ANALISI / Brividi da Biferno



Il 19 gennaio, l’immagine trasmessa nell’edizione serale del TG3-Regione del viadotto del Biferno lambito fin quasi alla sede stradale dall’acqua dell’invaso salita vertiginosamente di livello per i motivi che sono sotto i nostri occhi, mi ha trasmesso un brivido di paura lungo tutto il corpo.
Non sono un tipo impressionabile, ma vedere i piloni che sorreggono quel serpentone di cinque chilometri assediati da tutta quell’acqua mi ha risvegliato l’incubo ricorrente sulla staticità della Statale 647, cioè la Fondovalle del Biferno, l’unica arteria che collega il nostro territorio – già tanto penalizzato dai continui dissesti idrogeologici – con la costa adriatica.
Un incubo che rivivo ogni volta che la percorro, perché al fascino dello spettacolo offerto dallo specchio d’acqua del lago di Guardialfiera e dalle sue sponde erbose si sovrappone la vista dei troppi punti in cui il calcestruzzo armato della struttura è corroso, o distaccato, mentre i pilastri accusano innegabilmente gli anni trascorsi tra milioni di mc. di acqua inquinata da ogni tipo di sostanze aggressive.
Pilastri sottoposti a uno sforzo continuo causato dai carichi eccezionali che percorrono il viadotto, spesso con una concentrazione di traffico insostenibile anche per una strada normale.
E viene da chiedersi perché questa monumentale opera, tra le più significative d’Europa, dopo ben 45 anni dall’inaugurazione, è ancora senza collaudo. Le grida d’allarme e gli appelli alle Autorità competenti non sono certo mancati, anzi, è stata fatta presente più volte la situazione in maniera circostanziata, eppure tutto quanto è stato fatto finora per sensibilizzare chi di dovere ha trovato bocca muta e orecchie sorde, segno incontrovertibile della colpevole e ingiustificabile indifferenza delle nostre Istituzioni riguardo a un’emergenza che tocca e coinvolge tutti noi molisani, la nostra incolumità, il nostro diritto elementare a circolare liberamente, senza tremate nel timore – purtroppo reale- di una catastrofe annunciata. E quando – Dio non voglia – una disgrazia dovesse accadere (le cronache traboccano di ponti, strade e viadotti crollati per mancati controlli o per segnalazioni sottovalutate), allora, coloro che finora hanno fatto orecchie da mercante, coloro che avevano il dovere sacrosanto di intervenire e non l’anno fatto, si stracceranno le vesti davanti alle telecamere,in lacrime (di coccodrillo) giureranno e spergiureranno che non erano stati informati. Cercheranno il solito capro espiatorio.
Non parlerò delle ipotesi e dei progetti di tracciati viari finora prospettati e poi messi a dormire, ma mi sento di concludere dicendo che noi molisani soffriamo da sempre – e con troppa pazienza – la realtà quotidiana di pessimi collegamenti ferroviari con i centri urbani della regione, della Campania e del Lazio. L’unica certezza, e grande orgoglio, era questa arteria, per mille ragioni. Finita anche questa. E ora ?

Rita Frattolillo

<div class="

Precedente Sandro Arco non è più "Molise Cultura" Successivo Pozzilli (Isernia), Invitalia e Neuromed investono 32,5 milioni di euro