Opinion maker



Una formazione corretta di opinioni su un qualsiasi tema di carattere culturale o sociale non può che avvenire attraverso una ricerca approfondita e non unilaterale su un problema che ci si pone a livello esistenziale seguendo studi di carattere scientifico.
Il passo successivo è quello di confrontare le idee già esistenti in proposito valutandone l’attendibilità ed il rigore sul piano dell’impostazione metodologica e critica.
Non tutti ovviamente sono in condizione di seguire autonomamente un tale percorso di gestione e formazione del sapere e dunque le agenzie deputate a tale scopo, come la scuola o i sistemi d’informazione, hanno il dovere d’impostare gli strumenti della ricerca e del dibattito nel rispetto di tutte le visioni che circolano all’orizzonte su una questione che si apre al dibattito allargato e che chiama l’opinione pubblica a prendere delle decisioni in merito.
Un tale modo di procedere evita illazioni e pregiudizi ed aiuta fortemente la costruzione del pensiero critico negli individui aiutandoli a scelte responsabili.
Ciò che avviene intorno a noi purtroppo non orienta alla costruzione di un riflessione libera, ma dimostra chiaramente come spesso i mass-media ed in parte anche il web siano orientati tendenziosamente ad influenzare la costruzione di idee chiuse su un argomento dato.
Se seguite i programmi televisivi di approfondimento, leggete un giornale, entrate in un social network o provate a muovere un motore di ricerca su internet in relazione ad un determinato argomento, è difficile che abbiate la garanzia di affrontarlo attraverso lo studio specifico di studiosi della materia o che il confronto sulle tesi sia largo, articolato e rispettoso del modo di pensare di tutti.
Di solito nei talk show gli invitati a dibattere sono i soliti habitué che si limitano non sempre, ma spesso ad esprimere concetti senza alcun fondamento scientifico e culturale.
Personalmente siamo stanchi di un simile modo di procede e cerchiamo di stare lontani dal bailamme di un’informazione superficiale, confusionaria e distorsiva che rischia davvero di mandare il cervello della gente al macero, quando i Cicero pro domo sua spadroneggiano sistematicamente sul piano politico e non solo, come se non esistessero figure di ricambio per ascoltare tesi almeno un po’ più articolate.
Ovviamente non si può abbandonare completamente nessun sistema di lettura della realtà, anche quando non ci piace, se non altro per poterne giudicare gli aspetti organizzativi.
Giovedì 4 giugno in televisione su RAI 5 c’era “La Norma” di Bellini, ma abbiamo, sia pure a malincuore, scelto di seguire su LA 7 il programma “Anno uno” in cui si dibatteva il tema dei figli di coppie formate da soggetti dello stesso sesso.
Il discorso ha toccato nel corso della trasmissione anche materie quali quelle della famiglia, della procreazione, delle relazioni affettive e sessuali e delle adozioni dei bambini.
Le questioni si sono accavallate nella confusione d’interventi del tutto generici ed empirici che affermavano qualche volta di far riferimento e studi e ricerche, senza mai menzionare una rivista scientifica o un saggio.
Definire il concetto di famiglia, di una sessualità legata ad un ancoraggio biologico o a criteri socio-culturali, dei sistemi di generazione di una vita umana, delle modalità migliori per educare al rispetto della diversità ed all’amore è cosa da affidare davvero ad esperti e ad indagini di largo respiro.
Chiunque si rende conto che per affrontare correttamente tutti gli aspetti di tali questioni occorrono competenze di soggetti quali filosofi, genetisti, sessuologi, sociologi, giuristi, teologi morali.
In studio ad “Anno uno” c’erano a parlarne Alba Parietti, Aldo Busi, Antonio Di Pietro, Mons. Domenico Sigalini ed un Umberto Galimberti frastornato ed apparso raramente per qualche flash durante il dibattito; agli interventi di questi invitati, poi, si alternavano quelli di un gruppo di giovani presenti in studio e reportage che davvero sono apparsi decisamente orientati.
A noi è parso francamente che sia le inchieste che il dibattito in sala avessero un’assenza totale di riferimento a criteri scientifici d’indagine e di discussione.
Talora il dibattito ha toccato livelli da bar sport o da muretto degli amici ed è sembrato proprio che facesse riferimento al nulla.
Ovviamente in tale programma, ma in tanti altri, si evita accuratamente la partecipazione diretta degli spettatori.
Simili abitudini improprie di comunicazione non sono purtroppo un’eccezione, ma dilagano ovunque con gravi responsabilità omissive da parte di chi presiede all’organizzazione dei palinsesti o alla struttura delle trasmissioni televisive.
Siamo tra quelli che non accettano che i cosiddetti creatori di opinione possano filtrare i messaggi e le idee ed influenzare l’opinione pubblica, determinandone le scelte.
Abbiamo tutti il dovere di controllare l’attendibilità delle informazioni che vengono trasmesse, perché spesso sono parziali, omissive, distorte o addirittura false.
Ancora una volta la libertà di pensiero è necessario che passi direttamente dallo studio, dalla ricerca e dal confronto critico.
Non possiamo permettere né all’informazione cartacea, né a quella televisiva o digitale di toglierci l’autenticità del pensare e dell’agire ed è per questo che abbiamo bisogno di un sapere sempre più ampio e criticamente fondato.

(Umberto Berardo – 18 giugno 2015)

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