Il Molise che “cresce”: povertà, criminalità e degrado



Il Molise che “cresce”: povertà, criminalità e degrado

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I dati hanno fonti diverse – regionale, nazionale e comunitaria – ma destino comune: il Molise che “cresce” è soltanto quello delle brutte notizie. Cioè lievitano povertà, criminalità, disoccupazione, emigrazione. E le “ricette” – scarse in verità – messe in campo dall’attuale giunta Toma non sembrano invertire molte di queste amare tendenze.

Il primo dato degli ultimi giorni è offerto dall’Eurostat, l’istituto di statistica comunitario. Sebbene riferito al 2017, pone il nostro Mezzogiorno tra i territori europei a maggiore tasso di povertà. Se il primato negativo è della Calabria (17.200 euro di Pil pro capite), il Molise è quart’ultimo con 19.800 euro, davanti soltanto a Campania (18.200) e Puglia (18.400). Ma il raffronto con l’anno precedente penalizza ulteriormente il Molise cresciuto solo di 200 euro medi di Pil pro capite rispetto ai 500 della Calabria, ai 400 della Campania, ai 300 della Puglia. Addirittura l’Abruzzo, a quota 24.700, è cresciuto di ben 700 euro a persona (ciò riaccende il dibattito sulla riunificazione amministrativa con i cugini abruzzesi, che perlomeno godono di una rete infrastrutturale certamente migliore, ad iniziare dalle strade e autostrade). Il Lazio è a quota 32.700, quasi il doppio del Molise.
Certo, i dati negativi molisani appartengono alle precedenti gestioni, in particolare il periodo di Laura Frattura governatore. Ma molti degli attuali amministratori sono gli stessi degli anni precedenti. Per cui c’è poco da sperare.
Altri numeri poco esaltanti vengono dai settori produttivi, con agricoltura, industria, artigianato e commercio al palo.
Ad esempio, un altro dato negativo, frutto dell’analisi di Uecoop Molise, l’unione europea delle cooperative, riguarda la vendita di automobili: il 2018 è stato un anno nero per la più piccola regione del Mezzogiorno, con un crollo del 7,5 per cento di veicoli venduti, passando dalle 4.131 vetture vendute del 2017 alle sole 3.821 del 2018. Il Molise si piazza in un poco esaltante penultimo posto tra le regioni d’Italia in questa speciale classifica e Campobasso è la terza provincia in assoluto con il calo più rilevante, 10,8 per cento. Condizione molto indicativa dello stato di profonda crisi che avvolge la regione.
E per completare il quadro, ecco la dichiarazione di Franco Roberti, l’ex procuratore nazionale antimafia, diffusa nel corso della giornata organizzata dall’osservatorio antimafia del Molise, dedicata alle infiltrazioni mafiose in regione: “Il Molise è un territorio a rischio, c’è una situazione preoccupante che necessita di essere monitorata”. Altro che isola felice.
Conseguenza di tutto ciò sono i numeri nudi e crudi dell’emigrazione che ha ripreso a dissanguare la regione. Nel 2018, secondo le prime stime, il Molise potrebbe aver perso quasi tremila abitanti, passando da 308 a 305mila residenti. Un esodo ormai irrefrenabile, con paesi dell’entroterra ormai completamente svuotati, abitati soltanto dagli ultimi anziani.
Un quadro davvero poco esaltante per un territorio che viene associato sempre a potenzialità inespresse, ma su cui si rinnova da tempo un immobilismo istituzionale con pochi eguali, una classe politica piena di mediocri, un clientelismo esasperato frutto anche del basso numero di residenti, l’assenza non solo di lungimiranza ma di una proficua programmazione.
A fronte di ciò registriamo tanta rassegnazione e un crescente disinteresse dei cittadini molisani, ad ogni latitudine, per il bene comune della propria terra.
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