Il Montatore



Da uno che attualmente ricopre la carica di Ministro degli Esteri e che proviene dai paludati antri dell’alta burocrazia ci si dovrebbe aspettare un linguaggio diplomatico e una spasmodica attenzione alle allocuzioni. Basta una piccola distrazione e si fanno delle gaffes imperdonabili. Insomma Frattini, non può permettersi di mandare la lingua a spasso come fa spesso Ghedini, che dotato di inventiva lessicale sforna delle perle come “Utilizzatore Finale” per indicare un suo cliente che va a escort.
Ora immaginiamo che il tipico prosseneta o l’adescatrice smaliziata non locupleteranno un potenziale cliente con frasi ammiccanti tipo “Ehi cocco, te la faresti una bella utilizzata finale?”. Quindi in un certo senso Ghedini rimarrà estraneo al linguaggio pecoreccio o da suburra.
Ma Frattini?
Lui purtroppo è scivolato su una gigantesca buccia di banana freudiana. Cercando di difendere il suo Berlusconi dalle grinfie della famigerata congrega di toghe rosse milanesi, ha definito la vicenda una MONTATURA! Non scherzo! E, temo, neanche Frattini.
Lasciamo perdere che anche prima del Bunga Bunga visto che ad Arcore c’era uno stalliere mafioso – l’eroe Mangano come lo definì Dell’Utri – sarebbe meglio lasciar perdere qualsiasi riferimento a cavalli e affini. Ma quando in Parlamento si accatastano quasi 400 pagine di intercettazioni che descrivono orge e festini con ragazze discinte (un prologo delle 1.600 che, pare, compongano il fascicolo completo), beh allora ogni derivazione del verbo montare rischia di evocare immagini che coi cavalli hanno poco a che fare. E con la diplomazia ancor meno. E pensate se i giudici di Milano dovessero prendere Frattini in parola!!!

(Fabio Scacciavillani – 25 gennaio 2011)

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