COMMENTI/ “Reazionario” il nuovo Statuto del Molise



Il nuovo statuto della Regione Molise rappresenta non solo un atto di spregiudicato rafforzamento dei privilegi della casta dei nostri governanti notabili borghesi, ma anche e soprattutto una grave controriforma reazionaria sia sotto il profilo dell’involuzione autoritaria ed antidemocratica, sia sotto il profilo dell’accentuazione dei caratteri antisociali dell’ordinamento locale.
Un tuffo nel passato conservatore e reazionario “pre-repubblicano” in linea con quanto sta avvenendo in Italia dagli ultimi vent’anni.
L’elezione diretta del Presidente è una deriva autoritaria e plebiscitaria, che renderà ancora più autocratico il sistema di potere regionale: la popolazione e la sua articolazione pluralistica che almeno formalmente potrebbe esprimersi nel consiglio, si dissolve in una deriva presidenzialista in cui l’uomo della provvidenza non risponderà più a nessuno, se non ai comitati d’affari dei poteri forti che lo sostengono e sarà sempre meno sottoponibile ai controlli democratici e popolari. La possibilità di nomina di 8 assessori esterni da parte del presidente-duce, è un corollario antidemocratico della suddetta deriva presidenzialista che ne aggraverà il carattere autocratico, oltre ad essere un ulteriore spreco antisociale di risorse pubbliche pagate dalle tasse dei lavoratori, per foraggiare le prebende della casta.
Questa impostazione è un “preludio logico” alla ulteriore involuzione antidemocratica del sistema elettorale maggioritario regionale, unitamente ai mille ostacoli burocratici per presentare una lista, inventato ad arte da quelle leggi reazionarie elettorali finalizzate ad escludere le forze – già deboli – che esprimono una reale opposizione all’attuale sistema di potere regionale, fondato sull’alternanza borghese tra il polo di destra e quello liberale del PD-IDV ed altri. Anche il limite di 10 mila firme di elettori per proporre un referendum abrogativo è altamente antidemocratico; in proporzione è il triplo di quanto prevede la Costituzione ai fini di proporre un referendum.
L’involuzione antisociale: il “nuovo” statuto accentua i vincoli verso i principi dell’Unione europea, quella dei grandi banchieri e delle oligarchie capitaliste, diretti a colpire le classi lavoratrici; spinge verso l’aziendalizzazione e la privatizzazione della scuola, dei servizi sanitari e sociali; si propone come gestore della cosiddetta “sussidiarietà” e del federalismo antimeridionale, che già si stanno abbattendo contro le masse molisane con privatizzazioni e tagli a servizi essenziali (a partire dalla sanità sul territorio a fronte delle giuste proteste delle popolazioni di Venafro, Agnone, Larino ecc.).
L’involuzione culturale di tipo confessionale, a scapito della laicità istituzionale e della pari dignità tra le diverse religioni, l’assenza di un minimo richiamo all’antifascismo, di reali vincoli di tutela reale patrimonio paesaggistico, culturale e ambientale, tali da impedire che la regione possa liberare le speculazioni finanziarie in materia di concessioni di costruzione di impianti impattanti (vedi eolico selvaggio, inceneritori ecc.), gestione privata dei rifiuti con modalità avvelenatrici dell’ambiente e quant’altro.
Per questo, e considerato che manca ed è mancata in Consiglio regionale una sinistra di alternativa al sistema che contrastasse di fatto tali tendenze reazionarie ed antisociali, chiamiamo tutte le sinistre politiche e sindacali del Molise a contrastare con la mobilitazione il nuovo statuto regionale, anche dentro una battaglia comune per il referendum abrogativo dello statuto stesso.
Per fermare le suddette controriforme ed affermare una direzione opposta: sul fronte democratico, a partire da una battaglia comune per il sistema proporzionale puro, fondato sull’elementare principio democratico “una testa un voto”, contro ogni presidenzialismo e leggi truffa maggioritarie. Per norme sull’editoria che consentano la comunicazione pubblica anche alle tendenze culturali molisane sinora escluse ed annullino l’attuale monopolio privato spartito tra questa e quella cricca economica.
Per norme che garantiscano la natura pubblica e democraticamente controllata della gestione dei servizi essenziali, dall’acqua, all’energia, al ciclo dei rifiuti, alla sanità, alla scuola, al credito, alle attività industriali,commerciali ed agricole, alla filiera per proteggere i lavoratori della terra dalle speculazioni commerciali, per l’apertura di tutti libri contabili della regione con pubblicazione sul sito regionale, al fine di conoscere le analitiche spese ed entrate regionali, di ogni atto di gestione, di ogni ente ed attività economica.
Per norme statutarie che vincolino la Regione al principio di forte progressività delle imposte sui grandi redditi e patrimoni, per ridurre il peso fiscale sui redditi mediobassi dei lavoratori dipendenti ed autonomi, e nel contempo per finanziare, unitamente all’abolizione dei trasferimenti alle lobby private ed alle scuole private, un grande piano occupazionale volto a realizzare le opere ed i servizi in ogni settore di cui la regione ha bisogno (che potrebbe svilupparsi ad esempio, dalla sanità alla scuola pubblica, dall’ambiente da bonificare ai beni culturali, dai servizi sociali alle case popolari).
Per la reale partecipazione democratica delle donne, nelle politiche intese a rimuovere gli ostacoli che questa società borghese, classista e sessista, frappone alla piena uguaglianza tra i sessi, fuori da logiche istituzionali meramente burocratiche ed escludenti.
Siamo coscienti che la conquista di norme progressive nella “democrazia borghese”, cozza con la realtà della disuguaglianza di fatto, che solo un governo dei lavoratori può varare uno statuto in grado di fondare una reale democrazia, organizzare nuove istituzioni che partano e vivano dai luoghi di lavoro, dal territorio, e non dai palazzi delle ristrette cerchie politiche che agiscono al servizio di lobby di banchieri ed industriali.
Cio non di meno, anche il nuovo statuto regionale molisano, è un momento importante per unirci in una battaglia comune, per esprimere le ragioni del mondo del lavoro, degli studenti, del mondo della cultura, delle donne, per creare qualche barriera sociale immediata in difesa dei diritti fondamentali alla salute ed all’istruzione pubblica, dei servizi sociali, del paesaggio, dell’ambiente e del patrimonio storico, contro le cricche e le camorre borghesi che li vogliono cancellare in nome dei loro profitti e delle loro speculazioni.(Tiziano Di Clemente – coordinatore Pcl Molise)

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