ANTONIO SPINOSA



Altri protagonisti

Oltre ai “nomi più celebri” (raccolti nella sezione precedente), esistono tantissime persone d’origine molisana che si sono fatte onore nel proprio ambito. A loro abbiamo pensato (e intendiamo onorare), dando vita a questa sezione.
Essendo, però, davvero numerose le persone d’origine molisana sparse per il mondo, risulta difficile comporre una galleria sintetica di “protagonisti”.
L’elenco, pertanto, diviso nelle sottovoci “Italia” ed “Estero”, vuole essere puramente esemplificativo, ovviamente aperto ad ulteriori segnalazioni.


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Antonio Spinosa, ovvero uno dei più abili biografi italiani. Ciociaro di Ceprano (Frosinone), classe 1923, molisano d’adozione, è uno dei più noti scrittori e giornalisti italiani.
Dopo gli studi classici e la laurea, intraprende una brillante carriera giornalistica, prima come inviato speciale del “Corriere della Sera” e de “Il Giornale”, quando ne era direttore Indro Montanelli, quindi direttore del “Nuovo Roma”, dell’Agenzia Italia, della “Gazzetta del Mezzogiorno” e di Videosapere Rai. Vincitore di numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Estense, il Premio Saint-Vincent e il Bancarella, nonché finalista del Premio Strega del 1996 con “Piccoli Sguardi”.
Spinosa ama definirsi “narratore di storia”. Infinite le sue biografie, pubblicate da Mondadori. Tiberio, Augusto, Murat, Paolina Bonaparte, il gerarca Starace, i primi personaggi di cui scrive. Quindi una lunga serie di volume. “I figli del Duce. Il destino di chiamarsi Mussolini”, “D’Annunzio. Il poeta armato”, “Vittorio Emanuele III. L’astuzia di un re”, “Hitler. Il figlio della Germania”, “Pio XII. L’ultimo Papa”, “Italiane. Il lato segreto del Risorgimento”, “Salò. Una storia per immagini”, “Edda. Una tragedia italiana”, “L’Abc dello snobismo”, “L’Italia liberata”, “Mussolini razzista riluttante”, “La grande storia di Roma”, “La saga dei Borgia”, “Cesare. Il grande giocatore”, “Alla corte del Duce”, “Luigi XVI. L’ultimo sole di Versailles”, “Mussolini. Il fascino di un dittatore.
Spinosa è legatissimo al Molise in quanto c’ha vissuto per undici anni, negli anni Trenta, tra Macchia d’Isernia e Isernia, prima di trasferirsi definitivamente a Roma. Suo padre Agostino, proprietario di un’impresa elettrica, lavora in Molise. Qui il giovane Antonio cresce e matura. “A Macchia era chiamato Lucifero – ricorda lo stesso Spinosa. “Dopo tanti anni ho capito che quel nome non era blasfemo ma voleva significare portatore di luce, in quanto mio padre dava la luce a molti paesi del Molise e ogni volta che succedeva era una gran festa per tutto il borgo”.
Da Macchia la famiglia Spinosa si trasferisce ad Isernia. Dopo aver completato il ginnasio, Antonio si scrive a medicina su insistenza del padre, ma poi con l’appoggio della madre cambia facoltà e passa a giurisprudenza, sperando di diventare giornalista.
In un’intervista al nostro Roberto Colella, ha ricostruito il rapporto con Mussolini. “Il duce l’ho conosciuto personalmente a Villa Torlonia quando ero giornalista. Mi colpì la sua gentilezza e il suo essere familiare con tutti – racconta. “Ma pubblicamente era rumoroso e presuntuoso. Ero presente anche al suo discorso in Piazza Venezia. Il suo sguardo sembrava nascondere la sua vera identità. Inoltre incontravo spesso il figlio Romano che mi ha dato un aiuto a ricostruire le vicende familiari nei testi dedicati a Mussolini e alla sua famiglia”.
E la biografia dedicata a Hitler? “Credo che Hitler avesse come Mussolini una doppia identità. Non riesco però a capire perché il pubblico italiano sia rimasto affascinato da questa persona così lontana dalla nostra tradizione e dal nostro costume. Ritengo Hitler una maschera tragica del popolo tedesco – evidenzia lo scrittore di Ceprano.
“L’Italia non è mai stata una grande potenza – continua Spinosa. “Il nostro esercito era molto debole ma valoroso. Sicuramente nelle strategie militari eravamo molto più in gamba di altri. Basti pensare ai vari generali tedeschi che sicuramente non avevano un grande acume nel campo strategico rispetto ai nostri.
E’ ritornato qualche altra volta in Molise? “Si, sono tornato a Macchia d’Isernia quando mi hanno concesso la cittadinanza onoraria. E’ stata un’esperienza emozionante che ricorderò sempre con affetto. Del resto, se gli abruzzesi sono duri e orgogliosi, i molisani sono dolci e genuini”.

(Giampiero Castellotti)

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