La Fondazione Italia Usa: “Recuperare il senso della democrazia”



ROMA – “Indipendentemente dalla coloritura politica (sia il centrosinistra sia il centrodestra sono stati penalizzati in questo senso dalla profonda immaturità culturale e politica del palazzo) l’indicazione degli elettori è sempre apparsa come un qualcosa di ininfluente e secondario”. Lo afferma Rocco Girlanda, presidente della Fondazione Italia Usa, in un suo editoriale sul quotidiano online Affari Italiani dove traccia una comparazione tra il sistema politico italiano e quello americano.
“Un’anomalia tutta italiana, questa – continua Girlanda – che non si limita alla legittimazione del primo ministro, ma coinvolge ormai significative componenti dello stesso Parlamento al di là degli schieramenti. Anche qui dimostrando una totale immaturità politico-culturale che porta il nostro Paese sempre più lontano dalle consolidate democrazie non solo anglosassoni, ma occidentali in generale. Qualcuno ha mai visto gruppi di decine di parlamentari eletti in uno schieramento del Bundestag tedesco o della Camera dei Comuni inglese passare in massa, ad esempio, dallo schieramento laburista a quello conservatore? O addirittura creare nuovi partitini abbandonando lo schieramento che ha garantito loro il seggio?”
“Non parliamo poi del Congresso degli Stati Uniti – ricorda il presidente della Fondazione Italia Usa – dove giustamente vige la libertà di mandato nel senso di poter autonomamente decidere il proprio indirizzo di voto, a prescindere dalla posizione del partito. Ma questo non significa certo tradire il mandato popolare passando dallo schieramento democratico a quello repubblicano, o creare forze politiche lillipuziane aventi solo lo scopo di condizionare gli equilibri assembleari. Nella complessa discussione sulla riforma sanitaria americana abbiamo visto diversi casi di democratici critici verso le proposte del presidente Obama, come pure posizioni repubblicane non allineate con quelle del partito. Ma nessun membro della Camera dei Rappresentanti o del Senato degli Stati Uniti si è sognato di cambiare casacca, consapevole che tale comportamento avrebbe segnato la sua fine politica, attraendo verso di sé il disprezzo dei suoi elettori e dell’opinione pubblica più in generale”.
“Mi chiedo – conclude Girlanda – perché le democrazie, a partire da quella americana, considerano inconcepibili tali tradimenti della volontà elettorale mentre nel nostro Paese, unica democrazia occidentale, nessuna legge e neppure l’attuale normativa che prevede chiaramente l’indicazione del premier riesce a far breccia nella cultura politica e nel senso civico? E’ soltanto una questione legata alla sfida della riforma degli assetti istituzionali dello Stato, o possiamo e dobbiamo parlare anche di maturità democratica di chi rappresenta l’elettorato su preciso mandato dei cittadini? Mi domando se davvero la società italiana sia ancora disposta a votare uno schieramento e scegliere un premier, indifferentemente se sia di centrodestra o di centrosinistra, e ad accettare silenziosamente i successivi giochi di palazzo, che sono quanto di più lontano da quel concetto di democrazia che i padri fondatori degli Stati Uniti, nel lontano 1776, scrissero a Philadelphia con incredibile lungimiranza e consapevolezza. Quel concetto di democrazia e di rispetto del popolo che ancora oggi rappresenta una pietra angolare per chi crede nella sovranità dei cittadini e nella loro libertà”.

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