Lasciate i personalismi fuori dalla scuola

L’attuale tribolato anno scolastico, flagellato dal Covid e a cui la didattica a distanza ha gettato un’ancora di salvezza, è caratterizzato soprattutto dai personalismi della ministra e di alcuni capi-popolo che, cavalcando la protesta di quanti vorrebbero una scuola restituita alla normalità – condizione non proprio facile con migliaia di nuovi contagiati al giorno e centinaia di decessi – acquisiscono un po’ di visibilità mediatica.

C’è un dato di fatto, purtroppo, incontestabile: nel pieno di una pandemia, specie nel nostro disorganizzato Paese, non è facile gestire quei 30 milioni di contatti giornalieri determinati dalla scuola, tra studenti, docenti, personale scolastico, genitori e altri familiari. Lo abbiamo visto nella prima fase dell’anno scolastico, quando dal migliaio di nuovi casi al 14 settembre si è passati, dopo pochi giorni, ai 10mila e più, fino addirittura a sfiorare i 40mila a metà novembre.

Siamo coscienti che rinunciare alla presenza sia un danno per tutti. Ma dopo un sisma sarebbe prudente far rientrare la gente nelle case?

Meglio allora la didattica a distanza per le scuole superiori, in grado comunque di garantire lezioni e apprendimenti. Grazie – non va dimenticato – ai sacrifici della classe docente.

Lontani da un dibattito tutto ideologico tra fautori della scuola in presenza o della didattica a distanza, crediamo che il rischio della “normalità” sia troppo elevato. Specie con molti ospedali ancora in sofferenza, le influenze stagionali in partenza e la spada di Damocle su una campagna vaccinale appena cominciata tra mille problemi.

È ammissibile che per il protagonismo di qualche politico e per non aspettare qualche altra settimana, con la popolazione fragile finalmente vaccinata, rischiamo tutti di accentuare i drammi sanitari, psicologici ed economici collettivi e di appesantire ulteriormente il bilancio di vite umane che ci vede amaramente primi in Europa?

Se gli studenti continueranno ad utilizzare le tecnologie non solo per le chat o per il gioco, come fanno abitualmente, ma anche per l’apprendimento scolastico e per il bene comune per qualche altra settimana, sarà un gesto lodevole di vera educazione civica. I ragazzi oggi patiscono un po’ la mancanza di aggregazione? Potranno di certo recuperarla con la bella stagione, casomai tornando ad abbracciare per primi proprio i nonni.

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