Il tabagismo tarpa le ali ai giovani

L’accezione è decisamente negativa: è un vizio. E anche un malcostume. Perché l’unica verità, inoppugnabile, è che il fumo di tabacco non faccia bene alla salute. E alla convivenza tra le persone, e quindi alla società, in generale.

Per approfondire le conseguenze di questa vera e propria ecatombe provocata da tale amaro “capriccio”, è sufficiente farci indirizzare dai dati raccolti dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Iniziamo dalle conseguenze nefaste. Il Center for disease control and prevention (Cdc) degli Stati Uniti ha identificato 27 malattie con causa nota o probabile del tabagismo, da quelle broncopolmonari a quelle cardiache e dell’apparato circolatorio fino alle neoplasie: il 27 per cento di tutti i tumori sono attribuiti al consumo di tabacco. Le più comuni sono le bronchiti acute e croniche, gli enfisemi polmonari, cioè l’abnorme dilatazione degli alveoli con distruzione delle loro pareti, gli infarti miocardici, le trombosi, gli ictus, le aterosclerosi. Mediamente il fumo raddoppia la possibilità di essere colpiti da una di queste patologie.

Altri danni sono apportati alla sessualità maschile, dalla disfunzione erettile all’impotenza. Una ricerca condotta dal Massachusetts Male Aging Study (Mmas) evidenzia come il fumo di sigaretta amplifichi il rischio di impotenza, specie quando è associato a patologie cardiovascolari e relative terapie farmacologiche. Nei soggetti tra i 40 e i 70 anni l’incidenza di impotenza varia tra il 5 e il 15 per cento.

Per le donne è invece forte l’incidenza per la menopausa precoce.

Ma il fumo comporta problemi anche alla gravidanza, alla salute mentale che soffre di un declino precoce, ai reni, ai denti e alle gengive, agli occhi (in particolare alla retina), alla pelle che subisce un invecchiamento accelerato. I figli di genitori fumatori, evidenziano gli studi scientifici, hanno una maggiore incidenza di polmoniti, bronchiti e crisi asmatiche rispetto ai figli di genitori non fumatori.

Scontate, quindi, le pesanti ricadute sul sistema sanitario mondiale, dal momento che i fumatori nel nostro pianeta sono circa un miliardo. La gravità dei danni fisici è direttamente proporzionale all’entità dell’abuso: sono determinanti l’età di avvio del vizio, il numero di sigarette giornaliere consumate, il numero di anni di fumo e l’inalazione più o meno profonda del fumo stesso.

I numeri diffusi in materia dall’Organizzazione mondiale della sanità, frutto anche di stime, sono raccapriccianti: su mille maschi adulti che fumano, uno morirà di morte violenta, sei per un incidente stradale e 250 per patologie correlate all’uso del tabacco. L’esito totale è spaventoso: il consumo di tabacco uccide otto milioni di individui ogni anno nel mondo. Di cui 700mila in Europa e 93mila in Italia (il 20,6 per cento del totale di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9 per cento tra le donne), con costi diretti e indiretti pari a oltre 26 miliardi di euro soltanto nel nostro Paese, secondo la ricerca “Tobacco Atlas”.

Ad aggravare questa strage ci sono altri 1,2 milioni di morti in tutto il mondo tra i non fumatori per il cosiddetto fumo passivo. Il tabacco, quindi, provoca più decessi della droga, dell’alcool, degli incidenti stradali, della somma di omicidi e suicidi.

Gli emblematici dati dell’Oms vanno oltre. Il 70 per cento delle persone comincia a fumare prima dei 18 anni di età. Il 94 per cento prima dei 25 anni. E 20 sigarette al giorno riducono mediamente di cinque anni la vita di un giovane che inizia a fumare a 25 anni.

IL “PIANETA GIOVANI” – Un focus più dettagliato sul nostro Paese ce lo offre l’Istat, che ogni anno aggiorna i dati sul fumo all’interno dell’Indagine sulle attività della vita quotidiana: secondo il nostro Istituto nazionale di statistica, nel 2020 i fumatori, tra la popolazione con più 14 anni, erano circa 10 milioni, con prevalenza degli uomini sulle donne e, in assoluto, della fascia di età tra i 25 e i 34 anni. Ecco perché il tabagismo è una piaga che investe soprattutto il “pianeta giovani”, tarpando le ali ad una parte del loro futuro a causa di malattie che potrebbero insorgere nell’ambito della vita, anche lavorativa.

Proprio sull’importante rapporto tra fumo e giovani, esistono dati più specifici diffusi da diverse organizzazioni.

Per quanto riguarda i minori, ad esempio, lo studio HBSC (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare), promosso dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms, coinvolge dal 2001 gli studenti di 11, 13 e 15 anni in tutte le regioni italiane. Secondo i dati di questa rilevazione, la quota di ragazzi che dichiarano di aver fumato sigarette almeno un giorno negli ultimi 30 giorni, per quanto in leggera diminuzione nell’ultima analisi rispetto a quella precedente, aumenta sensibilmente con il progredire dell’età. E si rivela più marcata nelle ragazze (31,9 per cento) rispetto ai ragazzi (24,8 per cento) a 15 anni. Quindi fuma poco più di un giovanissimo su quattro.

Un’altra indicativa indagine è la GYTS (Global Youth Tobacco Survey – Indagine globale sul tabacco e i giovani), promossa sempre dall’Oms insieme al Centro di controllo delle malattie di Atlanta/Usa (Cdc), che coinvolge dal 2010 gli studenti del terzo anno della scuola secondaria di primo grado e del primo e secondo anno della scuola secondaria di secondo grado (13, 14 e 15 anni).

Cosa emerge dai risultati di questa ricerca? Innanzitutto si conferma la prevalenza delle ragazze sui ragazzi tra i fumatori e la leggera decrescita rispetto al dato del 2014. Ma soprattutto vengono classificate le cinque determinanti dell’abitudine al fumo: accessibilità/disponibilità e prezzo, esposizione a fumo passivo, cessazione, media e pubblicità e curriculum scolastico. Inoltre vengono campionate le motivazioni che spingono i giovani a fumare, frutto di un processo multifattoriale complesso che comprende: fattori di rischio ambientali (accessibilità, ai prodotti a base di tabacco, accettazione del tabacco nel contesto sociale di vita, disagio familiare), sociodemografici (basso livello socio-economico) e comportamentali-individuali (basso livello di scolarità, scarse capacità nel resistere all’influenza sociale, basso livello di autostima e di autoefficacia).

Più nel dettaglio, la maggior parte dei ragazzi è consapevole della dannosità del il fumo, la metà degli studenti evidenzia però di essere esposto al fumo passivo in casa, altri sottolineano la facilità al reperimento di sigarette nonostante la minore età, infatti il 68 per cento di loro non ha problemi nell’acquisto nelle rivendite autorizzate e continua a crescere la quota di coloro che acquista le sigarette al distributore automatico.

Interessante anche il dato sulla sigaretta elettronica: tra il 2014 e il 2018 l’utilizzo è più che raddoppiato tra i giovanissimi, passando dall’8,4 al 17,5 per cento.

Una terza ricerca è la ESPAD Italia (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs – Italy), incentrata sui comportamenti d’uso di alcol, tabacco e sostanze psicotrope legali e non, da parte degli studenti e delle studentesse di età compresa fra i 15 e i 19 anni frequentanti le scuole medie superiori italiane. I dati ricalcano le linee delle altre due ricerche.

SMETTERE E’ SALUTARE – Contrastare il tabagismo dovrebbe essere un obiettivo in cima ad ogni agenda governativa. Perché, al di là degli aspetti salutistici e sociali (la maggior parte dei decessi correlati al tabacco si verifica nei Paesi a basso e medio reddito, spesso bersaglio preferito del marketing dell’industria del tabacco), se è vero che la vendita di sigarette alimenta un mercato economico enorme, con ricadute benefiche anche per le casse degli Stati, nel contempo questa piaga ha ricadute sanitarie e sociali dai costi certamente maggiori per la collettività.

Ecco perché, come raccomanda da sempre la comunità scientifica, sono importanti i programmi di prevenzione a 360 gradi, compresi gli interventi nella fascia giovanile che equivalgono ad un importante investimento per il futuro. Il ruolo dell’educazione in ambito scolastico è quindi centrale, in particolare attraverso azioni finalizzate a fornire informazioni corrette sull’uso del tabacco e a favorire la capacità decisionale verso il consumo critico. Basilare il coinvolgimento dei contesti sociali e familiari.

Strategico utilizzare il campione dei milioni di persone che sono riuscite a smettere di fumare, analizzando motivazioni e tattiche vincenti, soffermandosi ad esempio sul ruolo eventuale della famiglia, del medico di base o delle strutture preposte.

Tra gli ausili utili per smettere di fumare, ricordiamo la guida predisposta dall’Istituto superiore di sanità e il Telefono verde contro il fumo (800-554088).

Bibliografia

Ministero della Salute. Danni derivati dall’uso del tabacco. http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_463_listaFile_itemName_0_file.pdf

Ministero della Salute. Fumo. http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_5.jsp?lingua=italiano&area=stiliVita&menu=fumo

(Maria Di Saverio)

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