Roma, amaro addio al giardino di via Sannio



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ROMA – Il progetto di abbattere 600 alberi a Gezi Parki, dietro piazza Taksim, nel centro di Istanbul, per fare spazio ad un centro commerciale ha scatenato la violenta reazione di una folla infinita composta soprattutto di giovanissimi. A Roma i canteri della metro C a San Giovanni si trasformano in una tomba per decine di alberi, tra l’amarezza di quei (pochi) cittadini, per lo più anziani, che hanno provato ad impedire lo scempio.
La discutibile metro C, che ha assorbito ingenti risorse economiche e che rischia di non rispettare le finalità originarie, si accolla anche la responsabilità per la fine dello storico giardino di via Sannio, dove per lunghi anni s’è svolta la tradizionale festa di San Giovanni il 24 giugno e dove, proprio di recente, erano stati risistemati i giochi per i bambini.
Per procedere all’abbattimento degli alberi è stato comunque necessario l’intervento della forza pubblica per impedire ai pochi cittadini di effettuare una resistenza passiva.
Assenti i politici, salvo – in verità – Athos De Luca (Pd) intervenuto però in mattinata, quando non si prevedeva la conclusione più amara per le alberature. Assente (ingiustificata) la presidente del Municipio, Susi Fantino (Sel). Presenti, viceversa, alcuni giovani di Scup di via Nola, particolarmente sensibili alle tematiche del quartiere ed ai temi della sostenibilità urbana.
Ora ci si domanda come mai alberi di così grande pregio non siano stati espiantati in altra area limitrofa, dato che le odierne tecniche permettono di trasferire, e a costi non eccessivi, anche alberi di quella altezza con ottime possibilità diriattecchimento. Tra l’altro, come indica qualche sito internet, proprio a cento metri da via Sannio ci sono i giardini storici di via Carlo Felice che potrebbero essere arricchiti con alberature monumentali.
Il giardino di via Sannio, così com’è stato per decenni, rimarrà dunque solo un ricordo. Testimoniato persino da antichissime foto. Uno scempio anche per piazza San Giovanni, di cui quegli alberi hanno costituito a lungo la scenografia.

Emilio Fantauzzi

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