La vecchietta di Boccea  ed il pozzo di Talete



La vecchietta di Boccea  ed il pozzo di Talete

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Sono trascorsi dieci anni dalla scomparsa fisica di Pierluigi De Paola, vicesegretario e “colonna” di Forche Caudine ed è impossibile dimenticare i momenti della sua partenza. Il primo sentimento che, allora, ci colse fu, ovviamente, di immenso dolore, di dramma profondo, in quanto insuperabile ed intramontabile. 
Il secondo sentimento fu di rabbia, di rammarico perché proprio in quei giorni al vertice dell’Amministrazione capitolina, per la prima volta, si era affermata la compagine politica per cui aveva lottato con passione genuina. 
Ognuno di noi, oltre al grande dispiacere personale, ha anche pensato: “Guarda che beffa! Proprio adesso che poteva fare di più per la sua amata città, dal momento che conosceva direttamente molti interlocutori istituzionali. Proprio adesso che poteva provare a risolvere i problemi della sua gente dialogando “a tu per tu” con le alte sfere dell’Amministrazione capitolina”.
Ricordando quest’ultima sensazione ho chiuso gli occhi ed ho sentito la sua voce che mi chiamava. Era proprio lui che ha voluto conoscere gli eventuali progressi di Roma in questi dieci anni. Amando la sua città anche da lassù, mi ha voluto chiamare ed mi ha voluto chiedere notizie sui cambiamenti della sua città. Il dialogo è stato, più o meno, questo.
PIERLUIGI: “Avvoca’, come va laggiù. Sono dieci anni che non ho più notizie. Va meglio di dieci anni fa?”
IO: “Ciao Pierluì. No. Purtroppo non va meglio”.
PIERLUIGI: “Nun me dì che, in questi dieci anni, ci sono stati personaggi che hanno guadagnato alle spalle della povera gente?”.
IO: “Purtroppo, è proprio così. Hanno continuato a fregare la povera gente come e, forse, più di prima”.
PIERLUGI: “Ma, almeno, in questi dieci anni, qualche problema di Roma è stato risolto? Ad esempio, le buche le hanno riparate?”.
IO: “No. Pierluì. Le stanno riparando ora”.
PIERLUIGI: “Ma i giornali non hanno detto niente in questi anni? De che hanno parlato?”.
IO: “Hanno parlato di Trump, della Merkel, di Macron”.
PIERLUIGI: “E chi cazzo so’?”.
IO: “Sono gli attuali potenti della Terra. Hanno parlato di spread, di bond, di pil, di mibtel”.
PIERLUIGI: “E che d’è? E’ robba che se magna? Ho na’ fame! Qui su l’amatriciana la fanno male!”.
IO: “Lascia perde il cibo. Piuttosto, te volevo dì che fanno lo stadio della Roma”.
PIERLUIGI: “Bene! Allora lo vedi che qualche bella novità ce sta!”
IO: “No Pierluì. Pure qui ci sarebbe qualcosa di dire”.
PIERLUIGI: “Ma a proposito della Roma, chi è adesso il Presidente?”.
IO: “E’ un americano.”
PIERLUIGI: “N’americano? E non c’è un romano che può comprare la Roma?”.
IO: “Ci sarebbero costruttori romani affermati Pierluì. Ma in qualche caso, è meglio un americano”
PIERLUIGI: “In che senso?”.
IO: “Lasciamo perdere. Sarebbe un discorso troppo lungo”.
PIERLUIGI (alzando il tono della voce ed “appassionandosi”): “Ma, insomma, de la vecchietta de Boccea che non ha i soldi per mangiare non ne parla nessuno?”.
IO: “No, Pierluì. Della vecchietta de Boccea non ne parla nessuno. Non gliene importa niente a nessuno. Sono troppo presi dallo spread, dai bond …. e mi fermo qui, se no tu pensi a magnà”.
PIERLUIGI: “E la vecchietta de Boccea deve morì de fame?”.
IO: “Che te posso dì. Pensa che, due anni fa, c’è stato il terremoto ad Amatrice. Sai di chi sono stati i primi soccorsi, portando viveri di ogni genere?”.
PIERLUIGI: ” Almeno su questo saranno cambiate le cose. So’ stati i politici”.
IO (sconsolato): “No Pierluì. So’ stati Ezio, Nazareno, Alessandro, Patrizio, Gigi, Massimo e gli altri”.
PIERLUIGI: “Allora, non è cambiato niente. Mo’ scendo io e risolvo le cose a modo mio”.
IO: “Scendi Pierluì. Torna. Non sai quanto bisogno c’è di te”.
La vecchietta di Boccea mi ha ricordato il “pozzo di Talete”. Com’è noto, Talete era un filosofo ed astronomo del sesto secolo avanti Cristo che, secondo quanto riportato da Platone nel “Teeteto”, scrutando il cielo per osservare attentamente le stelle, cadde in un pozzo e venne deriso dalla serva. La serva, in particolare, lo schernì dicendogli che, per osservare le cose lontane, trascurava le cose vicine ed, in pratica, per affrontare problematiche complesse e teoriche, sottovalutava le questioni concrete, quotidiane, pratiche. 
Non so se questo paragone sarebbe piaciuto a Pierluigi ma so per certo che avrebbe compreso e, forse, apprezzato, il riferimento alla vita dei nostri giorni. 
I nostri studiosi e, per essi, la nostra società, sempre più spesso, per parlare di questioni di economia internazionale, stanno trascurando quella che potremmo definire “l’economia del vicinato”. La solidarietà sociale, quando c’è, si riferisce ad una solidarietà lontana dai nostri occhi, una solidarietà “globale”, mentre accanto a noi le persone soffrono e non riusciamo a rendercene conto. Magari, diamo un contributo economico alla raccolta per un determinato fine nazionale o internazionale (beninteso, va benissimo) ma, poi, ci disinteressiamo del problema del vicino di casa. Quasi come se avessimo “lavato la coscienza” con un contributo generalizzato, senza nemmeno preoccuparci dell’esito del nostro contributo.
Pierluigi non ragionava così. Pierluigi amava la “solidarietà del vicinato”. Pierluigi non sarebbe mai caduto in un pozzo per guardare bene le stelle. Pierluigi avrebbe guardato il pozzo perché Pierluigi desiderava portare la solidarietà concreta, diretta, immediata. Se davvero vogliamo bene a Pierluigi e vogliamo ricordarne l’esempio, riprendiamoci la “solidarietà del vicinato”. Preoccupiamoci di chi sta vicino a noi. Seguiamo, naturalmente, anche le questioni politiche-economiche nazionali ed internazionali perché riguardano il nostro futuro ma, prima, cominciamo con il dare una mano alla “vecchietta de Boccea”, al portatore di handicap che sta nel nostro palazzo, al disoccupato che incontriamo tutti i giorni, al terremotato di Amatrice. Solo così potremmo portare nel cuore con fierezza l’ambito riconoscimento di “amici di Pierluigi”. 
Il resto è “chiacchierare al vento”. Ed a proposito di “chiacchiere al vento”, secondo una efficace massima attribuita, tra gli altri, ad Abraham Lincoln e ad Oscar Wilde: “A volte è meglio tacere e passare per idiota che parlare e togliere ogni dubbio”.
(avv. Donato Iannone, vicepresidente di Forche Caudine)

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