“La casa di tutte le guerre”, il nuovo libro di Simonetta Tassinari



ROMA – L’ultimo libro di Simonetta Tassinari “La casa di tutte le guerre” – in uscita il 15 gennaio – è un romanzo ironico, e allo stesso tempo profondo, sugli affetti famigliari e su come possono cambiare nel tempo.
La voce narrante è quella di Silvia, una bambina di dieci anni e mezzo che ogni estate trascorre le sue vacanze insieme alla nonna inglese a Rocca San Casciano, borgo sull’appennino della Romagna Toscana con i tetti di terracotta e le case di mattoni rossi con le persiane dipinte di verde o di azzurro dietro le quali si celano le donne a ficcanasare. Silvia guarda con ammirazione la nonna, una bellissima donna alta ed elegante con il suo cappello con la veletta, i vestiti di lino e i guanti anche d’estate (ispirata a questo modello di bellezza, esprime più volte il desiderio di fare l’indossatrice da grande). Sposata con un notabile del posto conosciuto in Inghilterra, la signora (come veniva chiamata) viveva in quella che molti in paese definiscono la villa più bella del borgo. È il suo guscio, la protegge, è la “salvezza della sua anima”. Simonetta Tassinari fa muovere i suoi personaggi regalando al lettore un esaustivo affresco degli anni Sessanta con atmosfere che rimandano al cinema di Pupi Avati e di Federico Fellini: i giochi di strada e il cinema dei frati con gli amici Laura, Pietro e Momo, la malvista amicizia con Lisa, la figlia del balordo del paese, selvatica e ribelle, le visite alla bisbetica zia Prospera, i ricevimenti del mercoledì con gli amici matusa della nonna.

C’è un qualcosa di cinematografico nello stile narrativo della Tassinari: leggiamo e ci sembra quasi di vederla quella piazza Garibaldi sulla quale si affacciano i portici e dove si svolge il mercato del mercoledì, le giostre che arrivavano per la festa di San Tribulzio. Le vicende familiari sono narrate nel contesto di un’Italia che stava costruendo il suo futuro di paese che aveva saputo superare l’immane tragedia della guerra e si scopriva negli anni del miracolo (la Giulia super blu, l’Ovomaltina e la Nutella).E’ l’estate del 1967, quella dei capelloni visti come trasgressivi e comunisti dagli abitanti, perlopiù democristiani, di Rocca dove bisognava stare attenti alla reputazione (“una persona era sempre il figlio, il nipote, il cugino di qualcuno. Dietro l’apparenza di un contemporaneo sembrava che ci fossero ancora e si muovessero con lui tutti i suoi antenati con le loro buone azioni o malefatte”).
Patty Pravo canta Qui e là, le note di Yesterday e Yellow submarine riecheggiano nella casa di nonna Mary Frances per farla sentire meno straniera mentre Silvia, si rifugia in soffitta per aprire il cassetto delle meraviglie che cela segreti che cambieranno per sempre la sua vita, quella di Lisa e della sua famiglia.
Silvia spera che un giorno quella casa – che un tempo fu crocevia di carbonari e mazziniani nell’Ottocento e comandanti della Seconda Guerra Mondiale, con il salone che dava l’idea di un signore anziano cupo e brontolone che si ritira sempre più in sé stesso rimpiangendo il passato – un giorno possa diventare una casa piena di calore e gioia. Il profumo della lavanda, del ragù che bolliva in tutte le case la domenica mattina e l’aroma della cannella e della zuppa inglese: è come riaprire il cassetto dei nostri ricordi d’infanzia.
Il racconto stimola una riflessione sul rapporto tra le generazioni. Oggi molti studiosi parlano di clash generation, di conflitto tra vecchi e giovani, per dirla con Pirandello. Negli anni Sessanta esisteva un canale comunicativo efficace che legava padri e figli, nonni e nipoti. Oggi il dialogo denso di esperienze e di valori rischia di “evaporare” e di isterilirsi schermato da una mediazione tecnologica fredda e fuorviante. Forse per questo l’autrice ci spinge a volgere lo sguardo indietro.
(Corbaccio, 243 pp., 14,90 euro).

L’autrice
Simonetta Tassinari è nata a Cattolica (Rimini) alla fine degli anni Cinquanta, ma vive da tempo a Campobasso. Insegna Storia e Filosofia in un liceo scientifico e, prima di La notte in cui sparì l’ultimo pollo ha pubblicato, sempre con Giunti nel 2008, Che fine ha fatto Susy Bomb? e, prima ancora, sei serissimi saggi di storia filosofia e tre romanzi. Amante della campagna, dello sci di fondo e delle lunghe passeggiate, ha una famiglia numerosa e chiassosa, un coniglio nano e un cane semi randagio. Normalmente scrive in mezzo al caos, nel quale peraltro si trova benissimo.

(Ida Santilli)

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