DIBATTITO/ Molise, una politica diversa



Da Molisani siamo riconoscenti a chi cerca in questi giorni di sollecitare un confronto sul tema dei costi della politica, ma speriamo che la riflessione tocchi anche la deriva culturale, economica e socio-sanitaria che nella nostra regione inesorabilmente potrebbe portarci presto al collasso nella possibilità di esistenza su questo territorio come singoli e come istituzioni.
Di fronte a questo scenario abbiamo la necessità purtroppo di prendere atto che la classe dirigente in generale dimostra assoluta incapacità a gestire i problemi esistenti in Italia, in Europa ed in generale nel mondo.
La politica sta ancora e soltanto operando per sostenere un’economia finanziaria e speculativa piuttosto che impegnarsi a rigenerare un sistema produttivo che, per quanto si voglia negare, sta perdendo i fondamentali in molti settori.
Sia a livello nazionale che regionale la popolazione sembra aver accettato un modo di organizzare la società che ha posto alla base dei rapporti politico-sociali il totem del mercato e del profitto e questa dal nostro punto di vista è una concezione che ha eliminato ogni ispirazione etica all’azione politica, ma ha anche demolito e sotterrato definitivamente i principi della libertà, della democrazia, delle pari opportunità, dell’uguaglianza e della giustizia sociale che sono stati alla base del pensiero del popolo della sinistra in una fase storica in cui sembrava che si potessero scardinare privilegi e disuguaglianze.
In Molise siamo da poco usciti da una tornata elettorale con la quale, anche grazie agli errori marchiani dei partiti del centro-sinistra, abbiamo dato nuovamente il governo della regione al centro-destra che, lungi da un’idea di sviluppo e di riorganizzazione razionale del tessuto economico e sociale, continua nelle logiche di sempre a gestire istituzioni, enti e società partecipate con nomine che dovrebbero suscitare l’indignazione generale ed una dura lotta socio-politica, mentre in Consiglio Regionale registriamo un’opposizione che manifesta un’assoluta incapacità a costruire un programma alternativo.
Perdonateci, ma abbiamo come la sensazione che all’interno dei partiti politici del centro-sinistra manchi ormai qualsiasi forma di pensiero politico creativo, mentre si afferma in taluni una chiusura a riccio sul piano del confronto.
Diciamo questo suffragati dalla recentissima vicenda relativa alla discussione ed approvazione della legge finanziaria regionale e del Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2012.
In tale circostanza i partiti del centro-sinistra non hanno presentato un’ipotesi alternativa credibile di legge finanziaria, i consiglieri regionali si sono mossi in ordine sparso, limitandosi al voto contrario ed in pratica ad accettare, come fossero il massimo ottenibile, taluni provvedimenti come l’eliminazione del vitalizio a partire dalla presente legislatura, la riduzione del 10% dell’indennità e cantando vittoria ai quattro venti per qualche emendamento da loro proposto ed accettato dalla maggioranza come l’istituzione del reddito minimo di cittadinanza.
Una tale posizione appare incomprensibile rispetto ad una finanziaria che è la negazione dei principi di equità, giustizia sociale e sviluppo economico e che lascia inalterati tutti i privilegi, gli scandali e le assurdità di Enti e strutture governati nella forma che tutti ormai conosciamo da anni. Se la leggete attentamente, vi accorgerete che in essa, quando va bene, si tenta di salvare l’esistente senza minimamente immaginare linee almeno accettabili di sviluppo economico. È per questo che la destinazione delle risorse per i diversi settori del sistema economico e dei servizi sociali non appare per nulla condivisibile.
Non riusciamo allora ad immaginare chi a sinistra possa votare contro tale legge finanziaria e poi proclamare ad alta voce che comunque in essa sono stati fatti dei passi avanti verso una gestione più avanzata della cosa pubblica.
Un unico provvedimento positivo si può ritrovare in tale legge ed è quello sulla gestione del servizio idrico integrato “affidato all’azienda Speciale Molise Acque, ente di diritto pubblico, la cui natura giuridica non può essere modificata”.
Diciamo con chiarezza che questa legge finanziaria, che non elimina sprechi e privilegi per trovare risorse per il bene comune, è ancora una volta un inganno per la povera gente e che chi non lavora in modo chiaro per una linea alternativa è sicuramente complice delle ingiustizie che essa perpetra.
Quando ad esempio si sbandiera la novità del salario minimo garantito, che pure noi abbiamo sollecitato in un quadro di garanzia della piena occupazione, non si dice ai cittadini che nel comma 46 bis della finanziaria tale salario rischia di delinearsi ancora una volta in forma assistenziale piuttosto che nella direzione della retribuzione di una forma occupazionale utile alla collettività; oltretutto nell’erogazione sarà soggetto ad un regolamento emanato dalla Giunta; tra l’altro la disponibilità di cassa per tale Reddito Minimo di Cittadinanza è di appena 2.000.000,00 di euro ed allora fate qualche calcolo, come abbiamo fatto noi, e provate ad immaginare quale può essere l’entità della cifra di tale Reddito Minimo e quante famiglie può coprire in tutto il Molise.
Abbiamo espresso più volte coralmente e con durezza il nostro giudizio negativo sull’autoreferenzialità dei partiti che purtroppo continuano ad operare rifiutando qualsiasi confronto con gli elettori, taluni dei quali pure stanno tentando a più riprese di costruire un dialogo con le forze politiche.
Chiediamo a chi milita in tali partiti di lavorare per innovarli nella metodologia e nelle persone, dandosi un codice etico e regole nuove di funzionamento, convincendosi finalmente che la politica non può essere un mestiere, ma solo un servizio provvisorio alla collettività da esercitare in costante collegamento con gli elettori.
Ovviamente anche noi cittadini, soprattutto se organizzati in associazioni, abbiamo il dovere di lavorare sinergicamente per rinnovare la pratica dell’amministrazione pubblica e costruire una società fondata su una linea antropologica di rispetto della dignità e dei diritti di ogni essere umano.
Ci preoccupa chi a sinistra si avvicina ad esperienze di populismo rozzo, improvvisato, inconcludente ed antidemocratico, ma anche chi è incapace di sinergie e si arrocca su una linea di purismo isolazionista.
Abbiamo piuttosto bisogno di mettere in rete le nostre idee su tutto il territorio regionale, di costruire un’unità di azione, di inventarci sistemi di comunicazione efficaci e di immaginare finalmente forme e soggetti che riescano a dare rappresentanza efficace nelle istituzioni alle nostre istanze.
Incontrarsi su queste necessità è inderogabile.

(Umberto Berardo)

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