La protesta per Battisti, il segreto per le stragi



La mancata estradizione dal Brasile dell’ex terrorista dei PAC Cesare Battisti e le reazioni che l’hanno accompagnata, fra cui il magistrale commento di Barbara Spinelli su Repubblica, mi hanno richiamato alla mente un’esperienza professionale di molti anni fa.
“Sogni di piombo” avevo intitolato un’inchiesta televisiva sugli ex terroristi italiani in esilio a Parigi, trasmessa per la rubrica “Spaziosette” del TG2, nella primavera del 1984. Un lungo servizio che mi obbligò per tre settimane ad una tormentata serie di incontri e faticosi colloqui con alcuni di quei giovani che dopo la fallimentare esperienza nelle BR o in “Prima linea” avevano cercato (e trovato) facile rifugio nella capitale francese. Come ben sanno i colleghi che hanno seguito le medesime vicende in quegli anni, non era facile ottenere interviste di quel tipo, specie se televisive.
C’era, nell’atteggiamento comune ai miei interlocutori, il sentimento palese che la “missione rivoluzionaria” di cui si erano sentiti investiti fino a qualche anno prima non tollerasse critiche fatte in nome di regole che non riconoscevano e di un patto sociale da rispettare. Ammettevano sì errori e perfino qualche eccesso, ma non che il primato dell’azione “politica” (“politique d’abord“?) potesse essere limitato dalla morale comune, men che mai dalla legge. Anche chi era accusato d’omicidi o rapine meritava la loro solidarietà o almeno di non essere confuso coi criminali.
Ebbene, la mia impressione, confermata dagli avvenimenti di oggi, era che su questo punto particolare gli “esiliati” trovassero larga comprensione in quella parte dell’opinione francese, e se ben ricordo non solo francese, che subiva allora il fascino dei “nuovi filosofi”. Afflitti, questi ultimi, come osserva Barbara Spinelli, dal singolare “strabismo” per cui “quando maneggiano il concetto di rivoluzionario o di intellettuale, il loro acume diminuisce”.
Da qui, probabilmente anche il “travisamento abietto” e totale secondo la Spinelli – secondo me soltanto parziale – della famosa dottrina Mitterand, che ha permesso a Cesare Battisti e ad altri come lui di non pagare il conto con la giustizia.Come ha scritto a Repubblica Maria Cristina Tarantelli, sorella di una vittima delle BR, “qui si tratta semplicemente di legalità e di verità storica, in molti casi tragicamente trasformatasi in verità mancata, in un delirio da Prima Repubblica in cui, in passato, abbiamo letto pagine tristi di connivenza tra Stato e terrorismo, in un gioco nel quale era più facile scrivere un articolo per scagionare ‘i compagni che sbagliano’ piuttosto che ricercare, in modo paziente, la verità storica su quei tragici anni”.
Qui tuttavia dovremmo tutti farci una domanda: come conciliare la corale solidarietà con le vittime, che oggi ha portato anche la classe dirigente italiana a protestare davanti all’ambasciata del Brasile, con le incredibili difficoltà e i segreti di Stato opposti a magistrati che hanno pazientemente ma inutilmente cercato la verità sulle stragi? Conclude a ragione Barbara Spinelli: “Gli anni di piombo non sono stati una guerra civile. Sono stati una storia criminale, come gran parte della storia italiana”.

(Ferdinando Cancedda)

Ferdinando Cancedda (www.nandokan.it), per trent’anni inviato Rai, è un amico dell’associazione “Forche Caudine”

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