Elio Germano protagonista del film sul G8 di Genova



ROMA – Il festival di Cannes porta particolarmente fortuna ad Elio Germano, l’attore romano d’origine molisana lo scorso anno premiato proprio in Francia e che si conferma uno dei nuovi talenti assoluti del cinema italiano.
Sarà lui, infatti, uno dei protagonisti del film sui fatti del G8 di Genova del 2001, ancora in embrione e che si annuncia come uno degli eventi della prossima stagione cinematografica.
Il produttore Domenico Procacci della Fandango ha chiuso in questi giorni a Cannes accordi strategici per realizzare una pellicola sui drammatici eventi del luglio 2001 che videro contrapposti, a margine del G8 di Genova, i movimenti antagonisti e noglobal e le forze dell’ordine.
Procacci, che insegue il progetto da molto tempo, secondo ciò che è trapelato dovrebbe realizzare il film con un budget di 10 milioni di dollari con i francesi di Le Pacte (gli stessi con cui ha prodotto “Habemus Papam” di Nanni Moretti) e i romeni di Mandragora. Daniele Vicari dovrebbe dare inizio alle riprese tra qualche settimana a Genova.
Tra i protagonisti internazionali annunciati, Elio Germano, Claudio Santamaria, Pippo Del Bono, Jennifer Ulrich e la romena Monica Barladeanu. Per il giovane attore romano, reduce da un anno trionfale, si tratta di un’altra grande sfida non solo di recitazione, ma anche politica, dal momento che non ha mai fatto mistero del suo impegno sociale, manifestato anche nel corso di fortunate prove teatrali.
Il film non mancherà di suscitare polemiche, raccontando a livello internazionale una delle pagine più buie della storia recente del nostro Paese.
Durante lo svolgimento del G8 di Genova, funestato da gravi incidenti di piazza tra manifestanti e forze dell’ordine che culminarono con la morte del giovane romano Carlo Giuliani, si verificarono atti particolarmente violenti effettuati dalle forze dell’ordine nella scuola Diaz a danno di poco meno di un centinaio di manifestanti e giornalisti nazionali (come Lorenzo Guadagnucci, del Resto del Carlino) e internazionali che si erano accampati all’interno per passare la notte. Secondo le ricostruzioni processali, fecero parte dell’irruzione diverse centinaia di tutori dell’ordine.
La vicenda ha presentato numerose anomalie, dalla “misteriosa” comparsa di alcune molotov nella scuola (e loro successiva sparizione), a ritardate identificazioni di agenti fino alla scomparsa di documenti.
Il 13 giugno 2007 Michelangelo Fournier, all’epoca dei fatti vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma e uno dei 28 poliziotti imputati per l’irruzione alla Diaz, dichiara in aula a Genova, rispondendo alle domande del PM Francesco Cardona Albini, di aver assistito a veri e propri pestaggi, sia da parte di agenti in uniforme (specifica, anche in interviste successive, “con l’uniforme dei reparti celere e un cinturone bianco… non blu come il nostro”) sia in borghese con la pettorina. Parlando delle violenze, le definisce “macelleria messicana”.

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