AMBIENTE/ Molise terza regione più interessata da frane



AMBIENTE/ Molise terza regione più interessata da frane

ROMA – Il Molise è la terza regione italiana per numero di comuni sul totale interessati da fenomenologie franose: 117 comuni su 136 sono a rischio. L’area potenzialmente interessata da frane si estende per circa 650 chilometri quadrati, pari al 15% dell’intero territorio regionale. A rendere noti i dati è il presidente dell’ordine dei geologi del Molise, Pierfederico De Pari. L’argomento verrà approfondito nel corso del forum nazionale sul dissesto idrogeologico in Italia “Le Frane in Casa”, in programma il 16 giugno a Roma. “I costi diretti ed indiretti della franosità in Molise sono rilevanti – spiega De Pari – In molti casi le frane hanno spazzato via strade, abitazioni, determinato situazioni di isolamento anche perdurante, di interi centri abitati per via della temporanea chiusura delle strade di accesso al paese: emblematico è il caso di Civitacampomarano”. La riparazione dei danni derivanti da frana ed i successivi interventi di stabilizzazione dei versanti sono costati circa 350 milioni di euro negli ultimi trent’anni, ma i costi indiretti “sono sicuramente rilevanti, anche se difficilmente stimabili”.
“Alcuni dei fenomeni franosi molisani – continua De Pari – sono particolarmente interessanti sotto il profilo scientifico, altri per le ripercussioni che possono avere sull’economia dell’intero Paese come la frana di Petacciato, un comune costiero della provincia di Campobasso, che interessa il corridoio adriatico di collegamento nord-sud, coinvolgendo la tratta ferroviaria Bari-Bologna e l’autostrada A14 che in quel tratto corrono parallele”.
Secondo De Pari “paradossali, in alcuni casi, sono i tempi necessari per la riparazione dei danni prodotti dalle frane”.
La frana di località Lama del Gallo distrusse un viadotto della diramazione B della S.S. 647 nell’inverno 1997-98. I lavori di ricostruzione del viadotto sono iniziati solo qualche mese fa. Nel frattempo la variante stradale al viadotto crollato, nel corso di quasi dodici anni, ha prodotto “incidenti mortali ed un perdurante stato di disagio al capoluogo regionale che, attraverso quella strada, è collegato alla costa adriatica e, dunque, al corridoio stradale e ferroviario nord-sud”.

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