Lacrime d’allegria



L’aspetto che più colpisce in questa nenia da prefiche per il “dolce” trapasso di Mike Bongiorno (a Montecarlo, dopo aver cenato con una bisteccona, intento a preparare una trasmissione tv a 85 anni e protagonista di spot di successo) è la sovrapposizione dell’indubbio ruolo istituzionale del popolarissimo uomo di spettacolo – “Lascia o raddoppia” appartiene certamente alla storia d’Italia – con l’effluvio di lodi sugli aspetti caratteriali, dove “persona nobile e generosa”, “uomo di fair play” e “personaggio dalle straordinarie doti umane” rappresentano i più timidi attestati di stima (per l’occasione mesta) da parte dei colleghi e delle schiere di ammiratori.
Certo, Bongiorno è stato uno di quei monumenti super cementati di questo nostro Belpaese. Al pari di un Andreotti in politica, di un Agnelli in economia, di un Mazzola o Rivera nello sport.
Non a caso il profetico Umberto Eco – quindi non uno qualsiasi – ha iniziato a studiare la “fenomenologia” di questo originale presentatore già qualche decennio fa. E per rendersene conto in tempi più recenti è bastato leggere, nelle ore di lutto nazionale dopo la grave dipartita, i ricordi del celebre italoamericano che i giornali più “local” hanno affidato all’immancabile e attempata concorrente di provincia di un telequiz del Mike nazionale: chi ha avuto l’onore di girare la ruota della fortuna, chi ha premuto i tasti di Bis, chi ha collezionato scatole di Supermike, chi ha sacrificato i figli a “Genius”. Mezza Italia passata sotto le forche caudine di Michael Nicholas Salvatore Bongiorno.
Da qui, però, alla santificazione televisiva del dopo mangiato, in stile Mino Reitano, ce ne vuole. Perché del Mike hanno cominciato a girare filmati non proprio celebrativi del bon ton. Su tutti la crocifissione, a furia di parolacce, della giovanissima Antonella Elia, colpevole di aver solidarizzato con la concorrente animalista che rifiuta la pelliccia vinta al gioco. Una chicca che fotografa perfettamente l’uomo-macchina del capitalismo “all’americana”, dalla Grappa Bocchino al Gran Biscotto Ravagnati, dall’impiegatuccio in Rai al Paperone-pioniere della tv commerciale alla corte di Berlusconi. Forse proprio in questo Mike l’americano, classe 1924, è stato il più italiano di tutti.

(Giampiero Castellotti)

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