De Rita (Censis): “Ripartire dalle relazioni”

Il “suo” Censis, in uno specifico Rapporto (“Il valore sociale dei consumi”) ha stimato che la seconda ondata della pandemia potrebbe determinare un crollo dei consumi per un valore complessivo di 229 miliardi di euro, pari al 19,5 per cento in un anno, con una moria di imprese e di posti di lavoro, quest’ultimo dato potrebbe raggiungere i cinque milioni di unità. Insomma, un disastro. Ecco perché il governo sta procedendo con interventi mirati per “salvare il salvabile”, pagando anche un prezzo in termini sanitari nel difficile equilibrio tra salute ed economia.

Sempre il Censis, mai pessimista come in questa fase, ha quantizzato in 3,5 milioni gli italiani senza internet: per loro nel corso dell’estate non s’è fatto praticamente nulla.

Il problema centrale è che l’incertezza e la paura stanno determinando il taglio dei consumi per risparmiare soldi da utilizzare in caso di necessità. Ecco, allora, che il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, 88 anni, sessanta dei quali passati a raccontare l’Italia con i Rapporti Censis, è quanto mai interpellato dai media per “leggere” questa difficile situazione. L’ha intervistato Italia Oggi due settimane fa (“La gente ora vuole andare in letargo”), Il Corriere della Sera l’ha fatto il 30 ottobre sulle “ricette” per alleviare le difficoltà (e lui ha scritto anche un editoriale nei giorni scorsi), poi La Repubblica tre giorni fa sul “problema” degli anziani. L’ultimo quotidiano a sentire i saggi pareri del professore è stato Il Riformista (“Finita la paura il mantra grillino svanirà, ripartiremo dalle relazioni”). Ogni titolo un’analisi.

“Se non avessimo avuto questa seconda ondata, mi sarei aspettato una società più vitale, più forte – ha detto al Riformista. “Con uno spazio più alto per l’innovazione. Una sorta di piccola rinascita. La piccola imprenditoria, il mondo digitale, stavano mostrando una capacità di reazione. Con questa seconda ondata cambia un po’ tutto”. Perché se la prima ondata ha visto una reazione generale e univoca del Paese, certi anche della luce in fondo al tunnel, ora la condizione è dominata dalle incertezze, dal ruolo degli asintomatici ai tamponi, dalle Asl a quando ne usciremo.

Ma De Rita indica anche un’altra incertezza: la mancanza di ruoli-guida saldi. “Se saltano i grandi maitre-à-penser, impigliati nelle incertezze, va a rotoli il sistema. Vale per gli opinion leader, vale per gli scienziati, per i decisori pubblici. La politica non sa più cosa dire, e vale tanto per l’opposizione quanto per la maggioranza. Li vedi che si chiedono ogni giorno cosa possono inventare, ma non hanno un’idea precisa su nulla. Chi sta in cabina di pilotaggio brancola nel buio”.

Tutto ciò, secondo il professore, contribuisce a diffondere il panico. “La cosa impressionante è che chi avrebbe dovuto indirizzare la cosa pubblica ha perso quattro mesi per eliminare il compagno di banco di mio nipote per introdurre il banco con le rotelle, dicendoci che avrebbe così risolto i problemi. E oggi scoprire che quello non era così necessario, toglie ulteriore sicurezza”.

Infine il fondatore del Censis ricorda: “Nel 2018 il Censis ha pubblicato il Rapporto in cui tracciavamo il desiderio da parte degli italiani dell’uomo forte. Oggi non me la sentirei di sottoscriverlo. Cambiano le premesse, siamo in un altro scenario. L’uomo forte rischia di dire solo cose banali, ha poteri comunque limitati dall’ampiezza del fenomeno sanitario globale… Oggi sarebbe uno che rischia di fare confusione, anziché risolvere i problemi”.

Secondo il professore, dopo questo tsunami bisognerebbe ripartire dalla “prossimità di relazioni”, dal rapporto di vicinato, dalle associazioni, dai quartieri, dagli amministratori locali. Riappropriamoci del cortile, insomma, poi della strada davanti casa. “E sapremo tornare nel mondo”.

C’è, però, una parola di speranza. “Credo profondamente nella nostra società – dice De Rita. “Non posso che avere la gioia di dire che ce la caveremo, bisogna vedere se con un bagno di vitalità sommersa o scegliendo il letargo, rimanendo paralizzata, chiusa in casa in attesa del disgelo. Il dualismo italiano è sempre stato tra chi combatte e chi si siede. Nella crisi Covid li vediamo entrambi: i combattenti e i seduti. Vincerà l’italiano medio, quello che sa mettere in rapporto perfetto queste due spinte”.

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