Israele e il complesso di Zidane



All’epoca della penultima campagna militare israeliana, quella in Libano nell’estate del 2006, scrivemmo un articolo intitolato "Il complesso di Zidane". Scusate l’autocitazione, ma non abbiamo resistito alla tentazione di aggiornare quello scritto.


Il complesso di Zidane, in onore del goleador francese il cui sangue ribolle alle ingiurie contro madre e sorella è quel comportamento che spinge a reazioni sproporzionate. Se tutte le volte che durante una partita prendessimo a pugni chi ci insulta, il calcio si trasformerebbe in boxe. In ogni caso un giocatore permaloso non diventerà mai un campione e nemmeno un professionista. Gli avversari provocherebbero in continuazione la reazione che lo faccia espellere, come ben sapeva Materazzi.


Se dai campi di calcio ci trasferiamo sulla scena internazionale possiamo osservare che il complesso di Zidane è una costante dei governi israeliani soprattutto di quelli più screditati. Un soldato viene rapito? Si bombarda la popolazione civile per ritorsione, provocando l’esecrazione del mondo civile. Se ogni governo un cui cittadino venisse rapito da terroristi o da elementi stranieri si vendicasse attaccando la popolazione civile il mondo sarebbe in guerra perenne. Ne volete una riprova? I terroristi baschi dell’Eta che hanno rapito cittadini spagnoli, seminato bombe e ammazzato indiscriminatamente civili, hanno avuto per decenni le loro basi in Francia con il consenso più o meno tacito (e a volte la copertura) del governo francese. Aveva diritto il governo di Madrid di bombardare i villaggi francesi dei Pirenei dove si nascondevano i terroristi baschi?


Cosa succede quando un governo, o un Paese, soccombe al complesso di Zidane? Che i suoi nemici prendono a provocarlo in continuazione per screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica. Come appunto fa Hamas. E ogni volta Israele paga un prezzo altissimo: partire a testa bassa senza preoccuparsi delle conseguenze è tipico degli imbecilli, perché alla fine si paga un prezzo salato. Infatti la guerra in Libano del 2006 si è tramutata in una sconfitta, i soldati rapiti sono ancora nelle mani dei rapitori, gli Hezbollah si sono rafforzati militarmente e politicamente. E i governanti israeliani tra recriminazioni sulle rispettive incompetenze, accuse sulla condotta della guerra e scandali di mazzette all’italiana, da anni sono soggetti ad un discredito senza precedenti, soprattutto in patria.


Adesso Olmert, Primo Ministro à la Zidane, già ben oltre il tramonto politico, non contento dei danni autoinflittisi in Libano lancia una nuova campagna a Gaza per rispondere alle provocazioni di Hamas. Stavolta c’entra anche il calcolo elettorale (si vota tra poche settimane) cioè dover dimostrare di essere più intransigenti degli intransigenti. Ma i massacri di civili non portano voti. La rioccupazione di Gaza se mai avverrà sarà un altro pantano militare peggiore del Libano che spingerà la nuova amministrazione di Obama a prendere le distanze e ridarà fiato ai terroristi che non cercano altro che uno spot di questo tipo per reclutare i martiri. E comunque i razzi continueranno a cadere su Ashkelon per gli anni a venire.

 

(Fabio Scacciavillani)

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