I “proprietari” della montagna



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ROMA – Scrive Adelina: “Chi mi spiega meglio da dove ha origine l’idea di vendere parte della montagna?”. Risponde Luigi: “In sintesi (ma ci sarebbe anche altro da dire) l’idea è nata per legalizzare la situazione di Colle dell’Orso, dove c’è un ristorante costruito anni fa su terreno demaniale. Correggetemi se sbaglio”.
E’ un botta e risposta da social network quello che anima da qualche giorno il Molise. La montagna di Colle dell’Orso, uno dei più suggestivi polmoni verdi della regione, amministrata dal Comune di Frosolone, provincia di Isernia, è al centro di una rovente polemica. I termini? C’è chi parla di “svendere”, chi di “legalizzare”, chi solo di “sanare”. Di certo c’è il macchinoso tentativo di vendere 600 metri quadrati di terreno, con sovrastante fabbricato, da parte del Comune. E c’è chi non ci sta. Sono tanti. Prima un comitato. Poi, nell’era delle nuove tecnologie, un gruppo di ragazzi che ha deciso di aprire una finestra su Facebook. Quasi duecento i membri in pochi giorni. E persino l’idea di girare un documentario sulla vicenda.
Spiega Fabio, abituato a corti cinematografici e a festival: “Fare un lavoro che riguardi a pieno il territorio, le nostre problematiche. Ma con uno sbocco più vasto. Raccontare la mia terra con tutti i suoi pro e contro. Mi riuscirebbe anche perché lo sento dentro di me”.
Tania è particolarmente avvilita. Colpita dal continuo degrado che colpisce un territorio montano fatto di “strade asfaltate dappertutto, macchine, motociclette, praticamente turismo selvaggio (quando c’è), senza la presenza di una guardia forestale”. Appoggia l’idea del documentario perché serve a mettere la cittadinanza di fronte al fatto che tutto questo “è origine della propria ignavia, miopia, inerzia, incapacità o ancor peggio codardia”.
I giovani non le mandano a dire. Fabio: “Noi siamo l’ultima generazione che ha vissuto la montagna in modo veramente wild. Ma proprio sotto i nostri occhi si è concretizzato l’obbrobrio. Oggi qualcuno ha ben pensato di spezzare le gambe ad una territorio che oggi giorno dovrebbe essere accudito e tutelato come un lattante o come un patriarca”. Armando è drastico: “La tutela della montagna è difficilmente compatibile con lo sventramento dei boschi e di tutto il resto a causa dell’utilizzo di jeep, quad, etc. Perché tutela vuol dure difesa contro ogni forma di distruzione”.
Vincenzo è propositivo: “Secondo me, il primo passo che bisogna fare per proteggere la nostra montagna è quello di valorizzare il territorio. Cioè di trovare elementi di pregio scientifico, culturale e ambientale tali da poter essere conservati e quindi tutelati in quanto intesi come patrimonio ambientale o bellezze naturali.
Rocco ironizza: “Questa operazione darà inizio ad una serie di cene gratuite”.
Il comitato che difende la montagna ricostruisce dettagliatamente la vicenda. Fatta più di carte bianche che di verde.
Prima tappa: anno 2002. Il Comune intende vendere un’area di 600 metri quadrati con sovrastante fabbricato in località Colle dell’Orso. Un comitato locale si oppone. Raccoglie in pochi giorni 1.300 firme. La delibera di vendita, grazie anche a Coldiretti e Wwf, finisce impugnata al Tar Molise e al Consiglio di Stato, che legittima la vendita, però subordinandola, in sostanza, alla verifica della sanabilità o meno del fabbricato nonché della congruità del prezzo d’acquisto (31mila euro).
E’ l’ultimo giorno del 2007 quando il Tar Molise nomina il prefetto di Isernia quale commissario ad acta per dare esecuzione alla sentenza. Questi, a sua volta, delega Giovanna Lombardi.
La nuova amministrazione comunale di Frosolone, sindaco Quintino Pallante, con delibera numero 37 del 20 ottobre 2008 avvia un procedimento di annullamento/revoca in via di autotutela della delibera di vendita;
Il commissario ad acta, a questo punto, delibera l’iscrizione dei beni oggetto della vendita nell’elenco dei beni patrimoniali disponibili del Comune, e “sdemania” l’area per procedere alla vendita. Il Comune impugna tale atto di fronte al Tar Molise.
Ora la questione dovrebbe essere avviata alla conclusione a causa della delibera comunale – seguente ad atto richiesto dal commissario ad acta – con la quale si individua un notaio per la cessione dei terreni di Colle dell’Orso. Insomma il notaio dovrà procedere con la vendita.
Maurizio Trillo, vicesindaco in giunte precedenti ed ora assessore, tiene a precisare: “L’amministrazione ha sempre espresso la propria volontà di trovare una soluzione. E’ interesse anche dell’amministrazione comunale valorizzare quella zona che è un grande richiamo turistico. Ci siamo quindi attenuti all’ultimo pronunciamento del Tar Molise”.
Vicenda annosa e intricata che, nel finale, potrebbe riservare soltanto un cambio di proprietà: dal Comune a chi da anni lavora nella valorizzazione di Colle dell’Orso attraverso la gestione dell’unica struttura di ristoro.
Il vero problema rimane la valorizzazione e la promozione “sostenibile” del territorio. La sua tutela ambientale. Invece l’apertura delle cave prima, l’assalto dell’eolico già dagli anni Ottanta, l’insediamento di strutture non sempre armoniche con il contesto naturale, la mancanza di tutela per le ultime testimonianze della cultura pastorale (ad esempio, la distruzione di un pozzo in pietra aggregata a secco a Sant’Egidio o lo scempio di un vero e proprio “museo di pietre” realizzato da un pastore) vanno in tutt’altra direzione. E la vocazione turistica del Molise rimane l’eterno sogno nel cassetto di fronte ad alternative meglio organizzate. Laddove il verde non è il colore di un quad.
Consiglia Franco: “Il fatto che sull’argomento si sia aperto un dibattito significa che perlomeno un carbone acceso esiste. Fatelo diventare un grande fuoco”.

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