Dal 26 aprile scuole superiori piene al 100%, ce n’è la necessità?

“Davvero c’è la necessità di riempire al 100% le aule scolastiche delle scuole superiori in tutta Italia, come annunciato dalla sottosegretaria Floridia, a meno di un mese dalla fine dell’anno scolastico? Che senso ha rischiare ricadute che potrebbero comunque inficiare le riaperture delle attività economiche in un periodo di auspicata ma non inconfutabile ripresa? Benché il quadro sanitario mostri leggeri miglioramenti sul fronte Covid, e non dappertutto, è innegabile una condizione di oggettiva difficoltà per ospedali e terapie intensive, confermata dalla limitazione delle liste per le visite ordinarie, nonché un numero inaccettabile di decessi, frutto anche di scelte discutibili e poco prudenti nei mesi scorsi. Occorre oggi massima cautela proprio per non compromettere le speranze di ritorno alla normalità riposte nei prossimi mesi e subordinata principalmente all’efficacia del piano vaccinale”.

È l’opinione del sindacato datoriale Unsic, con oltre tremila uffici in tutta Italia tra Caf, Patronati e Caa, espressa dal presidente Domenico Mamone, autore con il giornalista Giampiero Castellotti del libro-dossier “Covid e dintorni” che tocca anche il delicato tema della scuola. In effetti c’è da chiedersi cosa sia stato fatto, specie nelle grandi città, per risolvere una serie di problemi collegati alla scuola, ad iniziare dal trasporto pubblico: sono stati stanziati fondi, ma come sono stati spesi dal momento che gli autobus continuano ad essere pieni?

Appare sempre più evidente la bandiera di “normalizzazione” adottata dal governo, anche per venire incontro alle richieste dei partiti di destra che sostengono le istanze per le riaperture, mentre la situazione sanitaria – a testimonianza di chi la vive – tutto è meno che normalizzata.

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