Reddito di residenza in Molise: qualche considerazione sui numeri

Dopo i sessanta giorni “ufficiali” di tempo a disposizione degli interessati per fare domanda del reddito di residenza, la misura che permette di ricevere 700 euro al mese per tre anni a fronte del trasferimento della residenza in un comune molisano con meno di duemila residenti e l’attivazione di un’attività economica per almeno cinque anni, è tempo dei primi bilanci.

Premettiamo, per chiarezza, che abbiamo espresso in più sedi un atteggiamento critico nei confronti di questa iniziativa, al di là dal suo ideatore che perlomeno sta provando a fare qualcosa di concreto per frenare il dissanguamento migratorio (rispetto ad altri colleghi). Dissentiamo, nello specifico, da questo strumento, sia per la natura assistenziale e palesemente svilente (in sostanza, pago con soldi della comunità per far venire in Molise qualche “eroe”) sia perché insufficiente ad azionare una reale controtendenza con le poche risorse a disposizione. Inoltre si penalizza chi in Molise, nonostante tutto, continua a “resistere”. Ci viene in mente il piccolo straccio a fronte di una conduttura che perde copiosamente acqua.

I numeri che cominciano a circolare accendono nuove perplessità. Un semplice chiarimento potrebbe sciogliere i dubbi.

Nei giorni scorsi il consigliere regionale Antonio Tedeschi, patron dell’iniziativa, ha quantizzato in 400 i candidati al reddito di residenza alla testata regionale “Riservato”, data 30 novembre 2019.

Tre giorni dopo l’Ansa Molise, riprendendo nuove dichiarazioni del consigliere Tedeschi, diffonde un comunicato in cui sarebbero “oltre 600” i progetti ideati e presentati da persone provenienti dai cinque continenti pronte a trasferirsi in uno dei comuni del Molise fino a 2 mila abitanti per aprire un’attività.

Questa discrasia tra le due cifre – 400 e “oltre 600” – è abbastanza rilevante se consideriamo un periodo di appena tre giorni tra le due notizie. Ne consegue che un terzo dell’intero bacino di candidati si sarebbe fatto vivo soltanto negli ultimi tre giorni? E’ così? Come mai ciò sarebbe avvenuto?

Lo stesso comunicato dell’Ansa Molise riporta altri numeri: “5.062 mail e 18.427 telefonate con richieste di informazioni pervenute in due mesi al call center regionale”. A questi numeri vanno aggiunte le telefonate giunte direttamente ai Comuni.

Senza sommare i vari dati, diciamo che a fronte di circa 20mila richieste di interessamento (ci manteniamo stretti), perché soltanto il 3 per cento – appunto, i 600 – avrebbe presentato poi la domanda? Il numero di “600” è insomma davvero un successo o ci si sarebbe aspettato di più?

Si dirà: d’accordo, però se 20mila persone hanno richiesto informazioni, perlomeno si sono interessate al Molise. Ma davvero siamo al punto che “parlare del Molise”, comunque ne se parli (anche male o come una regione che ti deve dare i soldi per andarci), è già un successo?

Ovviamente tutti ci auguriamo che il Molise torni a popolarsi, perché sarebbe un volano per tutta l’economia. E le stesse abitazioni, il cui valore è crollato, ne trarrebbero vantaggio. Ma il trend discendente appare inesorabile proprio perché il “comodo” assistenzialismo (a termine) ha prevalso sul “rimboccarsi le maniche”.

Viene mente un ex assessore locale che dopo il sisma di San Giuliano disse davanti ad una platea a Roma: “Ora, grazie al terremoto, il Molise lo si conosce un po’ di più”. La speranza è che queste pagine vengano finalmente girate.

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