Il Vaticano e gli ogm



L’Accademia pontificia delle scienze, l’antichissima istituzione che si occupa di promuovere il progresso, da tempo ha preso a cuore la questione degli organismi geneticamente modificati, rappresentando una voce d’avanguardia non solo all’interno della Chiesa (molto più prudente sul tema, se non nettamente contraria), ma addirittura del mondo laico.
Nel maggio 2009, l’organismo ha promosso una giornata di studi, i cui atti sono stati pubblicati di recente con il titolo “Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”.
Il documento finale, sottoscritto da sette membri dell’accademia (su ottanta) e da 33 scienziati esterni, tra cui due docenti dell’università di Milano (il biologo molecolare Piero Morandini e la genetista Chiara Tonelli), dà in sostanza il via libera al transgenico, soprattutto in rapporto alla fame nel mondo.
Tale saldezza è collegabile soprattutto a due nomi: il fisico Nicola Cabibbo, il presidente dell’Accademia pontificia scomparso nell’agosto scorso e Ingo Potrykus, padre del riso ogm, arricchito con la provitamina A (detto anche “golden rice”), la cui coltivazione dovrebbe partire nel 2012 dopo un decennio di sperimentazioni.
Questa vicinanza tra scienziati pro-ogm e mondo ecclesiale, secondo il sito Wikileaks avrebbe una spiegazione politica: gli Stati Uniti a più riprese avrebbero fatto pressioni sulla Santa Sede per ammorbidire la posizione sul tema degli ogm. Per addolcire la pillola sarebbe stato messo in evidenza il ruolo vitale nella crescita economica per i paesi in via di sviluppo.
Di certo, l’Accademia pontificia si è schierata a favore del transgenico con una fermezza che trova pochi riscontri persino nel mondo laico. Si legge nel documento pubblicato anche sulla rivista scientifica “New biotechnology”: “Oltre un miliardo di persone sono attualmente denutrite. Ciò è destinato ad aggravarsi con l’aumento previsto di popolazione e con i cambiamenti climatici”. Ergo, “è richiesto lo sviluppo urgente di nuovi sistemi e tecnologie agricoli”.
E la pericolosità per la salute umana? Nessun problema per gli scienziati vicini al Vaticano: “Non vi è nulla di intrinseco nell’impiego dell’ingegneria genetica per il miglioramento delle colture che renderebbe pericolose le piante stesse o i prodotti alimentari da esse derivati”. Cioè da quando esistono gli ogm, nessuno ne avrebbe dimostrato scientificamente la pericolosità per i consumatori.
L’accademia va oltre, parlando chiaramente di “danni” da parte di chi si oppone alla biotecnologie in quanto si tratta di “benefici persi per sempre”.
Non è la prima volta che l’organismo scientifico vaticano promuove gli ogm. Già nel marzo 2010 una netta apertura all’agricoltura transgenica l’aveva sponsorizzata lo stesso monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere dell’accademia. Partecipando a Cuba ad un vertice sui problemi dell’economia nella globalizzazione, con la presenza di oltre mille studiosi provenienti da quaranta Paesi e da trentanove organismi internazionali, l’esponente ecclesiastico aveva salutato la trasformazione transgenica come “fatto positivo”, purché finalizzata ad alleviare la fame nel mondo.
La Chiesa, di fronte alle sortite dell’accademia, si limita a fare dei distinguo. Non sconfessa il proprio organo scientifico, si limita a dire che non rappresenta la posizione ufficiale della Santa Sede. Certo, ci sono documenti e discorsi di Papa Benedetto che vanno in direzione contraria. Ma vanno contestualizzati soprattutto nelle occasioni africane (sinodo dei vescovi e visita in Africa), dove le timide aperture sulla valorizzazione dell’agricoltura tradizionale locale e persino sul preservativo sono quasi d’obbligo.

(Alessandro Neumann – 30 dicembre 2010)

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