Le tecnologie salvano vite

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO – Tra le misure stringenti, ed urgenti, da prendere subito, c’è, a mio avviso, quella che riguarda la didattica a distanza, che è lo smart working per i giovani, non la fine dell’istruzione.

Riguardando la questione milioni di persone, compresi anche i genitori ed i nonni, ed avendo dati poco chiari sul rischio indiretto di trasmissione, ad esempio da asintomatici, la scuola è una bomba epidemiologica, in parte già esplosa.

Basandomi sulla mia esperienza di madre di una ragazza di 14 anni, e di cittadina che ha studiato insegnamento, credo che il sistema scolastico sia fuori controllo, nonostante i protocolli, soprattutto per il mancato tracciamento, e per i mezzi di trasporto affollati, in particolare per medie, inferiori e superiori, e per università. 

A mio modesto avviso, per il principio di precauzione, la scuola doveva, già da settembre, essere riaperta da remoto, senza demonizzare la dad, che se gestita bene, come ogni tecnologia, e come ogni cosa, può avere grandi risultati, pur con aspetti negativi.

Occorreva concentrarsi sui vantaggi che poteva offrire, nel corso di una pandemia, anziché osannare la didattica in presenza, affermando l’importanza della socialità, che in tale periodo è pura retorica, con il distanziamento, le mascherine, e soprattutto la paura della vicinanza altrui.

Il giornalista Augias, uomo di grande cultura,ha raccontato di aver studiato, durante la guerra, tutte le materie, solo utilizzando il libro Pinocchio!

Quando un ragazzo vuole studiare, studia, anche da remoto, o peggio.

Oggi poi, basta accendere un computer. E per chi non vuole applicarsi, non capendo l’importanza dello studio, e della cultura, non ci sono differenze tra la scuola in presenza o da remoto.

Se si riuscisse a far passare questo messaggio, si sarebbe risolto in parte il problema, nell’utilizzare lo smart working anche per le scuole, ed università, a partire dalle medie, con l’obiettivo di ridurre di molto gli spostamenti di studenti e genitori.

Il problema resterebbe per le scuole elementari e materne, perché in questo caso è legato alla vigilanza necessaria sul minore, che non può restare a casa incustodito. Si sarebbe potuto, secondo me, lasciare libera scelta ai genitori, dato che ogni norma può essere adattata allo stato di emergenza.

Padre e madre avrebbero dovuto comunicare, all’inizio dell’anno scolastico, se erano costretti alla scuola in presenza, perché entrambi lavoratori, senza possibilità di smart working, oppure avrebbero preferito l’istruzione da remoto, perche’potevano effettuare un controllo sui bambini a casa.

In questa maniera,i plessi scolastici disponibili sarebbero stati molti di più, con una densità di studenti e di insegnanti in presenza enormemente ridotta. Avendo anche minor pressione sui mezzi pubblici, si sarebbe tutelata tutta la popolazione, naturalmente riducendo al minimo, nel contempo, tutte le attività non necessarie,con aiuti ai lavoratori costretti a fermarsi. Anche punizioni più severe, come multe, già dall’estate, avrebbero potuto portare ad una situazione ben diversa, ma credo che ora non si possa più aspettare, affermando che la scuola è da salvare!

Andrebbe detto che si deve salvare il Paese, anche trasformando le attività scolastiche, come tante altre, tutte quelle possibili, in smart working, lasciando solo le altre in presenza, quelle che purtroppo non si possono effettuare da remoto. Chi afferma che la scuola è sicura, afferma una grande stupidaggine, perché ogni attività umana non lo è, in questo periodo, e le criticità sono enormi.

Vorrei concludere con un detto, che gli anziani, che hanno vissuto la guerra, affermano: “Meglio un asino vivo che un dottore morto”.

Adesso è il momento di cercare tutti di non morire, poi se qualche ragazzo approfitterà dell’occasione per restare un asino, la colpa non sarà comunque della dad, ma solo sua. E non esiste insegnante in presenza, che, anche spronandolo ogni giorno, dal vivo, possa far capire l’importanza dell’istruzione, a chi non lo vuole capire. Gli altri, e tra questi metto le mie figlie, hanno potuto studiare molti mesi, e fare esami importanti, da remoto, con ottimi risultati, senza rischiare la loro vita e quella altrui, e mi auguro che il comitato tecnico scientifico capisca che quella è la strada, per non farci morire tutti, asini o dottori.

Attualmentemia figlia minore prosegue con le lezioni scolastiche a distanza, e l’altra figlia lavora, anche grazie allo smart working, ma questo mio appello è per la comunità, da cittadina non posso non provare a fare qualcosa.

Anna Maria Pecchioli

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