Tartufi italiani: è boom



Tartufi italiani: è boom

ROMA – Aumentano del 35 per cento in quantità le esportazioni di tartufi italiani nel mondo dove il pregiato “‘tuber magnatum pico” conquista le tavole di Natale di un numero crescente di buongustai nei diversi continenti. E’ quanto afferma la Coldiretti, sulla base dei dati relativi alle esportazioni di tartufo italiano nel mondo nei primi otto mesi del 2008, proprio mentre dalla Francia giunge l’allarme sul rischio clonazione per il tartufo locale secondo quanto riportato dalla prima pagina del Financial Times.
In Italia, a fronte del boom nelle esportazioni – sottolinea la Coldiretti – si registra un crollo delle importazioni a dimostrazione del fatto che sembra al momento scongiurato il rischio dell’invasione di tartufi dalla Cina da cui partono ogni anno ben 800 tonnellate di tartufi per un valore di oltre 15 milioni di euro.
La raccolta in Italia coinvolge decine di migliaia di professionisti impegnati, insieme all’amico più fedele dell’uomo, a rifornire anche negozi e ristoranti con tartufi che alimentano un business comprensivo di indotto che potrebbe raggiungere nel 2008 un valore stimato in circa mezzo miliardo di euro per una specialità venduta fresca, conservata o trasformata.
Il comparto tartuficolo coinvolge ormai numerose regioni, in particolare Piemonte (dove primeggia Alba), Marche (con i distretti di Acqualagna e Sant’Angelo in Vado), Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria.
Quest’anno il Molise ha primeggiato per il ritrovamento di due tuberi da oltre un chilo, rinvenuti nei comuni di Frosolone e di Spinete.
La ricerca dei tartufi praticata, già dai Sumeri, svolge una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per le comunità locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici come dimostrano le numerose occasioni di festeggiamento organizzate in suo onore.
Il tartufo è un fungo che vive sotto terra ed è costituito in alta percentuale da acqua e da sali minerali assorbiti dal terreno tramite le radici dell’albero con cui vive in simbiosi. Nascendo e sviluppandosi vicino alle radici di alberi come il pino, il leccio, la sughera e la quercia, il tartufo, deve le sue caratteristiche (colorazione, sapore e profumo) proprio dal tipo di albero presso il quale si è sviluppato. La forma, invece dipende dal tipo di terreno: se soffice il tartufo si presenterà più liscio, se compatto, diventerà nodoso e bitorzoluto per la difficoltà di farsi spazio.
I tartufi sono noti per il loro forte potere afrodisiaco e in cucina il tartufo nero viene per lo più utilizzato in cottura o per farcire ma anche a crudo, tagliato a fettine e messo su piatti di pasta fresca. Il bianco, invece va rigorosamente gustato a crudo su noti cibi come la fonduta, i tajarin al burro e i risotti. Per quanto riguarda i vini il tartufo bianco esige grandi vini rossi, il nero, invece ammette anche i bianchi.

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