune di opposizione all’esistente eliminando anche nella società civile le attuali divisioni che affondano in atteggiamenti non certo costruttivi di quanti, rinunciando talora al dibattito umile, rispettoso e paritario, tentano di mettere se stessi o il gruppo di riferimento al centro di tutto senza più riconoscere cosa sia il confronto, la capacità di sintesi ed il bene comune.

Questo quadro sociale in ogni caso non si chiarisce, come ho già scritto, con la rabbia di chi pensa ad un “cupio dissolvi” (desidero essere dissolto) immaginando che tali problemi si risolvano magicamente con l’accorpamento del Molise all’Abruzzo perché, come ho cercato di argomentare, sia pure schematicamente, le soluzioni non sono solo a livello delle strutture amministrative.

Certo ad esempio occorre chiedersi le ragioni per cui nei posti direttivi apicali abbiamo quasi ovunque personale esterno alla regione o non si stia procedendo all’abolizione, prevista da una legge di ben dieci anni fa, di enti come le Comunità Montane, ma le questioni riguardano soprattutto l’ordine politico ed attengono ad una serie di riforme di natura culturale, legislativa, strutturale ed organizzativa di cui è necessario a mio avviso approfondire le linee d’intervento e che riguardano anzitutto Statuto regionale, legge elettorale, sistemi di voto, di scrutini e conflitto d’interesse.

Ci sono su tutto il territorio regionale una serie di persone ed associazioni culturali, sociali e politiche libere e democratiche che da tempo stanno elaborando idee per un futuro diverso del Molise.

Partire da esse creando una rete articolata, plurale, libera e partecipata su tutto il territorio regionale può essere l’idea iniziale per ricostruire anzitutto intorno a noi un tessuto di libertà, di democrazia partecipata e di strutturazione di una formazione politica alternativa che guardi alla realizzazione di una società libera, solidale ed egalitaria per la realizzazione di una qualità della vita quantomeno accettabile per tutti.

Il primo passo potrebbe essere quello di scegliere dei coordinatori che sviluppino linee di lavoro per creare i presupposti concreti di un’alternativa politica e che determinino la bozza di uno statuto costitutivo di un soggetto in forma associativa garantendo tutte le forme di una democrazia partecipata e rinviando perciò sempre le decisioni fondamentali a livello assembleare in particolare ogni qualvolta lo richieda la maggioranza degli iscritti.

Il confronto con i cittadini, ormai fuori dai radar delle attuali forze politiche, deve tornare l’elemento fondante dell’azione politica.

Occorre poi creare gruppi di studio affidati a persone esperte, preparate, responsabili e capaci di affrontare i problemi urgenti della popolazione in regione ed in particolare quelli relativi ad un piano di sviluppo economico per l’occupazione nei settori dell’agricoltura, della zootecnia, della silvicoltura, del turismo, dei servizi commerciali, di un artigianato e un’industria collegati alle vocazioni territoriali, sostenibili e funzionali al miglioramento della qualità della vita su tutto il territorio della regione.

Naturalmente una tale progettazione va pensata in stretta relazione con la creazione a livello culturale e formativo di una mentalità imprenditoriale che in Molise al momento è davvero carente.

Urgente è altresì studiare e portare ad attuazione un’organizzazione sanitaria pubblica, razionale e funzionale alle esigenze epidemiologiche della popolazione regionale partendo da un sistema di prevenzione, dall’assistenza domiciliare e territoriale, dal rafforzamento delle strutture diagnostiche e curative e da una progettazione della cura agli anziani sviluppata sul piano domiciliare e semiresidenziale seguendo idee innovative che da tempo dovrebbero averci fatto superare il sistema delle case di riposo.

Per ciò che riguarda le linee di gestione dell’attività culturale è fondamentale riportarne le funzioni ad un assessorato regionale affidato a persone di grande competenza per definire la rete scolastica, le attività di ricerca, quelle relative all’istruzione ed all’educazione dalla scuola materna all’Università nonché le altre attinenti ad arti e spettacoli ed ancora a progetti in grado di promuovere i prodotti culturali all’interno e fuori della regione.

Si tratta di definire ancora la strutturazione di una rete viaria efficiente e di un sistema di trasporto alternativo, ma anche di forme organizzative dei sistemi di comunicazione libere, aperte al confronto e soprattutto alla partecipazione popolare nella convinzione che le soluzioni ai problemi non sono appannaggio di alcuno e vanno allargate democraticamente a tutti.

Sul piano più strettamente politico necessita definire le linee di una riorganizzazione istituzionale per le forme di amministrazione locale dei servizi pubblici e quindi studiare e proporre la modifica dell’attuale divisione del Paese in Regioni, Province e Comuni uscendo dall’idea del regionalismo differenziato, pensando a poche macroregioni cui revocare tuttavia alcuni attuali poteri su prestazioni essenziali assicurando in tal modo parità dei servizi su tutto il territorio nazionale.

Indispensabile è l’impegno a studiare e ridefinire lo Statuto regionale del Molise, la legge, i collegi ed i seggi elettorali a partire dal ruolo e dalla nomina delle diverse cariche, dalla proposta ad esempio di scrutini centralizzati dei voti su pochissimi centri regionali e non più nei seggi elettorali finalizzati per impedire in tal modo il controllo del voto e garantire all’elettore una maggiore libertà di espressione; essenziale sarebbe anche l’organizzazione di forum periodici tra eletti ed elettori e non ultima l’ipotesi di un referendum richiesto dai cittadini per la revoca dei poteri al presidente della giunta ed all’intero Consiglio Regionale in caso di gravi e palesi inadempienze o incapacità.

Essenziale poi, per impedire il voto di scambio, è la predisposizione di un progetto di legge sul conflitto d’interessi.

Se crediamo poi che la politica non sia una professione, ma un servizio ai cittadini, si devono drasticamente ridurre le indennità per i consiglieri regionali e per gli altri amministratori eliminando qualsiasi forma di privilegio.

Il compito finale direi è quello di cercare le vie più efficaci per far passare idee innovative sul piano della comunicazione mediatica a qualsiasi livello.

Certo nel costruire un’alternativa politica in Molise il presupposto indispensabile per dare rappresentanza nelle istituzioni ai bisogni di una reale democrazia e del bene comune occorre aver chiara l’esigenza che le persone e le associazioni cerchino di rinunciare a chiusure puristiche ed egocentriche di vario tipo al fine di costruire possibilmente un fronte comune per trovare le finalità e gli obiettivi indispensabili per dare alla regione un assetto realmente democratico ed una qualità della vita degna di questo nome per tutti, ribadisco tutti, i cittadini cui bisogna garantire principalmente il diritto a salute, casa, lavoro e cultura.

Per questa ragione mi auguro che possano esserci anche diverse iniziative in merito, ma spero vivamente che poi convergano in un soggetto unitario capace di dare rappresentanza alle necessità dei cittadini.

(Umberto Berardo)

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