L’epopea di Giacomo Caldora nell’Italia rinascimentale



AGNONE (ISERNIA) – Antonio Arduino, già direttore della Biblioteca comunale di Agnone (in provincia di Isernia), ha appena realizzato, assieme ai figli Anna Claudia e Cristian, un’altra opera storica di prestigio, tutta incentrata, questa volta, su Giacomo Caldora (1370-1439), uno dei più discussi e, pure per questo, uno dei più noti guerrieri non soltanto della storia abruzzese-molisana ma anche della storia italiana tra XIV e XV secolo.
Le 336 pagine si leggono tutte d’un fiato, poiché l’abilità dei tre autori è stata assai efficace soprattutto nel rendere la narrazione storiografica tanto suggestiva ed affascinante quanto attraente e mozzafiato, proprio come quella di un film di guerra e di avventura, con tanti capovolgimenti di fronte e con un eroe centrale che scorazza intrepido ed audace da una regione all’altra, da una battaglia all’altra, da un intrigo all’altro tra re e regine, papi e generali, avendo come sfondo il popolo-martire meridionale stretto dalla morsa dei feudatari più cinici e sanguinari.
Il volume ha un corredo di ben 271 foto di luoghi e di castelli frequentati dal Caldora, così che tutte queste immagini (quasi una per ogni pagina), oltre a documentare e ad illustrare, aiutano la fantasia del lettore a collocare il protagonista nelle sue gesta guerresche. Il volume, finemente rilegato e con una copertina artistica ed elegante, si avvale della Presentazione del prof. Giorgio Di Giacomo (Presidente della Banca Sangro-Teatina), del Prolegomeni (Prefazione) del prof. Gianni Oliva (docente dell’Università di Chieti), dell’Introduzione del dott. Tonino Scarlatelli (scrittore ed ex giornalista televisivo Rai). Impreziosisce l’Opera il denso contributo storiografico del prof. Antonio Gesualdo, magnifico rettore dell’Università dei Popoli di Badolato (Catanzaro), intitolato “La maggiore famiglia degli Abruzzi: i Caldora, baroni e condottieri sommi” e consistente in 16 pagine.Giacomo Caldora, feudatario di origini angioine, interessa molto da vicino specialmente il Molise, poiché è nato nell’autunno 1370 a Castel del Giudice (paese oggi in provincia di Isernia) in piena valle del Sangro, ma interessa pure le regioni confinanti sia perché è morto in terra campana il 15 novembre 1439 nell’assedio di Colle Sannita (in provincia di Benevento), e sia perché, da potente “capitano del regno di Napoli”, è stato protagonista, con alterna fortuna, di episodi rocamboleschi tali che lo rendono ancora particolarmente interessante come pochi personaggi storici dell’epoca, pure per quell’alone di leggenda che solitamente caratterizza i carnefici dei “thriller” storici.
Il libro degli Arduino sul Caldora si conclude con una ricca bibliografia e con dettagliati ìndici dei nomi di luoghi e di persone che aiutano il lettore ad una veloce e facile consultazione del testo. Un testo che non dovrebbe mancare nelle biblioteche italiane, specialmente di quei luoghi dove il Caldora ha seminato audacia e gesta degne di memoria storica e letteraria in un’epoca che non fu fine a sé stessa ma contribuì, già da lontano e nonostante le sue contraddizioni, a quella Unità d’Italia di cui attualmente ricorre il 150° della conquista del Sud e della costituzione di un solo regno nazionale, aspirazione di tante precedenti generazioni storiche.

(Domenico Lanciano)

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