Sky sempre più anglofona: addio al canale “Cinema Italia”



Sky sempre più anglofona: addio al canale “Cinema Italia”

ROMA – Proprio nel pieno dei festeggiamenti per l’anniversario dell’Unità d’Italia e delle polemiche per i tagli operatori dal governo al mondo del cinema italiano, Sky fa sparire dall’offerta cinematografica il canale “Cinema Italia”, con i film prodotti nel nostro Paese, per far posto ai canali “Cinema Comedy” (canale 310), incentrato su film finalizzati al divertimento, e “Cinema Passion” (canale 308), storie per lo più sentimentali. Oltre a “Cinema Italia” sparisce anche il canale “Cinema Mania”.
Opinabile, quindi, quanto rilanciato da diversi organi d’informazione, grazie al comunicato della stessa Sky, di “arricchimento” della programmazione: in realtà si tratta di una sostituzione tra canali specifici, tra l’altro con film prettamente italiani, e canali generici, con film per lo più americani e diffusi in alta definizione (che comprende un abbonamento a parte).
La programmazione è stata inaugurata lo scorso martedì primo marzo con “Ghost” (non proprio una novità), lasciando un po’ d’amaro in bocca ai cultori del nostro cinema e a molti operatori del settore.
Nel frattempo, nuovo duello a distanza tra il network satellitare di Murdoch, il governo e la galassia Mediaset.
Tom Mockridge, amministratore delegato di Sky Italia, ha attaccato il ministro dello Sviluppo Paolo Romani, accusato di “ostacolare un’azienda che investe molto nel nostro Paese”.
Al centro delle querelle lo sbarco di Sky sul digitale terrestre, cioè la possibilità di vedere i canali Sky non soltanto via satellite, ma anche attraverso una normale antenna.
La questione va avanti da anni, con l’ultima “puntata” di qualche giorno fa, quando il Consiglio di Stato ha confermato la possibilità per la tv satellitare di entrare nel digitale, rigettando le critiche sollevate dal ministero che aveva chiesto un parere sulla “reciprocità”, cioè sul fatto che a una società italiana non sarebbero concesse negli Usa le stesse opportunità riservate a una società straniera nel nostro Paese.
Il Consiglio di Stato di fatto ha dato ragione agli americani, stabilendo che a partecipare all’assegnazione delle frequenze è Sky Italia, società che opera in Italia.
Tom Mockridge ha gettato benzina sul fuoco: “Stupisce che proprio chi dovrebbe perseguire l’obiettivo di sostenere e agevolare questa crescita, invece di incentivare investimenti come quelli fatti da Sky Italia, sembri più interessato a ricercare con insistenza soluzioni che vanno nella direzione opposta”.
“La scelta di rivolgersi al Consiglio di Stato – replica Romani in una nota – prima ancora che legittimo, è stato un atto doveroso anche nell’interesse dei potenziali partecipanti a veder risolte preventivamente delicate questioni giuridiche. Quanto al bando e al disciplinare di gara – aggiunge la nota – il ministero aveva a suo tempo fornito adeguate rassicurazioni alla Commissione europea sull’invio di uno schema dei provvedimenti a distanza di pochi giorni dalla soluzione del quesito. Un impegno che lo stesso Ministero intende assolutamente mantenere in tutti i suoi punti”.
Altro fronte di guerra vede contrapposti Sky e Mediaset sul fallimento di Dahlia tv. Oggetto del contendere è l’acquisizione dei diritti rimasti scoperti (la piattaforma televisiva del digitale aveva nel suo pacchetto l’esclusiva su otto squadre della Serie A, Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Lecce, Parma, Sampdoria e Udinese). Per Mediaset c’è la possibilità di trasmettere tutte le partite del nostro campionato sulle sue reti.
La Lega, che ha riacquisito i diritti, ha deciso di riassegnarli con un’asta cui hanno partecipato Europa 7, ImOve e Mediaset.
Sky ha subito presentato ricorso per bloccare l’asta: Mediaset sottolinea invece di agire nell’interesse dei vecchi abbonati di Dahlia tv che, nonostante abbiano pagato gli abbonamenti, si ritrovano all’improvviso senza partite.
Per il momento l’asta è stata sospesa, a causa del ricordo alla magistratura.

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